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Urgono cambiamenti nella politica fiscale e finanziaria

Andres Leuenberger, presidente di Economiesuisse Keystone

Lo afferma la Federazione delle imprese svizzere Economiesuisse (ex Vorort), sostenendo che il momento sarebbe propizio, visto il ritorno agli equilibri di bilancio. Il cambiamento di rotta nella politica fiscale e finanziaria servirebbe per rafforzare la competitività della Svizzera.

Nell’immediato l’associazione padronale, che mercoledì ha tenuto la sua conferenza stampa annuale a Berna, vuole far beneficiare anche l’industria degli sgravi fiscali previsti dal governo. Nell’ambito del pacchetto fiscale attualmente in discussione in parlamento, Economiesuisse chiede dunque una riduzione di un punto percentuale nella tassazione degli utili nel quadro dell’imposta federale diretta. Ciò corrisponderebbe a uno sgravio di 600-700 milioni di franchi sulla base delle cifre degli scorsi anni.

Più generosa del Consiglio federale, la commissione dell’economia e dei tributi del Nazionale ha deciso lo scorso 24 aprile di raccomandare al plenum l’estensione alle imprese degli sgravi fiscali previsti e di ridurre dall’8,5 all’8 percento il tasso d’imposizione degli utili aziendali. Ma questa riduzione è ancora insufficiente, ha dichiarato Andres Leuenberger.

Presidente di Economiesuisse e vicepresidente del consiglio d’amministrazione di Roche, Leuenberger ha sottolineato che le imprese hanno contribuito in modo assai sostanziale al risanamento delle finanze pubbliche. «Soltanto le imprese competitive a livello internazionale e soltanto un’economia florida possono assicurare la durata della crescita», ha argomentato il leader padronale.

Economiesuisse ha pure affrontato i dossier della politica estera e del servizio pubblico. Il vicepresidente Charles Pictet ha rilevato che le paure di fronte alla mondializzazione devono essere «prese in considerazione». A suo avviso, tuttavia, «il ripiegamento su se stessi e un protezionismo rigido» sono la peggiore risposta.

L’associazione padronale ha annunciato il suo «completo appoggio» all’armamento dei soldati svizzeri all’estero a scopo di autodifesa, in votazione il 10 giugno, come pure a una eventuale adesione della Svizzera all’Onu. Riguardo all’Unione europea, Economiesuisse aspetta per contro di valutare le conseguenze degli accordi bilaterali prima di discutere di una eventuale adesione. Fra alcuni anni, una volta assorbiti i paesi dell’Est, l’UE avrà forse sviluppato maggiormente il suo federalismo, ha detto Leuenberger, che non ha mancato di far notare alcune «difficoltà» quali l’aumento dell’IVA e la conservazione della democrazia diretta.

Passando all’argomento servizio pubblico, i rappresentanti di Economiesuisse hanno auspicato che il Consiglio federale ceda la sua partecipazione maggioritaria in Swisscom, per dare all’operatore telecom la possibilità di «agire liberamente sul mercato senza influenze della politica». Perché lo Stato dovrebbe ritirarsi da un’impresa tanto redditizia? «Perché i risultati di Swisscom forse non saranno presto più così buoni», ha risposto Leuenberger.

Quanto al mercato postale, la progressiva liberalizzazione non è incompatibile con un servizio di base su tutto il territorio, ritiene Economiesuisse. Per il vicepresidente Ueli Forster, tuttavia, una rete di uffici postali che copra tutto il paese «non è indispensabile», visti gli sviluppi tecnologici, le nuove abitudini dei clienti e i nuovi modelli di cooperazione.

Sempre secondo Forster, il desiderio di una maggiore liberalizzazione del mercato sbandierato da Economiesuisse non è in contraddizione con le sue riserve verso il progetto di revisione della legge sui cartelli. «Non ci opponiamo, ma auspichiamo che la costituzionalità della revisione sia oggetto di un esame e che le sanzioni dirette siano ulteriormente studiate», ha detto il vicepresidente.

swissinfo e agenzie

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