Vacca pazza: messo a punto un nuovo metodo di identificazione
I consumatori possono tirare un sospiro di sollievo: il laboratorio cantonale vodese ha messo a punto un metodo che consente per la prima volta di identificare nei generi alimentari anche infime quantità di tessuti suscettibili di trasmettere la malattia della vacca pazza. L'annuncio fatto alla stampa giovedì a Losanna.
Il nuovo metodo consiste nell’identificare una proteina specifica del sistema nervoso centrale, la «Neuron Specific Enolase» (NSE). L’identificazione è effettuata grazie a un metodo immunologico molto sensibile, ha spiegato Christian Richard, responsabile del settore biochimica e biologia molecolare del laboratorio vodese.
La NSE presenta due grossi vantaggi: resiste alla cottura e, contrariamente al prione, è identificabile anche in piccolissime quantità, dell’ordine di un grammo per chilo di carne in generi alimentari quali il ripieno per ravioli, salsicce o i vasetti alimentari per neonati. Il test sarà reso 100 volte più sensibile nelle prossime settimane.
Anche se dal 1990 il ricorso a tessuti provenienti da bovini di età superiore a sei mesi è proibito, nessuna analisi era finora in grado di determinare se il divieto fosse effettivamente rispettato, ha rilevato da parte sua il chimico cantonale vodese Bernard Klein. I tessuti in causa sono il cervello, il midollo spinale, gli occhi, la milza, il timo, gli intestini e le tonsille.
Il metodo messo a punto a Losanna è stato pure impiegato dai laboratori cantonali di Zurigo, Berna e Turgovia. I circa 300 campioni analizzati non hanno segnalato la presenza di componenti sospetti. Sono invece state scoperte alcune dichiarazioni fraudolente, ha precisato il vice-direttore dell’Ufficio federale della salute pubblica Urs Klemm. L’analisi dura un giorno intero e costa fra 700 e 800 franchi.
swissinfo e agenzie
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