Serbia, vince Vucic ma le opposizioni lo contestano
(Keystone-ATS) Il presidente Aleksandar Vucic ha rafforzato il suo potere in Serbia con la vittoria del suo Partito del progresso serbo (Sns, conservatore) nelle elezioni parlamentari e locali di ieri, ma deve far fronte a nuove proteste delle opposizioni che denunciano brogli.
Irregolarità che sono state in parte confermate oggi dalla missione di osservatori internazionali. Stando ai risultati quasi finali delle parlamentari diffusi in giornata dalla commissione elettorale, all’Sns è andato il 46,7% dei voti.
Il principale cartello di formazioni dell’opposizione, ‘La Serbia contro la violenza’ (Spn), ha ottenuto il 23,5%, mentre il Partito socialista serbo (Sps) del ministro degli esteri Ivica Dacic, è calato sensibilmente al 6,5%.
Al partito di Vucic 128 seggi su 250
Altri due partiti minori hanno superato lo sbarramento del 3% per accedere al parlamento unicamerale di 250 seggi. L’affluenza è risultata del 59,7%, in lieve aumento rispetto alle ultime parlamentari del 3 aprile 2022. In termini di seggi, all’Sns ne andrebbero 128 con la maggioranza assoluta, all’Spn 65, all’Sps 18.
Le contestazioni dell’opposizione riguardano in particolare le municipali a Belgrado – dove ieri si è votato insieme ad altri 64 Comuni – con l’esito della capitale risultato molto più equilibrato: l’Sns è dato al 38,9% e 48 seggi (sul totale di 110 dell’Assemblea municipale), e l’Spn al 34,6% e 43 seggi.
Le opposizioni denunciano brogli
Un risultato questo duramente contestato dalle opposizioni secondo cui sarebbe stato ottenuto con migliaia di schede illegittime a sostegno dell’Sns utilizzate da persone non residenti e trasportate ad arte a votare nella capitale da Paesi vicini.
Sarebbero oltre 40 mila tali elettori aggiuntivi arrivati in autobus e auto private in larga parte dalla Republika Srpska, l’entità a maggioranza serba della Bosnia-Erzegovina legata a doppio filo alla Serbia, in primis con gli stretti rapporti esistenti fra il leader serbo-bosniaco Milorad Dodik e il presidente Vucic.
Un maggio la strage a scuola
Tali accuse sono state respinte con sdegno dalla premier serba Ana Brnabic, che ha parlato di “insinuazioni” malevoli dirette a suscitare tensioni e provocare caos e disordini. E’ quello che in effetti si teme, con le proteste annunciate dall’Spn già per questa sera a Belgrado.
‘La Serbia contro la violenza’ è stata protagonista di manifestazioni antigovernative andate avanti per mesi a Belgrado e altre città della Serbia dopo le due stragi di inizio maggio, una delle quali ad opera di un 13enne in una scuola delle capitale, col bilancio di una ventina di morti.
L’accusa nei confronti di presidente e governo è quella di portare avanti una politica che promuoverebbe intolleranza e violenza nel Paese, anche attraverso programmi futili e reality trasmessi in grande quantità da emittenti televisive private vicine al governo.