Ostaggio svizzero in Mali sarebbe grave
L'ostaggio svizzero detenuto dal 22 gennaio dall'organizzazione Al Qaida per il Maghreb islamico verserebbe in condizioni critiche. Lo ha riferito un deputato del nord del Mali coinvolto nei negoziati per ottenerne la liberazione.
L’elvetico “non mangia quasi più ed è molto malato. Siamo preoccupati”, ha dichiarato la fonte, che ha chiesto l’anonimato, all’agenzia di stampa francese AFP.
“La situazione è molto inquietante. [I rapitori] avevano fissato l’ultimatum al 26 giugno. Non hanno ucciso l’ostaggio, che è ancora vivo. Ma le sue condizioni sono molto critiche”, ha confermato un altro negoziatore.
Un’altra fonte vicina ai negoziatori ha precisato all’agenzia svizzera ATS che i contatti con i sequestratori proseguono.
Il presidente del Mali Amadou Toumani Touré aveva affermato all’inizio di giugno che avrebbe cercato di fare tutto il possibile per ottenere la liberazione. Aveva però precisato che non sarebbe stato versato alcun riscatto.
Micheline Calmy-Rey aveva incontrato il presidente Touré il 17 aprile a Bamako. La minista svizzera degli affari esteri lo aveva ringraziato per il suo impegno personale e del suo governo per la liberazione degli ostaggi.
Il cittadino svizzero era stato catturato in Niger, il 22 gennaio, insieme a sua moglie, a una tedesca e a un britannico. Le due donne erano state liberate il 22 aprile nel nord del Mali. Il cittadino britannico è stato invece ucciso dai rapitori all’inizio di giugno.
swissinfo.ch e agenzie
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