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Impressioni sul padiglione svizzero

Tutto gratis? Oppure la merce ha ancora un prezzo? Chi si porta via troppa roba, non ne lascia abbastanza per i prossimi visitatori. swissinfo.ch

Il padiglione svizzero all’esposizione universale di Milano invita alla riflessione senza dare spettacolo. Ma riuscirà a convincere il pubblico? Due settimane dopo l’apertura di Expo 2015, swissinfo.ch ha parlato con i visitatori del padiglione «Confooderatio Helvetica».

«Incarna il principio dell’ExpoCollegamento esterno», dice entusiasta Marco Gallocchio di Padova, mentre esce dall’ascensore del padiglione svizzero insieme ad alcuni amici con un bicchiere d’acqua in mano. «Qui possiamo veramente sperimentare il consumo responsabile», dice lo studente liceale.

Giornata svizzera 

Il 70% delle persone più povere vive in Stati ricchi di materie prime. Finché non riusciremo a risolvere questa contraddizione non riusciremo a nutrire tutto il pianeta”, ha dichiarato lunedì all’Expo Simonetta Sommaruga, partecipando ai festeggiamenti della Giornata ufficiale della Svizzera all’esposizione universale. 

La presidente della Confederazione ha ricordato che, nonostante i progressi compiuti dagli anni ’90, ancora oggi vi sono 800 milioni di persone nel mondo che soffrono la fame. 

Anche la Svizzera, che figura tra le principali piazze del commercio di materie prime, ha una sua “responsabilità particolare” nella lotta contro la fame, ha inoltre sottolineato Simonetta Sommaruga, secondo la quale l’Expo di Milano, solleva questioni complesse di “massima importanza” e merita quindi “visibilità” e “successo”. 

Oltre alla presidente della Confederazione, alla Giornata della Svizzera all’esposizione hanno partecipato i presidenti dei due rami del parlamento svizzero e diversi ministri cantonali, tra cui il ticinese Manuele Bertoli. 

Anche Sarah, che arriva da Fehraltorf, nel canton Zurigo, trova bella l’idea: «C’è finché c’è». Si tratta di «non servirsi a piene mani, ma di pensare al prossimo». Barbara di Rapperswil, canton San Gallo, è invece un po’ delusa dall’architettura. «Ma l’idea delle cose che si possono prendere e che prima o poi finiscono, la trovo geniale».

«È un’idea molto originale della sostenibilità. E quindi delle risorse che mancano giorno per giorno. Un tema centrale per i tempi che stiamo vivendo», osserva il milanese Roberto Penna. «Fa vedere che tutto primo o poi finisce», dice dal canto suo Atanas, un signore anziano di Berlino, che però si lamenta del personale, a suo avviso un po’ disorganizzato.

Forse dipende dal fatto che le procedure devono ancora essere rodate e fin dai primi giorni dell’Expo l’affluenza è stata notevole. Come nelle edizioni precedenti dell’esposizione universale, code piuttosto lunghe attendono di entrare nel padiglione elvetico. Anche se questa volta la Svizzera ha rinunciato a puntare sulle montagne, sulle funivie e sulle sue capacità di innovazione tecnologica.

Inizio positivo

«Buona parte delle reazioni sono positive. Nelle esposizioni universali c’è sempre una sorta di hit parade dei padiglioni più attraenti. E noi ci siamo, perché abbiamo un padiglione che contribuisce al tema dell’Expo, alimentazione e sostenibilità», afferma Andrea Arcidiacono, portavoce del padiglione svizzero, che ci accompagna nella visita dei “silos”.

«Ce n’è per tutti?». La domanda si legge a caratteri cubitali sulle torri del padiglione, alte 15 metri. A ridosso delle pareti interne delle quattro torri sono accatastate cassette piene di generi alimentari, il cui livello può essere osservato dall’esterno e sul sito del padiglioneCollegamento esterno.

Un ascensore porta al quarto piano della prima torre, dove ci sono porzioni di caffè in piccoli sacchi che possono essere portate via dai visitatori (dagli anni ‘30 del Novecento la Svizzera ha un ruolo di primo piano nel commercio del caffè). Nella seconda torre si trovano rondelle di mele secche, fornite da piccoli produttori della Svizzera orientale, nella terza piccoli pacchetti di cartone pieni di sale estratto nelle Alpi svizzere e nell’ultima si può bere un bicchiere di acqua potabile locale.

Il principio è semplice: il pavimento delle quattro torri è una piattaforma che si abbassa man mano che gli alimenti sono consumati. In questo modo il consumo può essere vissuto in modo tangibile. Già ora si può vedere che mele e acqua sono preferite a sale e caffè. «Finché tutte e quattro le torri non saranno svuotate su un piano, non abbasseremo il pavimento», chiarisce però Andrea Arcidiacono. «Ciò significa che in due o tre settimane i visitatori non troveranno più rondelle di mele, ma forse solo caffè e sale»

Altri sviluppi

«Esperimento sociale»

Il padiglione svizzero è «un padiglione dinamico, una sorta di esperimento sociale condotto qui a Milano». Ma se, come si prevede, tre milioni di visitatori andranno a vederlo e si serviranno degli alimenti esposti, questi non basteranno per tutti. I sacchetti di caffè sono 2,5 milioni, i pacchetti di sale 2 milioni. Le porzioni di mele e i bicchieri d’acqua sono anche meno.

Expo Milano 2015

All’esposizione universale di Milano, in programma dal 1° maggio al 31 ottobre 2015, sono attesi oltre 20 milioni di persone, di cui 2 milioni provenienti dalla Svizzera. Circa 10 milioni di biglietti d’entrata sono già stati venduti.

Il tema di Expo 2015, “Nutrire il pianeta – Energia per la vita”, mira ad affrontare i problemi della nutrizione per l’uomo: ancora oggi oltre 800 milioni di persone soffrono la fame nel mondo e ancora di più patiscono le conseguenze di un’alimentazione eccessiva o malsana.

I paesi partecipanti sono chiamati a presentare le loro competenze nei settori dell’agricoltura, della produzione agroalimentare, della ricerca scientifica e a proporre modelli di sviluppo sostenibile per assicurare a tutta l’umanità una nutrizione sana e sufficiente.

Ai visitatori del padiglione svizzero sono offerti 2,5 milioni di pacchetti di caffè istantaneo, 2 milioni di dosi di sale, 420’000 sacchi di mele e 350’000 bicchieri.

Ma la possibilità che le porzioni non bastino fa parte del concetto, spiega Arcidiacono. «Se non ci sarà più niente, le torri rimarranno vuote. E comunicheremo anche questo vuoto. È anch’esso un messaggio: i primi visitatori hanno portato via così tanto che gli alimenti non sono bastati per tutti. È un’immagine della società odierna, dove alcuni hanno troppo e molti altri troppo poco».

Ma funziona l’idea che i visitatori si servano con moderazione? Arcidiacono racconta un aneddoto: «C’è stato il caso di un visitatore che ha portato via un’intera scatola di rondelle di mela. È sceso con l’ascensore, dove altre persone lo hanno visto e gli hanno chiesto cosa stesse facendo. Questo lo ha messo in imbarazzo e l’uomo ha riportato indietro la scatola».

Anche noi ora scendiamo con l’ascensore per uscire dal padiglione, con rondelle di mela e un bicchier d’acqua. «Mi sono portata solo il bicchiere», dice Federica di Lecco. «Il padiglione si basa sul principio che non si sia solo egoisti, ma che ci si preoccupi anche delle persone che ci stanno intorno», dice la 18enne.

Anche Wakaba Nagakura e sua madre, provenienti da Yokohama (Giappone), si sono servite con moderazione. «È importante non essere egoisti e non prendere solo qualcosa per sé, ma anche condividere con gli altri», dicono. Luca Larossa di Stoccarda si è volutamente trattenuto: «Ho preso solo un po’ d’acqua. Le altre cose, che per me non sono importanti, non le ho prese».

Parte della storia

Una signora di Locarno e un uomo di Monte Carasso (Ticino) hanno bevuto solo un bicchier d’acqua e hanno preso una porzione di caffè. Il fatto che il caffè sia stato messo a disposizione da Nestlé e che la multinazionale presenti una propria esposizione in un padiglione laterale qui non sembra dare fastidio a nessuno, nonostante le critiche apparse nella stampa.

«Nestlé è parte della storia svizzera», sottolinea Arcidiacono. Il padiglione svizzero si basa su un partenariato pubblico-privato. «Il parlamento ci ha costretti ha trovare fondi esterni. E le grandi multinazionali hanno riconosciuto che esiste una responsabilità sociale delle aziende».

«Non eravamo consapevoli del fatto che la Svizzera commerciasse così tanto caffè e così tante mele», si stupisce la tedesca Wiebke, incontrata mentre esce dall’ascensore con un gruppo di conoscenti.

Ai visitatori del padiglione svizzero sono offerti 2,5 milioni di pacchetti di caffè istantaneo, 2 milioni di dosi di sale, 420’000 sacchi di mele e 350’000 bicchieri. Michele Novaga

Anche se, a differenza degli altri padiglioni, in quello svizzero non ci sono spettacoli, la proposta elvetica sembra accolta con favore dal pubblico, nonostante l’approccio metodologico. «È snello, senza grandi spettacoli. Molto purista», osserva il ventenne Sandro dell’Oberland zurighese. «La Svizzera non fa pubblicità, ma si concentra sul tema. Sarà interessante vedere quale torre si svuoterà per prima».

«Molti hanno puntato sulle tecnologie, sui video, sul far vedere», osserva lo studente Giulio Montecchio di Padova. E un insegnante di Brescia aggiunge: «Altri puntano piuttosto sul turismo».

Naturalmente il tema cibo viene affrontato anche in modo più concreto nel padiglione svizzero, con un ristorante e un chiosco, con atelier sul cioccolato e la raclette e varie azioni e manifestazioni sul tema della solidarietà e dell’uso parsimonioso delle risorse, come fa notare Arcidiacono.

Ma che ne sarà dello slogan della sostenibilità alla fine dell’Expo? Il portavoce ha una risposta anche a questa domanda: «È previsto che le torri vengano riutilizzate in Svizzera come serre urbane. Alcune città e fondazioni si sono già interessate». Il 75% del materiale utilizzato è riciclabile.

Quasi pronta

Ancora non funziona tutto e non tutto è pronto; alcuni ristoranti sono ancora privi di mobili. Anche alcuni ambiti tematici, chiamati «cluster», a cui partecipano piccoli paesi, non sono terminati. Ma quasi tutti i grandi padiglioni nazionali hanno aperto i battenti.

Rispetto alle due esposizioni universali precedenti (2005 a Aichi, Giappone, e 2010 a Shanghai, Cina) l’Expo di Milano, con la sua forma a croce mutuata dal castrum romano, ha una struttura molto più chiara.

Lungo il chilometro e mezzo della via centrale coperta (decumano) si trovano i padiglioni di circa 60 paesi, mentre sulla perpendicolare (cardo) le regioni italiane presentano le loro idee sul tema dell’Expo.


Traduzione dal tedesco di Andrea Tognina

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