Navigation

Le falle della nuova procedura di asilo in Svizzera

© Keystone / Christian Beutler

Procedure troppo rapide, scadenze insostenibili, problemi di salute ignorati: le critiche sono accese e regolari da quando il nuovo sistema svizzero di asilo è entrato in vigore nel marzo 2019. La Segreteria di Stato della migrazione ha apportato dei correttivi, ma ritiene che nel complesso il processo funzioni.

Questo contenuto è stato pubblicato il 26 novembre 2020 - 11:06

Dall’entrata in vigore nel marzo 2019 del nuovo sistema svizzero di asilo le critiche non si placano. L’obiettivo perseguito dal progetto, accettato alle urne con una percentuale del 66 per cento nel 2016, era quello di velocizzare il trattamento delle domande per accelerare il processo di integrazione o allontanamento dal Paese. Una rapidità che tuttavia viene raggiunta a scapito della qualità, come affermano le associazioni attive nel settore dell’asilo e numerosi giuristi*.  

Queste critiche sono corroborate dalle cifreLink esterno del Tribunale amministrativo federale (TAF) che tratta i ricorsi contro le decisioni relative all’asilo: dall’applicazione del nuovo sistema il numero dei dossier ritrasmessi alla Segreteria di Stato della migrazione (SEM) per un riesame è passato dal 6,5 al 13 per cento. Nella stragrande maggioranza dei casi, precisa un comunicatoLink esterno diramato dal TAF, i giudici hanno concluso che «la SEM non aveva esaminato con la necessaria perizia la fattispecie del motivo d’asilo» o individuato «lacune nell’esame dei problemi di salute». 

Ripercorriamo ad esempio la demanda di un siriano depositata il 6 settembre 2019. L’uomo ha raccontato di essere stato rapito, detenuto e torturato da gruppi armati. La SEM lo ha interrogato la prima volta il 9 ottobre e ha rifiutato la domanda il 21 ottobre, ritenendo che il suo racconto non fosse verosimile. In merito al ricorso interposto, il TAF ha dato ragioneLink esterno al richiedente e rinviato il dossier alla SEM, giudicando che l’indagine dei motivi d’asilo fosse «inappropriata» e che non si fosse fatta luce sugli elementi fondamentali.

>> La Svizzera non è il solo paese a voler accelerare le sue procedure:

Pochi chiarimenti

Un altro esempio è quello di un cittadino della Guinea che ha depositato la sua domanda d’asilo il 4 marzo 2019, adducendo di essere stato arrestato, detenuto e torturato dalla polizia del suo Paese. L’uomo è stato interrogato quattro volte e ha ribadito di soffrire di forti dolori alla schiena e di problemi psichici. La SEM ha respinto la sua domanda il 12 aprile e pronunciato l’allontanamento verso la Guinea. Il richiedente ha interposto ricorso e il TAF ha deciso di rinviareLink esterno il dossier per un riesame. I giudici hanno considerato che i fatti pertinenti non sono stati appurati «in modo soddisfacente» e che la SEM non ha tenuto conto di tutte le circostanze né dei mezzi di prova determinanti per prendere una decisione. D’ora in poi il TAF esige che nel rapporto medico vengano inclusi «un quadro clinico dettagliato e una diagnosi completa». 

«È la prova che il sistema funziona», sottolinea Emmanuelle Jaquet von Sury, portavoce della SEM, ricordando che la revisione della legge sull’asilo mira a velocizzare e rendere eque le procedure con l’attribuzione ad ogni richiedente di un rappresentante legale che lo accompagni durante tutte le tappe. «Un numero maggiore di decisioni cassate dal TAF dimostra che i giuristi interpongono ricorso quando sussiste un motivo reale per agire in giudizio, prosegue Emmanuelle Jaquet von Sury. La SEM vigila affinché ogni decisione presa poggi sull’esame approfondito dei fatti e si basi su tutti gli elementi disponibili.» 

«Errore di classificazione» 

L’Associazione dei giuristi indipendenti per il diritto d’asilo deplora inoltre l’elevata percentuale di dossier trattati con procedura accelerata, visto che i casi più complessi dovrebbero essere oggetto di una procedura ampliata. Al momento dell’attuazione del nuovo sistema la SEMLink esterno riteneva che il 28 per cento circa delle domande sarebbe stato trattato nell’ambito di una procedura ampliata. A fine 2019 la quota raggiungeva appena il 19 per cento. 

Una sentLink esternoenza del TAF critica d’altra parte la SEM per un «errore di classificazione»: una domanda era stata esaminata con procedura accelerata sebbene il rappresentante legale del richiedente avesse insistito sulla complessità del caso e sull’impossibilità di contestare la decisione nei termini previsti. Il TAF ha ritrasmesso il dossier alla SEM esigendo che sia trattato con la procedura ampliata e sottolineando che l’obiettivo di velocizzare la procedura d’asilo è conforme allo stato di diritto soltanto se «l’autorità inferiore procede con la necessaria diligenza alla classificazione dei casi come previsto dalla legge.» 

Emmanuelle Jaquet von Sury chiarisce che l’assegnazione di un individuo a un tipo di procedura piuttosto che a un altro dipende sostanzialmente dalla sua origine e dalla complessità del suo caso. Dopo gli interrogativi sollevati dal TAF, la portavoce assicura che la SEM «ha apportato i dovuti correttivi precisando i criteri di classificazione per la procedura ampliata». 

Stando alle cifre fornite dalla SEM nel 2020 il 26 per cento dei dossier è stato trattato con procedura ampliata. Secondo l’Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati (OSAR) la situazione rimane precaria visto che numerose domande complesse sono tuttora trattate con procedura celere. L’OSAR ha appena pubblicato una serie di criteriLink esterno da considerare al momento della classificazione.

Contenuto esterno

Una collaborazione ostica 

Le associazioni denunciano altresì il regime di sicurezza che prevale nei centri federali di asilo. «Chi vi soggiorna ha ben poca autonomia per organizzarsi la giornata. Le violazioni della privacy in nome della sicurezza sono significative», afferma Amnesty International, avanzando ad esempio le perquisizioni regolari delle camere e delle persone all’entrata dei caseggiati.

Le ONG hanno rilevato che a volte in alcuni centri l’accesso alle cure mediche è complicato, mancano interpreti e la cooperazione tra i vari attori partecipanti alla procedura d’asilo - rappresentanti della SEM, giuristi e medici - risulta laboriosa. Un punto debole riconosciuto da Emmanuelle Jaquet von Sury, secondo cui questa collaborazione intricata ma necessaria fra «varie istanze con ruoli differenti» spiega le difficoltà nello stabilire con correttezza lo stato di salute dei richiedenti.

«Correttivi necessari» 

Un gruppo di lavoro si sta occupando dei problemi emersi dopo l’introduzione della nuova procedura d’asilo. «I primi correttivi sono già stati apportati e i ruoli definiti con maggior precisione, nell’intento di migliorare ulteriormente la collaborazione tra le varie parti», prosegue Emmanuelle Jaquet von Sury. La portavoce afferma che sia stato necessario del tempo per implementare tutti i processi. «È normale che in una riforma di tale portata siano necessari degli aggiustamenti, ma il sistema funziona.» 

Un ottimismo non condiviso dall’Associazione dei giuristi indipendenti, secondo cui «la procedura d’asilo accelerata viene condotta a ritmi forsennati». Assieme alle altre associazioni chiede di dilazionare i tempi di ogni fase, flessibilizzare le scadenze e allungare i termini per l’inoltro dei ricorsi. «Il tempo investito nelle prime fasi si rivelerà provvidenziale verso la fine, garantendo delle decisioni di qualità ed evitando lunghe procedure di ricorso», conclude l’OSAR.  


* Per la precisione: Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati (OSARLink esterno), Amnesty InternationalLink esternoVivre ensembleLink esternoAssociazioneLink esterno dei giuristi indipendenti in materia di diritto d’asilo, Centro sociale protestante (CSPLink esterno), Osservatorio romando sul diritto d’asilo e degli stranieri, CaritasLink esterno, Giuristi democratici svizzeri (GDSLink esterno), AsylexLink esterno, Solidaritätsnetz BernLink esternoaFreiplatzaktionLink esterno Zurigo e Basilea 


Condividi questo articolo