Primo maggio in tempo di crisi
Crisi economica e finanziaria, aumento della disoccupazione, polemiche sui bonus e sulle casse pensioni: la festa del lavoro si celebra quest'anno in un clima cupo. I sindacati si aspettano una mobilitazione più ampia rispetto agli scorsi anni.
Ancora un anno fa il primo maggio appariva un appuntamento ormai poco più che rituale, un palcoscenico per gruppi e gruppuscoli politici in cerca di visibilità, confrontato ogni anno con le polemiche suscitate dai ripetuti scontri tra manifestanti e polizia in margine alla manifestazione ufficiale a Zurigo.
La crisi economica ha però riportato in primo piano nel dibattito politico temi cari ai sindacati e al movimento operaio in generale: la critica del capitalismo senza freni, la questione della giustizia distributiva, la priorità del lavoro produttivo sul capitale speculativo.
Voglia di partecipare
Per ora, la sinistra in Svizzera non sembra aver approfittato del nuovo clima creato dalla crisi economica, almeno non in termini elettorali. Nei sindacati però, l’impressione è che fra i lavoratori si senta una maggiore necessità di organizzarsi.
«Le adesioni al sindacato sono in aumento, soprattutto nell’industria, ma anche nel settore terziario», assicura Vania Alleva, della direzione di Unia, il più grande sindacato svizzero. «C’è un maggiore desiderio di partecipazione tra le lavoratrici e i lavoratori. Nelle assemblee si sente la voglia di discutere, di far sentire la propria voce».
Questa voglia di partecipare si è espressa anche nella raccolta di firme per il referendum contro la decisione del parlamento di ridurre il tasso di conversione per il secondo pilastro del sistema pensionistico svizzero, nota Alleva.
«È stata un’esperienza bellissima», dice la funzionaria sindacale. «La gente si è mobilitata in maniera sorprendente e in pochissimo tempo abbiamo raccolto 200’000 firme». In Svizzera per un referendum abrogativo bastano 50’000 firme.
Segnale forte
Ovviamente, il primo maggio del 2009 non segnerà l’inizio di una nuova primavera per il movimento operaio svizzero. La festa avrà però senza dubbio un valore simbolico diverso rispetto agli anni scorsi.
«Questo primo maggio è speciale perché c’è la volontà di inviare un segnale forte al mondo politico e ai datori di lavoro», afferma Vania Alleva. «Il messaggio che vogliamo far passare è che non devono essere le lavoratrici e i lavoratori a pagare i costi della crisi».
La responsabile del settore terziario nella direzione di Unia cita l’esempio dei dipendenti nel settore della vendita. «I profitti record degli scorsi anni di grandi catene come Migros e Coop sono stati possibili grazie all’impegno delle lavoratrici e dei lavoratori. È il lavoro che crea ricchezza. Le misure anti-crisi non possono pesare sulle spalle di quanti hanno contribuito alla crescita degli ultimi anni».
Lavoro e potere d’acquisto
Per i sindacati, i problemi posti dalla crisi economica saranno al centro delle manifestazioni del primo maggio. «Il tema della crisi è molto sentito dai lavoratori. Per questo ci aspettiamo una mobilitazione più ampia rispetto agli scorsi anni», dice Vania Alleva.
«Le priorità per noi sono la garanzia del posto di lavoro e il rafforzamento del potere d’acquisto». Concretamente, i sindacati chiedono al padronato e alla Confederazione maggiori investimenti nelle infrastrutture e nelle tecnologie innovative. E criticano il pacchetto di misure adottato finora dalla Confederazione, che ritengono «assolutamente insufficiente».
Le organizzazioni dei lavoratori puntano inoltre a un uso più ampio dello strumento del lavoro a orario ridotto, per evitare i licenziamenti, e invitano a sfruttare il momento di crisi per avviare una campagna di formazione continua, sia per chi lavora a orario ridotto, sia per i disoccupati.
Sul piano del potere d’acquisto, le rivendicazioni si orientano a contrastare i piani di riduzione dell’indennità di disoccupazione (di cui i sindacati chiedono anzi un incremento) e ad aumentare gli assegni famigliari e le sovvenzioni per le casse malati. «Senza dimenticare il tema della parità salariale tra uomo e donna», aggiunge Vania Alleva.
Conflitto o dialogo?
«Durante i comizi del primo maggio si parlerà certamente anche di lotta allo smantellamento dello stato sociale, di approfittatori, della necessità di giungere a una maggiore giustizia distributiva, sia all’interno dei singoli paesi, sia tra paesi ricchi e paesi poveri», aggiunge la sindacalista.
Gli slogan che risuoneranno durante i cortei del primo maggio non significano però necessariamente che i sindacati si preparino a un atteggiamento più conflittuale. «Il clima nel mondo del lavoro nei prossimi anni non dipenderà tanto da noi, quanto piuttosto dai datori di lavoro», precisa Vania Alleva.
«Se c’è la disponibilità a adottare misure che permettano una distribuzione più equa della ricchezza, noi preferiamo indubbiamente il dialogo. Non vogliamo il conflitto ad ogni costo. Ma se i datori di lavoro continueranno a fare una lotta di classe dall’alto, come è stato il caso molte volte negli scorsi anni, allora il conflitto sarà inevitabile. La gente non ne può più».
swissinfo, Andrea Tognina
Nel 1889 la Seconda internazionale socialista ha proclamato il 1° maggio giornata delle rivendicazioni dei lavoratori. A questo appello hanno aderito l’anno seguente milioni di lavoratori in diversi paesi europei, tra cui la Svizzera. La data è stata scelta per ricordare gli operai vittime degli incidenti di Chicago nel 1886.
La Svizzera figura tra i pochi paesi a livello mondiale, nei quali la Festa del lavoro si è svolta ininterrottamente dal 1890. Il numero più alto di partecipanti alle manifestazioni del 1° maggio si è registrato in Svizzera nel 1919: solo a Zurigo circa 50’000 persone hanno preso parte al corteo.
Oggi alla Festa dei lavoratori partecipano generalmente da 10’000 a 20’000 persone in tutta la Svizzera. Negli ultimi anni, le manifestazioni tenute a Zurigo sono state accompagnate da episodi di violenza provocati da gruppi di giovani autonomi. La Festa del lavoro viene riconosciuta come giorno festivo soltanto da una decina dei 26 cantoni svizzeri.
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