Le munizioni resteranno nei laghi
Le migliaia di tonnellate di munizioni che giacciono sul fondo dei laghi svizzeri non saranno ripescate. Il loro recupero potrebbe causare più danni all'ecosistema che la loro presenza.
Questa è la conclusione presentata oggi a Brienz dal Dipartimento federale della difesa (DDPS) che nel 2004 aveva chiesto una valutazione dei rischi di tali residui militari.
Il 95% di tutte le munizioni depositate nel secolo scorso giacciono nei laghi di Thun (4’600 tonnellate) e di Brienz (280 t) così come nel lago dei Quattro cantoni (2’800 t in territorio urano, 530 t in territorio svittese). L’indagine si è dunque concentrata su questi siti.
Gli esperti hanno catalogato il tipo e la quantità dei materiali depositati. Sono state scovate otto sostanze che presentano un pericolo potenzialmente rilevante per l’ambiente (tra queste TNT, mercurio e piombo) e altre meno pericolose (acciaio, bronzo, polvere nera).
In un secondo tempo sono stati presi in considerazione la morfologia del fondo del lago, le correnti acquifere e i movimenti dei sedimenti. Obiettivo: stabilire le probabilità di un rilascio delle sostanze tossiche.
Secondo il DDPS, anche in caso di fuoriuscita di sostanze nocive dalle munizioni, le concentrazioni rimarrebbero entro i limiti autorizzati. Recuperare le munizioni, per contro, significherebbe sollevare grandi quantità di sedimenti, perturbare l’ossigenazione dei laghi e quindi l’ecosistema. Senza contare il rischio di esplosioni durante le operazioni di recupero.
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