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Democrazia diretta in Svizzera

Appello a boicottare i prodotti israeliani

Il pacifista israeliano Shraga Elam (sinistra) e il rappresentante palestinese Mohammed Fayssal si interrogano sul futuro in Medio oriente Keystone

Organizzazioni pro-palestinesi e gruppi di sinistra vogliono mettere il governo israeliano sotto pressione, rilanciando l'idea del boicottaggio.

I promotori chiedono inoltre alla Confederazione la cessazione del commercio di armi tra la Svizzera e Israele.

“Israele boicotta i diritti umani, boicottiamo quindi Israele” ha proposto Urs Diethelm del Comitato-Palestina di Basilea, nel corso di una conferenza stampa tenuta martedì a Berna dal Coordinamento nazionale di solidarietà con il popolo palestinese che raggruppa una decina di organizzazioni pro-palestinesi e di movimenti politici di sinistra.

I simpatizzanti della causa palestinese accusano lo Stato ebraico di violare i diritti umani nei Territori palestinesi e di attuare una politica di segregazione razziale nei confronti della popolazione araba residente in Israele (20%).

“Presso i governi occidentali, le autorità israeliane hanno in pratica carta bianca per violare impunemente i diritti dell’uomo” ha dichiarato Urs Diethelm.

L’ultimo esempio, a suo avviso, è la mancanza di reazioni e di critiche da parte dei dirigenti occidentali nei confronti del muro che “lo Stato ebraico sta costruendo per isolare i Territori palestinesi, sul modello del muro di Berlino”.

“Anche il governo svizzero si limita a fornire aiuti umanitari ai palestinesi, senza opporsi alle violazioni dei diritti umani. Prosegue addirittura le esportazioni di materiale bellico, che viene utilizzato dalle forze armate israeliane anche contro i palestinesi”.

Immobilismo dell’ONU

I promotori dell’appello propongono quindi di boicottare tutti i prodotti israeliani e rivendicano la fine del commercio di armi con Israele. Alle agenzie di viaggio chiedono di rinunciare a qualsiasi offerta verso Israele e alle università di sospendere la cooperazione con gli istituti superiori israeliani.

Queste misure dovrebbero venir adottate fino a quando Israele non rispetterà il diritto internazionale e, in particolare, le risoluzioni dell’ONU che chiedono la fine della presenza israeliana nei Territori e la creazione di uno Stato palestinese.

Secondo Daniel Vischer, presidente dell’Associazione Svizzera-Palestina, il boicottaggio è necessario visto l’immobilismo delle Nazioni unite. “L’ONU interviene ovunque nel mondo, come mai non interviene in Israele?” ha chiesto il parlamentare del Partito ecologista.

I simpatizzanti della causa palestinese prevedono di essere accusati di antisemitismo. “Ogni attacco contro la politica del governo israeliano viene associato all’atteggiamento dei nazisti contro gli ebrei” ha dichiarato Shraga Elam, pacifista israeliano che vive da diversi anni in Svizzera.

“Ma anche gli ebrei non nascono geneticamente vittime e possono commettere a loro volta delle violazioni dei diritti umani”, aggiunge il rappresentante del Nahostforum di Zurigo.

Un’idea che risale agli anni ‘70

L’idea di un boicottaggio non è assolutamente nuova. Già una trentina di anni fa erano stati lanciati appelli simili nei confronti di alcuni prodotti israeliani, a cominciare dagli agrumi.

Ma praticamente senza successo, dal momento che questi prodotti sono venduti ancora oggi in tutti i commerci svizzeri.

“Da diversi anni si nota una simpatia e un sostegno sempre più grandi nei confronti del popolo palestinese” ha rilevato Mohammed Fayssal, rappresentante dell’Associazione dei palestinesi in Svizzera, fiducioso di ottenere questa volta un maggiore seguito popolare.

“Invitiamo la popolazione a riflettere sul fatto che comperando prodotti israeliani si sostiene indirettamente la politica del governo ebraico” ha aggiunto Bruno Vitale, del collettivo Urgence Palestine-Genève. “Molta gente non si rende conto che tantissimi atti quotidiani sono anche degli atti politici”.

L’appello non sarà quasi sicuramente preso in considerazione dai commercianti svizzeri. “Da parte nostra potremmo seguire una richiesta di boicottaggio, solo se emanasse dal governo svizzero” sottolinea Monika Weibel, portavoce della Migros, contattata da swissinfo.

Condanna da parte israeliana

“È un appello inaccettabile e illegittimo, come ogni appello di boicottaggio contro qualsiasi Stato” afferma Daniel Halevy-Goetschel, portavoce dell’ambasciata israeliana a Berna.

“È ancora più inaccettabile visto che giunge proprio in un momento in cui è in corso un fragile tentativo di rilanciare il processo di pace tra israeliani e palestinesi. Un momento che dovrebbe essere piuttosto contrassegnato da uno spirito di dialogo e comprensione”.

Il portavoce israeliano respinge inoltre ogni accusa sulla violazione dei diritti umani e del diritto internazionale da parte dello Stato ebraico. Accuse che non avrebbero comunque nessun senso in “una situazione di emergenza e di guerra”.

swissinfo, Armando Mombelli

Una decina di organizzazioni pro-palestinesi invitano la popolazione a boicottare i prodotti israeliani.

I promotori dell’appello chiedono inoltre al governo di porre fine alle esportazioni di armi verso Israele, accusando il governo ebraico di non rispettare i diritti umani e il diritto internazionale.

Appelli simili, lanciati già dagli anni ’70 non hanno avuto un grande riscontro.

Per l’ambasciata israeliana in Svizzera l’appello è inaccettabile, tanto più che giunge in un momento in cui è stato avviato un nuovo tentativo di rilanciare il processo di pace in Medio oriente.

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