Futuro socio-economico della Svizzera nell’ottica delle Chiese
Il punto sull'attuale situazione sociale, economica e politica nazionale e le basi etiche per un avvenire comune all'insegna della giustizia, del rispetto della dignità umana e della sicurezza sociale. E' quanto propone il "Messaggio delle Chiese per il futuro sociale ed economico della Svizzera" presentato martedì mattina a Berna.
L’idea di una “Consultazione ecumenica per il futuro sociale ed economico della Svizzera” è nata già nel 1996, ma si è concretizzata a partire dal 18 gennaio 1998, quando è stato pubblicato il documento di base per la discussione, “Quale futuro vogliamo costruire?”. I promotori della “Consultazione ecumenica”, la Federazione delle Chiese evangeliche (FCES) e la Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), suggerivano allora undici domande che stimolassero il dibattito nel Paese, a tutti i livelli e senza distinzione di professione o appartenenza religiosa.
La questione di fondo da essi posta riguardava le conseguenze sulla società elvetica dei cambiamenti repentini, legati ai processi complessi della globalizzazione degli scambi economici e della mondializzazione dei mercati finanziari. Ispirata a iniziative simili, realizzate negli ultimi anni in altri paesi europei (in particolare, in Austria e Germania), la “Consultazione ecumenica” delle Chiese svizzere ha voluto essere un invito al dialogo su argomenti che, di solito, sono giudicati estranei ai loro ambiti di competenza, per l’appunto: il mercato del lavoro, l’economia in genere, la politica sociale, la coesione nazionale o l’immigrazione.
Le reazioni non si sono fatte certo attendere. Il testo di base, “Quale futuro vogliamo costruire?” – pubblicato in italiano, tedesco e francese – è stato distribuito in non meno di 50 mila copie: un fatto assai raro, non solo in Svizzera, per un documento ecclesiastico! Si sono quindi tenuti dibattiti in numerosi ambienti (parrocchie, gruppi di lavoro ecclesiali e no, comunità religiose, associazioni di stranieri, partiti politici, sindacati, ecc.) e in tutte le regioni linguistiche della Confederazione.
Il “Messaggio delle Chiese” è stato presentato alla stampa a Berna dal pastore Thomas Wipf (presidente della FCES), da mons. Amedeo Grab (presidente della CSV), da Hans-Balz Peter e Jean-Claude Huot (codirettori della “Consultazione ecumenica”) e da Sonja Kaufmann (coordinatrice della stessa). Intende stimolare l’impegno collettivo di cristiani e no a favore di un avvenire comune, alla cui costruzione partecipino tutti gli abitanti della Svizzera. Suddiviso in otto capitoli, il “Messaggio” sintetizza il modo di vedere delle Chiese su alcune delle problematiche più scottanti, sollevate attualmente nel Paese. D’altronde, fornisce proposte e raccomandazioni per dare forma a un futuro rispettoso della dignità umana, dell’ambiente naturale, del pluralismo culturale e religioso e dei valori etici fondanti la Svizzera.
Nei due primi capitoli, dopo avere ricordato l’origine e il senso della “Consultazione ecumenica”, fornisce le basi teologiche che ne costituiscono la tela di fondo. È il cosiddetto insegnamento sociale cristiano, che poggia sulla Bibbia e sulla riflessione teologica. In sostanza, è il riconoscimento della dignità dell’essere umano, chiamato da Dio alla vita e, pertanto, a vivere come individuo all’interno della società nella libertà responsabile, a ispirare il “Messaggio delle Chiese”.
Ne derivano considerazioni su sei campi più specifici della realtà sociale: la famiglia, gli stranieri, il mondo del lavoro, l’uso delle risorse naturali ed economiche, la politica nazionale e i rapporti della Svizzera con l’estero. Non vengono proposte soluzioni preconfezionate alle questioni dibattute, bensì elementi di riflessione e piste risolutive, dettati dalla convinzione che “in nome della loro fede, le Chiese sono chiamate a partecipare alla vita sociale e politica al servizio dello sviluppo della persona in ogni dimensione della sua esistenza”.
In concreto, il “Messaggio delle Chiese” domanda: una politica sociale che sostenga la famiglia (ad es. tramite aiuti più consistenti per i figli o condizioni di lavoro più rispettose delle esigenze familiari), una migliore integrazione degli stranieri (nel rispetto dei valori democratici, ad es. concedendo loro i diritti civici a livello comunale), un maggiore apprezzamento sociale delle occupazioni domestiche e del volontariato, una riforma ecologica della tassazione (vedi il dibattito sul CO2 e sul protocollo di Kyoto), una produzione industriale più attenta all’ambiente naturale e alla sostenibilità dello sviluppo e una più ampia partecipazione della Confederazione alle organizzazioni internazionale (in particolare, aderendo all’ONU e all’Unione Europea e rivedendo il suo concetto di neutralità).
Tuttavia, si tratta di “orientamenti per il dibattito politico nei prossimi dieci anni”. Per finire, il “Messaggio delle Chiese” è impregnato di una visione positiva del futuro del Paese, poiché “il bene avrà la meglio sul male, la vita sulla morte, la giustizia sull’ingiustizia e l’amore sull’odio”. La condizione, però, è che tutti, svizzeri e stranieri residenti in Svizzera, si rispettino vicendevolmente, rifiutino le discriminazioni culturali, etniche, politiche o religiose, promuovano il bene comune nazionale e internazionale, accettino di vivere insieme nella solidarietà responsabile. Nei prossimi anni, non mancheranno, dunque, argomenti di discussione, anche tra i cristiani svizzeri. Per le Chiese è forse giunta l’ora di un più profilato coinvolgimento sociale e politico?
Il “Messaggio delle Chiese” verrà consegnato ufficialmente al Paese il prossimo 1° settembre, a Berna, durante l’evento conclusivo della “Consultazione ecumenica”. Vi parteciperanno, tra gli altri, Moritz Leuenberger (Presidente della Confederazione), Paul Rechsteiner (Presidente dell’Unione sindacale svizzera), Fritz Blaser (Presidente dell’Unione padronale svizzera) e rappresentanti degli stranieri e dei giovani.
Martino Dotta
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