Gruppo di lavoro sull’Islam dei vescovi svizzeri
Per promuovere il dialogo interreligioso i vescovi svizzeri hanno deciso la costituzione di un «Gruppo di lavoro Islam».
Con questa decisione la Chiesa cattolica svizzera disporrà di uno strumento consultivo per affrontare problemi concreti come le leggi matrimoniali o quelle sugli stranieri.
La presenza musulmana nella Confederazione non è più legata solo a fenomeni migratori, ma è divenuta continua e strutturale, ha ricordato giovedì in una conferenza stampa a Berna il presidente della Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) padre Amedeo Grab. L’Islam è la seconda religione praticata in Svizzera dopo quella cristiana (cattolici ed evangelici): da 200.000 a 300.000 persone pregano regolarmente Allah, ha ricordato Grab.
Promuovere il dialogo
Il gruppo di lavoro non nasce dal nulla, ma eredita conoscenze ed esperienze pluriennali accumulate da una commissione di «migratio», struttura della Chiesa cattolica che si occupa in particolare di problemi di etica sociale. Si concentrerà su aspetti pratici legati all’incontro delle culture cristiana e musulmana e intende promuovere il dialogo anche attraverso una formazione più approfondita sull’Islam delle persone impegnate nella pastorale, ha affermato Grab.
Vi siederanno esperti di diritto, di scienze religiose e persone già confrontate con il dialogo interculturale a livello professionale. Quale osservatore vi sarà associato un delegato della Federazione delle chiese evangeliche della Svizzera (FCES).
Gruppo sulla bio-etica
Nel corso della 254.ma assemblea ordinaria tenutasi dal 3 al 5 dicembre, la CVS ha pure deciso di creare un «Gruppo di lavoro bio-etico» destinato a consigliare i vescovi sulla ricerca genetica, le cellule staminali embrionali o la clonazione. Mandato preciso e composizione saranno definiti solo in un secondo tempo, ha detto Grab.
La CVS si è pure occupata delle relazioni della Chiesa cattolica elvetica con il Sudafrica, prendendo atto, «con grande interesse», del rapporto della propria delegazione recatasi in Africa australe dal 25 settembre al 3 ottobre su invito della «locale» conferenza dei vescovi.
Svizzera e Sudafrica
«Ci sono state fornite molte informazioni sull’atteggiamento della Svizzera, in particolare delle imprese e delle banche, negli ultimi anni di apartheid. Queste dichiarazioni dovranno essere esaminate», indica il comunicato stampa distribuito dai vescovi.
Monsignor Grab ha affermato che la CVS si impegna a far luce sulle zone d’ombra che ancora sussistono nei rapporti tra i due Paesi: in particolare la conferenza episcopale elvetica si è detta disposta ad aprire i propri archivi. Le chiese si faranno inoltre portavoci delle attese della popolazione nera diseredata: «Non è legittimo chiedere alle vittime di un regime dittatoriale di onorare un debito contratto dal vecchio regime», ha precisato Grab.
La soluzione dei termini
La conferenza stampa è stata anche l’occasione per ribadire da parte della CVS il «rifiuto assoluto della soluzione dei termini» su cui il popolo sarà chiamato ad esprimersi il 2 giugno 2002. A questo proposito, i vescovi svizzeri hanno accolto «con costernazione» la presa di posizione della Chiesa evangelica, che sostiene questo regime. «Le posizioni delle due chiese possono talvolta divergere, non per questo vi deve per forza essere una frattura», ha aggiunto Grab.
La CVS lancia poi un appello in favore dell’adesione della Svizzera all’ONU, tema in votazione il 3 marzo. «La mondializzazione delle relazioni economiche, sociali e culturali richiede una concertazione sempre più stretta tra le diverse nazioni che compongono la famiglia umana», indica il comunicato.
Sans-papiers
L’attualità ha inoltre indotto i vescovi a ribadire la posizione sui «sans-papiers», giovedì all’ordine del giorno anche al Consiglio degli Stati. La Conferenza propone un trattamento dei clandestini secondo categorie che tengano conto della durata del soggiorno, della scolarizzazione dei bambini e dell’impiego. «Non vi sono imperativi etici che obblighino ad accogliere tutti, ma la dignità della persona va rispettata: non parliamo solo di casi amministrativi, ma di destini umani».
Accogliendo l’invito del Papa, la CVS invita i fedeli ad una Giornata di digiuno per la pace il prossimo 14 dicembre, che coincide con la fine del Ramadan. «Ciò di cui ci si priverà potrà essere messo a disposizione, in particolare, di chi soffre per la guerra in Afghanistan», ha detto Grab. Le «sofferenze attuali del mondo» saranno anche al centro della Giornata di preghiera delle religioni per la pace, il 24 gennaio 2002 ad Assisi.
swissinfo e agenzie
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.