I clandestini chiedono a Berna una sanatoria collettiva
Manifestazione di "sans-papiers" e di loro sostenitori giovedì davanti alla Cancelleria federale: una cinquantina di persone, innalzando cartelli, ha chiesto una sanatoria per tutti i clandestini in Svizzera.
Hanno consegnato al segretariato di Stato dell’economia (seco) la lista degli 80 “senza documenti” asserragliati da due mesi in una chiesa di Friburgo, e il nome dei datori di lavoro che li hanno occupati illegalmente. La documentazione era diretta al consigliere federale e capo del dipartimento dell’economia Pascal Couchepin, ma essendo questi ancora in vacanza è stata consegnata al seco. “Questa marcia su Berna dei sans-papiers è un atto politico contro l’arroganza di Couchepin, che rifiuta di prendere in considerazione la realtà dei 150-300mila clandestini che lavorano in Svizzera”, ha detto il sindacalista Jean Kunz, coordinatore del movimento di protesta.
Per Kunz si tratta di una riserva di manodopera a buon mercato, sfruttabile a piacimento. “Il lavoro nero fa comodo a tutti”, ha commentato un clandestino che da undici anni vive in Svizzera. “Siamo venuti a Berna in cerca di dignità”, ha aggiunto una sua collega presente davanti alla Cancelleria federale.
Da parte sua il consigliere nazionale Patrice Mugny (Verdi/GE) ha chiesto la rapida regolarizzazione di tutti coloro che si trovano fuori dalla legalità, ma ha ammesso che, vista l’instransigenza espressa fin qui dal Consiglio federale, bisognerebbe trovare un compromesso. Il collettivo sta ora tentando di estendere la protesta nella Svizzera tedesca, allo scopo di rafforzare il movimento e spingere i politici ad affrontare seriamente il problema, ha spiegato il sindacalista Kunz.
L’amnistia della Brunner
A lanciare l’idea dell’amnistia per i senza documenti era stata la presidente del Partito socialista Christiane Brunner, dalle pagine di due quotidiani, l'”Aargauer Zeitung” e “Le Temps”. La sanatoria dovrebbe riguardare coloro che si trovano in Svizzera da almeno un anno e che hanno un lavoro. La loro regolarizzazione dovrebbe essere realizzata attraverso il rilascio di un permesso di soggiorno B, del quale approfitterebbero anche i familiari dei “sans papiers” amnistiati.
“La Svizzera è un paese d’immigrazione. Tutti lo sanno ma nessuno osa dirlo”, aveva dichiarato la Brunner, dicendosi convinta che “la maggior parte dei datori di lavoro” è favorevole ad una simile sanatoria.
Attesa a Friburgo
Intanto a Friburgo c’è una situazione di stallo e attesa: due settimane or sono, dopo aver incontrato tutte le parti in causa, il prefetto della Sarine, Nicolas Deiss, aveva deciso di differire al 20 agosto l’ordine di evacuazione della chiesa Saint Paul di Friburgo. Se per quella data i manifestanti non accetteranno il compromesso loro proposto, ossia il trasloco in un convento, le forze dell’ordine interverranno.
Il compromesso è stato offerto dalla parrocchia di Saint Paul e ribadito poi da mons. Bernard Genoud, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo, nel timore di un intervento delle forze dell’ordine. La questione dei senza documenti sarà peraltro vagliata attentamente il 2 settembre nel corso di un incontro dei vescovi svizzeri.
swissinfo e agenzie
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