L’articolo sulle diocesi rinvia alle passate tensioni fra cattolici e protestanti
Qualcuno ha paragonato la soppressione dell'articolo sulle diocesi a un'operazione di sminamento, perché i vecchi rancori fra Stato e Chiesa covano ancora sotto la cenere.
La disposizione che sottomette l’istituzione di una nuova diocesi all’autorizzazione preliminare del Consiglio federale risale a un’epoca agitata, nel secolo scorso, quando lo Stato radicale, laico e anticlericale si opponeva a una Chiesa cattolica romana reazionaria e ostile agli stati moderni.
Il contesto storico
Unica guerra civile e ultimo conflitto di religione in terra elvetica, la guerra del Sonderbund, nel 1847, oppone sette cantoni cattolici e conservatori ai cantoni protestanti, liberali e radicali. Dopo avere dichiarato illegale l’alleanza di cantoni cattolici, la Dieta federale pone fine alla secessione con una guerra-lampo di 26 giorni. In seguito, nel 1848, la Confederazione si dota di una nuova Costituzione federale. Essa garantisce anche la libertà di culto, ma introduce alcuni articoli d’eccezione che riguardano gesuiti, considerati lo strumento della reazione papale, e la nomina di ecclesiastici negli organi federali.
Nel 1870, papa Pio IX istituisce il dogma dell’infallibilità del pontefice e si attribuisce il diritto di intervenire direttamente in tutte le diocesi del mondo. In Svizzera, queste disposizioni sono all’origine di una forte irritazione delle autorità e si assiste allora al cosiddetto “Kulturkampf”. I tentativi d’ingerenza della Chiesa cattolica conducono alla rottura delle relazioni diplomatiche fra la Svizzera e il Vaticano fino al 1920. La revisione della Costituzione, adottata in pieno Kulturkampf, rafforza le misure d’eccezione: è così vietata la fondazione di nuovi conventi e l’istituzione di nuove diocesi non può avvenire senza il consenso delle autorità civili.
Gli articoli sui gesuiti e sui conventi saranno abrogati in votazione soltanto nel 1973, consentendo così alla Svizzera di ratificare la Convenzione europea dei diritti umani. Nel 1987 la nomina di Monsignor Amedeo Grab quale vescovo ausiliario di Ginevra, in un certo senso la Roma protestante, sarà preceduta da lunghe polemiche. Molto discusso anche l’insediamento di un personaggio autoritario come Monsignor Wolfgang Haas a capo della diocesi di Coira.
Oggi, il governo federale pensa che l’articolo sulle diocesi discrimini la chiesa cattolica romana e violi in questo modo la parità dei diritti. Secondo le autorità federali, l’istituzione e la modifica territoriale di diocesi sono questioni prettamente interne che la chiesa deve potere definire da sola. Inoltre, questo articolo è contrario al diritto internazionale perché lede il diritto fondamentale della libertà religiosa che la Svizzera si è impegnata a rispettare.
Tra gli oppositori alla soppressione dell’articolo sulle diocesi, c’era chi voleva una moneta di scambio. Si pensava a un articolo generale che comprendesse tutte le religioni, ma governo e parlamento hanno ritenuto l’avventura troppo rischiosa e delicata. Timori sono venuti anche da Ginevra, dove l’ipotesi dell’istituzione di una diocesi disturba, data la tradizione della patria di Calvino. Altre riserve sono state espresse in parlamento sulla libertà di cui disporrebbe lo Stato del Vaticano: quale altro paese, è stato chiesto, può istituire una sua ambasciata o un consolato in Svizzera senza chiedere il parere delle autorità? Tra gli oppositori all’abolizione figurano anche certi cattolici liberali, che vedono in questo articolo un argine contro eventuali derive autoritarie del pontefice.
Obiezioni che la Camera alta ha bocciato all’unanimità, mentre il Consiglio nazionale ha respinto con 170 voti contro 17. I voti contrari provengono essenzialmente da deputati di destra di taluni cantoni protestanti e da alcuni rappresentanti di Ginevra.
Mariano Masserini
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