Per essere cristiani nella Svizzera di oggi
Quale evento conclusivo della "Consultazione ecumenica", la consegna al Paese del documento finale "Insieme nel futuro" ha fatto convenire, sabato a Berna, oltre ottocento partecipanti, tra cui anche il presidente della confederazione, Moritz Leuenberger. Per monsignor Amédée Grab, presidente della Conferenza dei Vescovi svizzeri, si tratta però soltanto di un passo in un processo duraturo.
Primo progetto ad ampio respiro promosso congiuntamente dalla Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) e dal Consiglio della Federazione delle Chiese evangeliche della Svizzera (FCES), la “Consultazione ecumenica per il futuro sociale ed economico della Svizzera” ha suscitato una vasta eco tra la popolazione.
È durato più di tre anni, con lo scopo principale di suscitare il dibattito nazionale su tematiche ritenute di particolare rilevanza. Fra queste figurano: la crescente disoccupazione (di recente, ha subito un nuovo aumento), il mercato del lavoro, le trasformazioni dell’economia (leggi globalizzazione dei mercati e mondializzazione delle transazioni finanziarie) o l’immigrazione.
Un lavoro considerevole è stato svolto, a livello nazionale, dall’Istituto d’etica sociale della FCES e dalla Segreteria di Giustizia e Pace, mentre in ambito regionale e locale sono stati sia gruppi parrocchiali o misti, sia singole persone a fornire i loro contributi critici. In totale, sono state registrate 1’046 reazioni al documento di base, “Quale futuro vogliamo costruire?”.
L’inizio di un processo duraturo
Malgrado questi risultati e la consegna ufficiale, a Berna, del Messaggio delle Chiese, “Insieme nel futuro”, secondo mons. Grab “è ancora presto per fare un bilancio, poiché già dalle risposte ci siamo accorti che andava iniziato un processo duraturo”. In effetti, il testo conclusivo consegnato al Presidente della Confederazione, Moritz Leuenberger, e ai rappresentanti del mondo economico (Fritz Blaser), sindacale (Paul Rechsteiner) e sociale, non è un punto d’arrivo, ma una tappa intermedia.
“Ora tocca alla formazione continua degli adulti, all’Istituto d’etica sociale della FCES, a Giustizia e Pace, alle Università, ecc. assicurarne la ricezione”, sostiene mons. Grab. Il quale aggiunge che “è importante valorizzare i luoghi di scambio, come le parrocchie o i gruppi di quartiere, dove ci si riunisce per riflettere insieme e per cercare, ad esempio, di modificare il tipo d’accoglienza riservato agli stranieri o considerare le diverse modalità di scolarizzazione per i ragazzi”.
Sulle risposte alla “Consultazione ecumenica”, nota inoltre che “contrariamente a quanto sperato, pochi sono stati i giovani, pochi i non cristiani e pochi i non svizzeri a prendere posizione”. Eppure, ci si attendeva una maggiore partecipazione di queste fasce della popolazione, data “la loro rilevanza per il futuro” del Paese.
Un nuovo dinamismo sociale
Per quanto riguarda le ripercussioni concrete del processo consultivo sulla società elvetica, mons. Grab rileva ancora che “è stato avviato un nuovo dinamismo sociale”, in quanto “lo scopo principale della Consultazione ecumenica è stato di suscitare la collaborazione della base, volta a trasformare la società”. A suo avviso, è stata riscontrata la disponibilità di lavorare a un progetto sociale comune “da parte di rappresentanti dell’economia, dei partiti politici e della società, in genere”.
È un interesse che mons. Grab giudica “molto promettente”, poiché “quando i responsabili ecclesiastici riconoscono le competenze degli esperti economici, politici e culturali e rispettano l’autonomia dell’ambito temporale riguardo a quello spirituale, il guadagno reciproco è innegabile”. A proposito, invece, dei rapporti interconfessionali, sottolinea che “una collaborazione di così vasta rilevanza tra cattolici e protestanti in Svizzera è nuova, per investimento di persone, energie e risorse finanziarie”.
Ed è per questo motivo che non sono previste, almeno per l’immediato, altre attività comuni di simile ampiezza. Mons. Grab ricorda però che “già dieci anni fa, per i settecento anni della Confederazione, la CVS e il Consiglio della FCES avevano pubblicato una lettera comune, in occasione della Festa federale di Ringraziamento”. È quanto avverrà anche quest’anno, il prossimo 16 settembre, con la lettura, in tutte le parrocchie e comunità cristiane del Paese, del messaggio congiunto, “Andare oltre: insieme nel futuro” e una celebrazione ecumenica teletrasmessa da Payerne.
Due confessioni cristiane con sensibilità diverse
Il testo conclusivo “Insieme nel futuro”, suddiviso in otto capitoli tematici, propone il punto di vista delle Chiese su questioni dibattute anche sul piano politico, quali la famiglia, l’integrazione degli stranieri, il mondo del lavoro, l’uso delle risorse naturali ed economiche, la politica sociale nazionale e i rapporti internazionali. Il documento rispecchia, stando a mons. Grab, “le sensibilità diverse tra le due confessioni cristiane, in particolare su aspetti sensibili come la lettura della Bibbia, l’antropologia cristiana, i diritti umani, l’insegnamento sociale delle Chiese oppure il modo di vivere la religiosità”.
Non scorda poi di sottolineare che “in Svizzera, ci sono persone che si dichiarano cristiane, ma negano qualsiasi coinvolgimento delle Chiese nel contesto sociale, culturale ed economico”. Ritiene, però, che nell’insegnamento e nella pratica dei cristiani “non c’è retta comprensione del Vangelo e del messaggio di Gesù Cristo, senza la prospettiva dei più deboli”, cioè senza una speciale considerazione di quanti vivono situazioni di disagio.
D’altronde, mons. Amédée Grab, auspica che il Messaggio delle Chiese contribuisca a far superare “una forma di rassegnazione, diffusa tra molta gente, che si chiede come articolare la propria fede nel mondo contemporaneo”. In questa prospettiva, cogliendo i segni di speranza (insieme ai concetti di libertà e responsabilità, questo è uno dei termini più frequenti del documento) presenti in Svizzera, “Insieme nel futuro” termina affermando che “il futuro si costruisce: non è una fatalità, bensì il frutto di decisioni prese giorno dopo giorno”. Il bene comune domanda un impegno solidale e d’essere posto davanti agli interessi particolari e privati, pur legittimi che siano.
Martino Dotta
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