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Richard Gere a Ginevra per difendere i diritti dei tibetani

L'attore americano è intervenuto in favore del popolo del Tibet, vittima della repressione della Cina. In 4 anni, 11 mila monaci sono stati espulsi dalla loro terra, mentre centinaia sono i prigionieri politici e migliaia di esuli in fuga dal Tibet.

Anche quest’anno la causa del Tibet sarà portata all’attenzione della Commissione dei Diritti dell’Uomo in corso a Ginevra. Nei prossimi giorni si discuterà un risoluzione di condanna contro Pechino presentata dagli Stati Uniti, la stesso che nel 99 i cinesi riuscirono a bloccare, anche grazie alle incertezze dei paesi europei. Ed è proprio contro questo atteggiamento passivo dell’Unione Europea che si è scagliato Richard Gere, da anni paladino dei diritti dei tibetani. L’attore americano, in una conferenza stampa al palazzo dell’Onu, ha incitato l’Europa a reagire con forza di fronte al dramma che sta vivendo il popolo tibetano. E ha violentemente criticato la Francia. “Mentre la Germania ha preso una posizione molto dura contro la Cina – ha detto – i francesi mostrano molte riserve per delle ragioni commerciali. Bisognerebbe sapere cosa ricevono in cambio da Pechino, quanto aerei in più possono vendere”. La star di Hollywood – che di recente ha incontrato il Dalai Lama in India – ha poi detto che il Congresso americano potrebbe anche respingere l’accordo commerciale concluso lo scorso novembre tra Stati Uniti e Cina per l’ingresso di quest’ultima nell’Organizzazione mondiale del Commercio”. Occupato nel 1949 dalla repubblica popolare cinese, l’altopiano del Tibet è stato colonizzato in questi anni da oltre sette milioni di cinesi. La situazione si sta deteriorando. Secondo la denuncia dei rappresentanti della comunità a Ginevra, sia la cultura che la religione tibetana sono oggetto di sistematiche campagne di repressione.

Maria Grazia Coggiola

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