Sans-papiers e aborto: la posizione dei vescovi svizzeri
Soluzione per categorie per i "sans-papiers" e difesa della vita nella questione dell'aborto. La conferenza dei vescovi svizzeri, riunita a Berna, ha illustrato le proprie posizioni su due temi d'attualità che vedono la Chiesa in prima linea.
Direttamente coinvolta negli ultimi mesi nella polemica dei clandestini in seguito alle occupazioni delle chiese di Losanna e Friburgo, la Conferenza dei vescovi svizzeri(CVS) ha espresso nuovamente la propria solidarietà nei loro confronti, suggerendo tuttavia una soluzione che non sia né unicamente globale né puramente individuale. “Occorre definire nuovi criteri che permettano una soluzione equa: sarebbe un’ingiustizia considerare tutti alla stessa stregua”, ha spiegato monsignor Bernard Genoud, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo.
Per la CVS si tratta di elaborare una soluzione per categorie di clandestini che tenga conto di determinate circostanze. La durata del soggiorno in Svizzera, la continuità e il tipo di attività lavorativa e l’accordo del datore di lavoro per il proseguimento, l’assenza di atti delittuosi, la situazione familiare potrebbero essere alcuni degli aspetti da prendere in considerazione per valutare la domanda di regolarizzazione. “In questo modo sarebbe possibile trattare più velocemente certi casi”, ha osservato monsignor Genoud. Il prelato ha poi lanciato un appello in favore dei figli dei “sans papiers” affinché non vengano penalizzati a causa della situazione irregolare dei genitori. I vescovi sostengono perciò la proposta, avanzata dalla Commissione federale degli stranieri, di aprire dei centri di consultazione rivolti ai clandestini.
La CVS ha poi voluto ribadire la propria posizione in vista della votazione popolare del prossimo giugno su due progetti riguardanti l’aborto. “Ogni vita deve essere protetta e qualsiasi interruzione della gravidanza costituisce un attacco contro il diritto alla vita”, ha precisato monsignor Amedée Grab, presidente della Conferenza. I vescovi ritengono perciò inaccettabile “la soluzione dei termini” approvata dal parlamento contro la quale è stato lanciato un referendum sia dai democristiani sia dagli ambienti antiabortisti fondamentalisti. Questa prevede una depenalizzazione dell’interruzione di gravidanza durante le prime 12 settimane. Per la CVS con questa nuova norma lo Stato non si assume in maniera sufficiente il compito di difendere la vita in divenire, delegando questa responsabilità soltanto alla donna e al medico e non offrendo un aiuto sufficiente per le donne in difficoltà.
Ciononostante i vescovi non sostengono neppure l’iniziativa popolare “per madre e bambino” lanciata dai movimenti fondamentalisti che chiedono di inasprire ulteriormente il codice penale vietando, di fatto, l’aborto. L’iniziativa verrebbe incontro ai principi di rispetto del nascituro condivisi dalla Chiesa, “ma essa è insufficiente perché non propone alcuna misura di accompagnamento”, ha spiegato monsignor Grab. Per la Conferenza dei vescovi una codificazione penale non può risolvere da sola il problema dell’aborto, ma occorre piuttosto un insieme di misure in favore delle madri e della famiglia. Misure che passano dall’assicurazione maternità alla questione dell’alloggio, dalle riduzioni fiscali e dei premi per l’assicurazione-malattia all’offerta di giardini per l’infanzia.
Luca Hoderas
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.