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Sans-papiers nella Svizzera romanda, le occupazioni continuano

Conferenza stampa dei sans-papier di Friburgo che hanno deciso di opporsi all'ultimatum Keystone

I «sans-papiers» continueranno ad occupare le chiese di St-Paul a Friburgo, di Bellevaux a Losanna e la Casa del popolo di La Chaux-de-Fonds (NE). A Friburgo, l'occupazione prosegue nonostante l'ordine di lasciare l'edificio. A Bellevaux, i rifugiati aspettano un appuntamento con il governo cantonale. A La Chaux-de-Fonds, la questione sarà esaminata mercoledì dall'esecutivo cittadino, ma il governo cantonale ha garantito che nessuna espulsione sarà decisa nell'immediato.

Confrontati all’ordine di lasciare i locali della parrocchia che occupavano dal 4 giugno, i «sans-papiers» di St-Paul si sono rifugiati in un primo tempo all’interno della chiesa stessa. Nel pomeriggio di lunedì, il consiglio parrocchiale li ha invitati a limitare la loro presenza a cinque persone: una risposta in merito dovrà essere data entro martedì a mezzogiorno. Qualora la decisione dovesse essere negativa, il consiglio parrocchiale ha l’intenzione di chiedere al prefetto della Sarine Nicolas Deiss di procedere all’evacuazione della chiesa, spiega il suo presidente Etienne Gruber.

La presenza simbolica di cinque persone nella chiesa sarà tollerata fino al 17 settembre, inizio della sessione delle Camere federali. Questa soluzione, suggerita da Mons. Bernard Genoud, vescovo di Friburgo attualmente all’estero, consentirà al Parlamento di «riprendere la fiaccola», spiega il cancelliere della curia.

Il prefetto Deiss ha consigliato lunedì mattina ai sans-papiers di trasferirsi al convento di Ingenbohl. A suo avviso, questo gesto distenderebbe l’atmosfera in vista di importanti decisioni. Il governo cantonale esaminerà infatti martedì la lista di 84 nomi che il collettivo di sostegno gli ha sottoposto.

Forti del sostegno dei parrocchiani, dei due preti della chiesa di St-Paul e dei loro colleghi di Bellevaux e della Chaux-de-Fonds, come pure di una petizione sottoscritta da più di 12’000 persone, i sans-papiers sono determinati a proseguire la lotta fino alla regolarizzazione e hanno organizzato un grande manifestazione per il 15 settembre.

A Bellevaux, intanto, i nove kosovari hanno annunciato che non intendono lasciare la chiesa, nonostante la proroga del permesso di soggiorno promesso dalle autorità per una famiglia di cinque persone e una coppia. Il movimento «In quattro anni si mettono radici» spera di ottenere dal governo lunedì la garanzia che una soluzione sarà trovata anche per i due casi tuttora irrisolti. Nell’attesa, l’atmosfera «è densa di angoscia e di tensione», indica un membro del movimento.

A La Chaux-de-Fonds, la trentina di sans-papiers che si è impossessata venerdì della Casa del popolo aspetta la presa di posizione dell’esecutivo cittadino, che si riunirà mercoledì per esaminare la situazione. La Casa del popolo appartiene in effetti al Comune, indica il cancelliere della cittadina neocastellana.

Il governo cantonale ha annunciato da parte sua che non procederà nell’immediato all’espulsione degli occupanti. «L’esecutivo sta esaminando le rivendicazioni del collettivo nel rispetto del quadro legale stabilito dalla Confederazione», spiega in un comunicato. Il governo ha chiesto al collettivo di comunicare l’identità degli occupanti, «allo scopo di poter esaminare ogni caso in modo approfondito».

Il Consiglio di Stato neocastellano intraprenderà peraltro nuovi passi a livello federale «per ottenere che i casi estremi siano trattati con maggiore umanità».

swissinfo e agenzie

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