Svizzera: 150 anni di censimenti della popolazione
In Svizzera ci contiamo da 150 anni. Il primo censimento risale al 1850 grazie all'iniziativa del Consigliere federale Stefano Franscini, considerato il padre della statistica elvetica. (foto: Carlo Malaguerra, direttore Ufficio federale di statistica)
In precedenza vi furono due tentativi di censimento generalizzato: il primo nel 1798, all’epoca della Repubblica elvetica, e il secondo negli anni 1836/1837. Nei due casi i lavori di rilevamento durarono due anni e si rivelarono lacunosi.
Franscini impiegò parecchio tempo prima di convincere il parlamento dell’importanza della sua proposta. E solo nel 1855 le Camere votarono un credito di mille franchi annui destinati al censimento.
Nel 1850 si raccolsero dati concernenti l’età, il sesso, lo stato civile, la professione e la confessione. Franscini partecipò personalmente al conteggio dei dati: la Svizzera contava allora 2.392.740 anime. Si formò poi un gruppo di esperti che fondò nel 1860 quello che oggi porta il nome di Ufficio federale di statistica. Fino al 1910 i dati vennero elaborati a mano, con penna e carta. Le prime calcolatrici furono usate nel 1920 e i primi rudimentali computer nel 1960.
Il censimento ha numerose applicazioni e permette, tra l’altro, di attribuire il numero dei seggi in Consiglio nazionale che spetta ad ogni cantone. La legge del 1860 prevedeva che il censimento avvenisse ogni dieci anni e solo in due occasioni questa scadenza non è stata rispettata: nel 1890, quando fu anticipato di due anni per la nuova ripartizione dei circondari elettorali, e nel 1940 quando fu posticipato di un anno a causa della guerra.
Nel corso degli anni la raccolta dei dati è diventata sempre più ricercata: il censimento oggi fornisce informazioni su demografia, economia, cultura, socialità, alloggio. Dal 1930 si raccolgono dati relativi ai movimenti dei pendolari e dal 1970 si «sondano» anche i mezzi di trasporto. Sono tutte informazioni che hanno grande valore nello sviluppo della pianificazione del territorio.
Di pari passo con l’evoluzione tecnologica è cresciuta però anche la diffidenza da parte del cittadino, «spiato» nella sua sfera personale. Al problema si è cercato di porre rimedio nel 1990, con l’introduzione di una specifica normativa sulla protezione dei dati.
In futuro, grazie all’informatica, il censimento sarà agevolato sia per il cittadino, che per l’amministrazione: gran parte delle informazioni potranno, infatti, essere attinte direttamente dai registri dei comuni e dei cantoni. Ma è necessario un processo di armonizzazione, che avverrà in due tappe e che si concluderà solo nel 2010. Il «censito» sarà chiamato a compilare un formulario più snello rispetto a quello attuale e l’operazione permetterà di risparmiare tempo e di ridurre i costi. Il censimento 2000, secondo le previsioni, costerà alla Confederazione 108 milioni di franchi.
L’immagine della Svizzera è cambiata, e di molto, negli ultimi 150 anni. La popolazione è più che triplicata attestandosi approssimativamente nel 1999 a 7.160.400 persone. Nel 1850 il 60 percento degli abitanti vivevano dell’agricoltura e solo il 6,4 percento risiedeva in una delle otto città con oltre 10 000 abitanti. Oggi il settore primario occupa solo il quattro percento della popolazione e il trasferimento dalla campagna alla città è stato massiccio: la metà degli svizzeri vive in 120 centri di oltre 10 000 anime.
Una famiglia era composta in media di cinque persone, oggi di 2,5. Nel 1850 il 59,2 percento degli svizzeri erano protestanti, il 40 percento cattolici e lo 0,1 percento di confessione ebraica. Oggi i protestanti sono scesi al 40 percento, i cattolici sono saliti al 46,2 percento, il cinque percento pratica altre confessioni e l’8,8 percento non ne pratica alcuna. La proporzione della popolazione straniera è passata in 150 anni dal tre ad oltre il 19 percento e anche la sua composizione si è molto modificata: nel 1850 il 94,3 percento degli stranieri provenivano dai paesi confinanti, oggi solo il 36 percento.
swissinfo e agenzie
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