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Storie della diplomazia svizzera L'attentato di Kloten

Il 18 febbraio 1969, quattro militanti del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (FPLP) aprono il fuoco contro un aereo della compagnia israeliana El Al in partenza da Zurigo-Kloten. Per la Svizzera è uno choc; il paese neutrale si scopre improvvisamente vulnerabile.

Gruppo di persone

Gli attentatori superstiti Mohamed Abu el Heiga (a destra), Amena Dahbor e Ibrahim Tawfik Yousef (secondo da sinistra, con il soprabito chiaro) poco prima di lasciare la Svizzera alla volta del Cairo il 1° ottobre 1970.

(dodis.ch)

"Il Consiglio federale […] condanna con la massima fermezza l'azione degli attentatori, i quali in spregio dell'ospitalità svizzera e in violazione delle leggi hanno trasformato il nostro territorio neutrale nello scenario del loro attacco. […] Il Consiglio federale ha preso atto di questo episodio con indignazione ancora maggiore per il fatto che l'attentato di Kloten è stato rivendicato dal Fronte popolare per la liberazione della Palestina, considerando che da molti anni la Svizzera, in conformità alla sua tradizione umanitaria, sostiene organizzazioni internazionali che operano in favore dei profughi palestinesi."

Comunicato stampa allegato al verbale della seduta del Consiglio federale, 19 febbraio 1969Link esterno

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C'è la neve, a Zurigo, il 18 febbraio 1969. Nel pomeriggio un'automobile si ferma a un posteggio vicino alla recinzione dell'aeroporto di Kloten. A bordo ci sono tre uomini e una donna. Verso le 17.30, quando un Boeing 720 B della compagnia di bandiera israeliana El Al diretto a Tel Aviv si posiziona oltre il reticolato in attesa di decollare, due di loro imbracciano delle armi automatiche e aprono il fuoco contro la carlinga. Sei passeggeri rimangono feriti; il pilota Yoram Perez, colpito all'addome, morirà alcune settimane dopo.

aereo

Il luogo dell'attentato, fotografato il 18 febbraio 1969. L'aereo è nella posizione in cui si trovava al momento della sparatoria, dal parcheggio in primo piano sono partiti i colpi d'arma da fuoco degli assalitori.

(Dodis.ch)

A bordo del velivolo c'è un agente della sicurezza israeliano, Mordechai Rachamim. L'uomo, armato di pistola, riesce a scendere dal velivolo e a scavalcare la recinzione. Spara contro uno degli attentatori, Abdel Mohsen Hassan, uccidendolo. Più o meno nello stesso momento giungono sul luogo della sparatoria i pompieri dell'aeroporto, qualche attimo dopo arriva anche la polizia. Rachamim e i tre attentatori sono arrestati.

Foto segnalitica di una donna

Foto segnaletica di Amena Dahbor, 19 febbraio 1969.

(dodis.ch)

Evento traumatico

La mattina seguente Willy SpühlerLink esterno, capo del Dipartimento politico federale (DPF, il ministero degli esteri) informa il Consiglio federaleLink esterno sulla dinamica dell'attentato. Significativamente, nel comunicato pubblicato dopo la seduta, il governo insiste sulla gravità del fatto che l'attentato "abbia reso il nostro paese neutrale teatro di un azione di guerra".

Questo articolo è parte di una serie dedicata alle "Storie della diplomazia svizzera", realizzata in collaborazione con i Documenti diplomatici svizzeri (Dodis).

Il centro di ricerca Dodis, un istituto dell'Accademia svizzera di scienze umane e sociali, è il polo di competenza indipendente per la storia della politica estera svizzera e delle relazioni internazionali della Svizzera dalla fondazione dello Stato federale nel 1848.

(Dodis)

"L'atto terroristico su suolo elvetico è uno choc", osserva Sacha Zala, direttore dei Documenti diplomatici svizzeriLink esterno (Dodis). "Fino a quel momento la Svizzera poteva ritenersi al riparo dai conflitti, grazie alla sua politica di neutralità. Ma improvvisamente il conflitto mediorientale arriva sotto casa. E questo è traumatico. L'opinione pubblica è confrontata, volente o nolente, con il fatto che la Svizzera non corrisponde più all'immagine di 'isola pacifica' costruita dopo la seconda guerra mondiale".

L'attentato pone la Svizzera di fronte a questioni complesse sul piano diplomatico. Dieci giorni dopo la sparatoria all'aeroporto, il DPF consegna note di protestaLink esterno ai rappresentanti diplomatici del Libano, della Giordania, della Siria e di Israele.

Il tono delle note, in particolare quelle rivolte ai paesi arabi, è molto duro. I tre paesi sono accusati di aver tollerato le attività di organizzazioni terroristiche sul loro territorio. "L'azione, inconsueta nei rapporti diplomatici, è senza dubbio dettata da motivi di politica interna", afferma Sacha Zala. La replica dei diplomatici arabiLink esterno è altrettanto dura.

I tre attentatori prima di lasciare la Svizzera alla volta del Cairo il 1° ottobre 1970.

(Dodis.ch)

Il processo sui fatti di Kloten, istruito nel tribunale distrettuale di Winterthur, è accompagnato per tutta la sua durata da forti tensioni con il mondo araboLink esterno.

La sentenza è pronunciata nel dicembre 1969: i tre attentatori sono condannati a 12 anni di reclusione. Rachamim è scagionato, perché non è certo che abbia sparato quando Mohsen era già disarmato. 

Manifestazioni sono organizzate davanti a varie rappresentanze diplomatiche svizzere nei paesi arabi. La Svizzera, accusata di prendere le parti di Israele, teme rappresaglieLink esterno.

L'anno del terrore

I mesi successivi sembrano dare ragione a questi timori. Il 21 febbraio 1970 un velivolo della Swissair esplode in volo e precipita a WürenlingenLink esterno. Tutti i 47 occupanti dell'aereo muoiono.

Due agenti della polizia elvetica scortano Mohamed Abu el Heiga, 1° ottobre 1970.

(Dodis.ch)

 In realtà non si tratta di un atto deliberato contro la Svizzera; il pacco bomba era destinato a un velivolo dell'El Al e finisce per sbaglio nel Coronado svizzero diretto a Tel Aviv. Ma la Svizzera si sente ormai definitivamente nel mirino del terrorismo.

Nel settembre 1970 un altro aereo Swissair è dirottato su Zerqa Link esterno, in Giordania, insieme ad altri due velivoli di altre compagnie. I dirottatori riescono a ottenere la liberazione dei tre attentatori di Kloten. 

Il 1° ottobre 1970 Amena Dahbor, Ibrahim Tawfik Yousef e Mohamed Abu el Heiga lasciano la SvizzeraLink esterno su un aereo militare britannico alla volta del Cairo.

La stagione del terrorismo palestinese in Svizzera si avvia così alla conclusione, ma la serie di attentati lascia un segno importante nella politica estera svizzera.

"Il confronto diretto con il terrorismo palestinese condusse, negli anni successivi, a una valutazione differenziata della realtà politica del Medio Oriente da parte della diplomazia svizzera. Nel corso della crisi petrolifera la politica svizzera in Medio Oriente si orientò sempre più anche verso gli Stati arabi", conclude Yves Steiner, collaboratore scientifico di Dodis.


Un testimone dell'attentato I fatti di Kloten raccontati in TV

La ricostruzione degli eventi in un servizio della televisione pubblica della Svizzera tedesca del febbraio 1969.


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