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Espatriati svizzeri in una bolla sanitaria in India

La pandemia di coronavirus sta mettendo sotto pressione le strutture sanitarie, i crematori e i cimiteri indiani. Stando alle cifre ufficiali, il virus provoca 4'000 decessi al giorno. Keystone / Divyakant Solanki

La crisi sanitaria non ha causato un esodo di massa tra i 650 espatriati svizzeri che vivono in India. La seconda ondata della pandemia, iniziata a marzo, è meno drammatica per la diaspora occidentale, che beneficia di un'infrastruttura di alta qualità. Testimonianze.

Questo contenuto è stato pubblicato il 14 maggio 2021 - 17:00
Daniel Eskenazi, Mumbai

"Le cifre relative a Goa sono pessime, ma si tratta di uno Stato piccolo e ricco. L'infrastruttura ospedaliera ha la capacità di assorbire l'aumento del numero di malati di coronavirus", dice Karin Krucker, una svizzera espatriata di 71 anni che nell'ex colonia portoghese diventata dagli Settanta una meta prediletta degli hippies.

In India non ci sono praticamente più turisti svizzeri. Solo pochi irriducibili rimangono, soprattutto a Goa. La maggior parte dei 650 espatriati svizzeri che vivono nel Paese è invece rimasta.

Nata nel Canton Nidvaldo, Karin Krucker vive a Goa dal 1982. DR

"Molti ospedali sono privati e di buona qualità. La situazione non è paragonabile con quella che vediamo in città come Delhi. Ho già ricevuto le mie due dosi di vaccino ed è stato gratuito", dice Karin Krucker, che vive nel piccolo Stato nell'India sud-occidentale da quasi 40 anni. 

Un ex-diplomatico si prepara al rientro

A Mumbai, la città più popolosa dell'India con più di 12 milioni di abitanti, nemmeno la vita di Chris Frazen è stata sconvolta dal coronavirus. "Vivo comunque in un hotel. Ho accesso a tutte le strutture in un ambiente sicuro, tranne quelle che sono chiuse per motivi sanitari", dice il 50enne svizzero, direttore del Grand Hyatt Mumbai, un hotel di lusso nella capitale commerciale dell'India.

Una minoranza di espatriati, tuttavia, ha scelto di tornare a casa. Bernard Imhasly, ex diplomatico e poi corrispondente dall'Asia meridionale per la Neue Zürcher Zeitung, e sua moglie hanno appena fatto i bagagli a Mumbai e sono pronti a tornare in patria. "Questa decisione è stata presa insieme alla nostra famiglia in Svizzera. Sono preoccupati per noi e credono che la situazione sanitaria in India peggiorerà nei prossimi mesi", racconta.

Per Bernard Imhasly, l'India presenta alcuni rischi. C'è una forte divisione del lavoro, il che significa che ogni persona è in contatto con molte altre. Gli indiani vivono inoltre in un contesto che non permette il distanziamento sociale. "Corriamo un rischio non isolandoci completamente. Ecco perché abbiamo deciso di tornare in Svizzera. Siamo vaccinati e più sereni di prima, ma ci sono ancora molte incognite con la Covid-19. Delle persone sono state contagiate dopo essere state vaccinate", afferma l'ex diplomatico.

Originario di Zermatt, Chris K.Franzen è direttore del Grand Hyatt Mumbai. thescenestealer.com / photo: Angel Mallari

Complicazioni burocratiche

Le testimonianze raccolte da SWI swissinfo.ch suggeriscono che per gli espatriati elvetici l'attuale crisi sanitaria sia più facile da affrontare rispetto a quella della primavera del 2020, quando le autorità indiane avevano attuato un rigido confinamento nel tentativo di contenere la pandemia. "La seconda ondata è meno difficile della prima perché il confinamento non è stato annunciato all'improvviso. L'anno scorso abbiamo dovuto chiudere tutti i bar dell'hotel. L'impatto economico è stato ovviamente forte: le nostre entrate sono calate del 75% rispetto alla situazione pre-Covid. Ma gli affari vanno meglio rispetto alla prima ondata", dice Chris Frazen.

Anche Karin Krucker ha vissuto due settimane un po' complicate nella primavera del 2020, quando il governo di Goa ha deciso di chiudere tutto dall'oggi al domani. Ma la donna originaria del Canton Obvaldo dice che non ha motivo di lamentarsi. "Ho la fortuna di impiegare una donna indiana che mi fa la spesa. Quindi non ho avuto alcun problema. C'era anche un po' di eccitazione, perché non sapevo cosa avremmo trovato da mangiare nei supermercati. Mi sento più sicura qui che in Svizzera, dove mi sentirei una straniera", confida.

Le difficoltà di Karin Krucker sono legate più che altro a questioni amministrative. In settembre, è dovuta tornare in Svizzera per rinnovare il suo visto. Pensava di rimanere per qualche settimana, ma ha dovuto prolungare il suo soggiorno fino a febbraio. "Quando sono tornata a Goa, tutto era normale. Da due settimane, i negozi, tranne quelli di alimentari, sono di nuovo chiusi. C'è un coprifuoco tra le 19 e le 6 del mattino. Ma questo non mi riguarda. Sto tranquillamente a casa con i miei quattro gatti e il mio cane. Alla mia età, non ho bisogno di andare alle feste", dice.

Bernard Imhasly, ex corrispondente della Neue Zürcher Zeitung. journal21.ch

Non solo situazioni difficili

Nell'albergo di lusso di Chris Frazen è stata allestita una bolla sanitaria. I dipendenti non possono più rientrare a casa e devono rimanere sul posto. Il rischio di infezione è troppo alto negli affollati trasporti pubblici della città.

La pandemia ha anche portato alcune novità, racconta Chris Frazen. "Abbiamo introdotto dei codici QR per i menu e i giornali. Prima del coronavirus, il take away e la consegna a domicilio non erano tra le nostre attività. Ora sono diventati molto importanti", si rallegra lo chef e sommelier originario di Zermatt.

Bernard Imhasly, sebbene accetti volente o nolente di tornare in Svizzera, ci tiene a precisare che la situazione in India non è sempre quella riportata dai giornali o dalle reti sociali. "I tragici eventi di Delhi non valgono per l'intero Paese, ma le immagini influenzano la realtà percepita in Svizzera. Ci sono anche cose che funzionano bene in India, ma se ne parla meno del caos. Non tutto è bianco o nero, ci sono delle variazioni di colore", dice.

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