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Swissuniversities contro “No a una Svizzera da 10 milioni!”

Keystone-SDA

La presidente di swissuniversities Luciana Vaccaro mette in guardia dal rischio di un indebolimento della Svizzera come polo dell'istruzione superiore qualora venisse approvata l'iniziativa popolare "No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)".

(Keystone-ATS) In caso di sì il 14 giugno, “ci saranno solo perdenti”, dice in un’intervista pubblicata oggi dal domenicale SonntagsBlick.

Il testo prevede un controllo dell’immigrazione, affinché la Svizzera non conti più di dieci milioni di abitanti entro il 2050. Qualora la proposta di modifica costituzionale, promossa dall’UDC, fosse accolta da popolo e Cantoni, a partire da 9,5 milioni di residenti, il Consiglio federale dovrebbe già ridurre drasticamente l’immigrazione, ricorda Vaccaro, presidente dell’organizzazione che fa gli interessi delle università e delle scuole universitarie elvetiche.

Una volta superata la soglia dei dieci milioni, la Confederazione dovrebbe denunciare gli accordi sulla libera circolazione delle persone siglati con l’Unione europea (UE). Si tratta di una “misura radicale che causerebbe un danno enorme non solo all’economia svizzera, ma anche alla scienza”.

È quanto indica una perizia giuridica commissionata da swissuniversities, precisa Vaccaro, sottolineando che l’UE potrebbe attivare la clausola ghigliottina, il che metterebbe in discussione tutti gli accordi bilaterali tra Berna e Bruxelles.

“Se raggiungessimo la soglia dei dieci milioni e dovessimo rescindere gli accordi relativi alla libera circolazione delle persone, rischieremmo nuovamente di essere esclusi da Orizzonte Europa (programma di ricerca spesso designato con la formulazione inglese Horizon Europe), Erasmus+ (mobilità studentesca), dal programma Europa digitale o dal trattato Euratom (che istituisce la Comunità europea dell’energia atomica), ovvero dai programmi di ricerca leader a livello mondiale. Sarebbe una catastrofe”, sostiene Vaccaro.

La presidente di swissuniversities ricorda che le università elvetiche sono tra le migliori al mondo. E questo risultato è stato raggiunto perché attraggono i migliori ricercatori e stringono partenariati internazionali. “Circa la metà dei docenti delle nostre università è straniera. Due terzi dei progetti di ricerca d’avanguardia in Svizzera hanno una dimensione internazionale”.

In definitiva, tutti traggono beneficio dalla ricerca e dalla scienza, non solo gli accademici, afferma Vaccaro. La metà dei fondatori di start-up nella Confederazione non possiede un passaporto rosso a croce bianca e gran parte dei brevetti è sviluppata in collaborazione con stranieri, osserva. “Traiamo enorme beneficio da questi talenti”.

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