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Tasso di riferimento: per ora fermo, ma presto potrebbe aumentare

Keystone-SDA

Probabile sospiro di sollievo per gli inquilini svizzeri: fra pochi giorni il tasso ipotecario di riferimento dovrebbe rimanere invariato e inchiodato al suo minimo storico.

(Keystone-ATS) Ma gli esperti avvertono: il rialzo potrebbe arrivare già tra un paio d’anni o anche prima, in seguito a shock geopolitici o energetici.

Stabilito a scadenza trimestrale dall’Ufficio federale delle abitazioni (UFAB), l’indicatore che influenza direttamente l’andamento dei canoni d’affitto degli appartamenti in tutta la Svizzera è all’1,25% dal settembre 2025. La settimana prossima, martedì 1° settembre, verrà comunicato quale sarà il suo nuovo livello. Per contestualizzare: se il tasso di riferimento sale di 0,25 punti percentuali, i locatori possono aumentare l’affitto del 3,00%; nel caso opposto, gli inquilini hanno invece la possibilità di richiedere una riduzione dell’affitto del 2,91%.

All’unanimità gli specialisti interpellati dall’agenzia Awp sono dell’opinione che l’indicatore non si muoverà. Secondo Fredy Hasenmaile, capo-economista di Raiffeisen, per vedere un ulteriore calo il tasso medio di interesse su tutti i mutui in essere, su cui si basa il tasso di riferimento, dovrebbe scendere dall’attuale 1,31% a meno dell’1,125%. Un’eventualità che, in uno scenario invariato, non si verificherebbe prima della metà del 2030. Ma le condizioni sono attese in mutamento: prima di allora – avverte l’analista – la Banca nazionale svizzera (BNS) avrà infatti già rialzato il suo tasso guida, che al momento è allo 0,0%.

Sulla stessa lunghezza d’onda è anche Fabian Waltert di UBS, che ricorda come il livello necessario per un ulteriore ribasso non sia stato raggiunto neppure durante la lunga fase di tassi negativi tra il 2015 e il 2022. “Non c’è spazio per un’altra flessione”, conferma Ursina Kubli, responsabile della ricerca sul settore immobiliare di ZKB, la banca cantonale di Zurigo.

La domanda che tutti gli inquilini elvetici si pongono, quindi, è un’altra: quando arriverà la temuta lettera del padrone di casa con l’annuncio dell’aumento? La risposta è legata a doppio filo alle mosse della BNS. Secondo lo scenario di base degli esperti, il rincaro potrebbe arrivare, ma non subito: UBS prevede un rialzo del tasso di riferimento all’1,5% soltanto verso la fine del 2027 e ZKB si spinge anche oltre, indicando il 2028 come orizzonte più probabile.

Le previsioni, però, potrebbero essere bruscamente riviste. Gli osservatori mettono infatti in guardia da una serie di rischi che potrebbero anticipare la stretta. I fattori principali sono tre: i conflitti geopolitici (con una nuova escalation in Medio Oriente che farebbe schizzare i prezzi dell’energia), l’inflazione (che costringerebbe la BNS a intervenire prima del previsto) e la spinta tecnologica legata all’intelligenza artificiale (accompagnata da una robusta ripresa economica che accelererebbe la svolta dei tassi). In un contesto di questo tipo, UBS non esclude che il tasso di riferimento possa salire già da metà 2027 e anche ZKB ammette che un intervento anticipato e più deciso della banca centrale potrebbe accelerare i tempi.

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