Trump, “distrutte le difese di Teheran”. E attacca Spagna e GB
Le minacce agli Stati Uniti in tutto il Medio Oriente aumentano e i fronti di guerra si moltiplicano di ora in ora ma Donald Trump non cede di un millimetro.
(Keystone-ATS) Il presidente americano avverte l’Iran che il tempo dei colloqui è scaduto e si prepara ad una lunga campagna militare, pur ammettendo che i prezzi del petrolio sono destinati a salire per un po’, mentre attacca la Gran Bretagna e minaccia la Spagna di tagliare tutti i ponti commerciali per non aver consentito a Washington l’uso delle sue basi.
“La loro difesa aerea, l’aeronautica, la marina e la leadership sono state distrutte. Ora vogliono parlare ma è troppo tardi!”, ha attaccato il commander-in-chief in un post su Truth che segna un netto cambio di passo rispetto a due giorni fa, quando aveva lasciato intendere di essere disponibile a nuovi colloqui con gli iraniani se pure fuori tempo massimo.
Secondo il Wall Street Journal, Trump sarebbe pronto a sostenere gruppi in Iran disposti a imbracciare le armi per rovesciare il regime. Se realizzata, l’idea potrebbe trasformare le fazioni iraniane in forze di terra sostenute, almeno a parole, da Washington.
La campagna è solo agli inizi
Nel frattempo gli Stati Uniti si preparano ad una campagna militare lunga che avrà delle conseguenze anche politiche sul presidente in vista delle elezioni di midterm di novembre. Come ha detto alla commissione difesa del Senato Elbridge Colby, responsabile delle politiche del Pentagono, l’operazione contro l’Iran è ben lungi dall’essere giunta al termine:
“Vorrei sottolineare con forza che siamo nelle fasi iniziali di questa campagna”. Il tycoon ha ammesso che i prezzi del petrolio, e quindi della benzina per milioni di americani, sono destinati a salire ma ha assicurato che “quando tutto questo finirà” scenderanno “a livelli mai visti prima”.
La domanda alla quale nessuno sa rispondere è quando la guerra in Iran finirà. Trump ha anche smentito quanto riferito da Marco Rubio ai rappresentanti del Congresso, e cioè che Israele ha scatenato la guerra in Iran trascinandovi gli Stati Uniti. “Penso che Teheran avrebbe attaccato per prima e non volevo che accadesse. Quindi, semmai, potrei aver forzato io la mano a Israele”, ha invece dichiarato il presidente.
Deluso da Spagna e Gran Bretagna
In un bilaterale nello Studio Ovale con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, primo leader europeo ad arrivare alla Casa Bianca dall’attacco contro l’Iran, Trump se l’è presa con Londra e Madrid per il loro atteggiamento non collaborativo.
“Hanno detto che non possiamo usare le loro basi ma nessuno può dirci di non usare le basi. La Spagna non ha una grande leadership”, ha attaccato il tycoon, minacciando di “bloccare tutti gli scambi commerciali” con il Paese guidato dal socialista Sanchez.
“La NATO si sta muovendo bene, così come la Germania, sul fronte della spesa militare. La Spagna invece “è l’unico Paese della NATO a non aver accettato” il tetto di spesa per la difesa al 5% del PIL, ha rincarato.
Merz se l’è cavata mantenendo un profilo basso e limitandosi a dire che la Germania è “sulla stessa lunghezza d’onda” degli Stati Uniti. Quanto alla Gran Bretagna, il presidente americano l’ha definita “molto, molto poco collaborativa”. “Questa non è l’epoca di Churchill”, ha dichiarato, attaccando Londra per “quella stupida isola che hanno ceduto per prenderla in affitto dagli indigeni”.
Trump si riferisce alla Diego Garcia, dove Londra e Washington hanno una base militare congiunta. “Non sono contento della Gran Bretagna”, ha insistito. “Ci sono voluti tre o quattro giorni per capire dove possiamo atterrare”.
Chi guiderà l’Iran?
Guardando avanti, The Donald ha continuato a ripetere che le figure alle quali gli Stati Uniti guardavano come possibili leader dell’Iran “sono tutte morte”. “Lo scenario peggiore a questo punto”, ha ammesso il presidente americano, “è che i nuovi leader siano pessimi come i precedenti”.
Trump ha poi minimizzato la possibilità che il figlio dell’ultimo scià Reza Pahlavi possa assumere la guida del Paese, affermando di preferire che qualcuno dall’interno dell’Iran se ne occupi.