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Brasile: capo indio da Rousseff, no a centrale idroelettrica

Questo contenuto è stato pubblicato il 07 febbraio 2011 - 18:23
(Keystone-ATS)

Il più famoso e battagliero dei capi indios brasiliani, il cacicco Raoni, con un centinaio di guerrieri della tribù Kayapò, è giunto oggi a Brasilia per consegnare alla presidente, Dilma Rousseff, un manifesto con oltre mezzo milione di firme di indigeni brasiliani contro la costruzione della diga idroelettrica di Belo Monte.

"Sono venuto a dire al governo che noi popoli indigeni del Brasile non vogliamo che sia eretta l'idroelettrica di Belo Monte, che distruggerà la foresta della regione del Rio Xingù e inonderà terre che erano state attribuite agli indios", ha detto Raoni, noto per il suo disco labiale di oltre venti centimetri e per le sue battaglie in difesa dei diritti dei popoli indigeni.

"Voi (bianchi, ndr) ci avete già preso tutte le terre, adesso lasciateci almeno quelle che ci avete concesso", ha aggiunto Raoni. "Quelle terre sono sacre per i nostri popoli, l'uomo bianco deve smetterla di aggredirci nel pensiero e nello spirito, adesso che non può più aggredirci fisicamente", ha aggiunto il capo indiano.

Contro la costruzione di Belo Monte si sono mobilitate personalità internazionali impegnate sul fronte ambientale, come il regista di "Avatar", James Cameron. La diga di Belo Monte, se sarà costruita, sarà la terza per capacità di produzione elettrica al mondo, dopo quella delle Tre Gole, in Cina, e quella di Itaipu, in Brasile. Il bacino formato dalla diga allagherebbe parte del corso del Rio Xingù, uno dei più incontaminati del Brasile, e parte della riserva dello Xingù, dove vivono numerosi popoli indigeni.

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