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Iraq: vescovi chiedono 'fatwa' contro violenze ai cristiani

Questo contenuto è stato pubblicato il 25 novembre 2010 - 15:54
(Keystone-ATS)

CITTÀ DEL VATICANO - Una fatwa delle autorità musulmane per "aiutare a chiarire che le violenze contro i cristiani sono illegittime e contrarie ai principi della religione islamica". A chiederla sono i vescovi caldei dell'Iraq, che due giorni fa si sono incontrati ad Erbil per discutere della situazione della comunità ecclesiale locale.
Ne dà notizia il Sir, agenzia promossa dalla Cei. L'incontro, secondo quanto riporta il sito Baghdadhope.org, si è svolto in assenza del patriarca della Chiesa caldea, il cardinale Emmanuel III Delly, rimasto a Baghdad a causa della delicata situazione nella capitale. Il risultato di questa riunione, la prima di una serie a cadenza mensile, come deciso dall'episcopato iracheno dopo il Sinodo per il Medio Oriente, è un messaggio che porta la firma di monsignor Louis Sako, arcivescovo caldeo di Kirkuk e coordinatore degli incontri.
Secondo il messaggio, circa 60 famiglie cristiane sarebbero fuggite dalla capitale dopo la strage del 31 ottobre nella chiesa siro-cattolica di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso e le uccisioni mirate compiute a Mossul la scorsa settimana per rifugiarsi a Sulemaniya, altre 80 famiglie avrebbero trovato rifugio a Erbil, ed ad esse si aggiungono quelle che invece hanno raggiunto i villaggi cristiani nella piana di Ninive.
Oltre all'appello al governo perchè protegga tutti i suoi cittadini e dia loro assistenza nel messaggio si sottolinea l'importanza di preservare la presenza della comunità cristiana irachena e quindi della tradizione di cui è portatrice, si invitano gli iracheni cristiani in Iraq a non lasciare il paese, quelli in diaspora ad investire nella madre patria così da creare opportunità di lavoro, e le autorità musulmane perchè si esprimano pubblicamente nel vietare lo spargimento di sangue innocente e il furto dei beni altrui.
Mons. Sako ha spiegato a Baghdadhope come la richiesta di una fatwa alle autorità musulmane sia stata avanzata nella convinzione che essa possa "aiutare a chiarire che tali azioni sono illegittime e contrarie ai principi della religione islamica".

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