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Musei fanno incetta di vecchie lampadine per aggirare divieto

BERNA - Il divieto graduale delle lampadine elettriche classiche e di alcuni tipi di alogene ha suscitato in Germania il malumore di alcuni ambienti artistici. Anche in Svizzera gli specialisti temono problemi per alcune opere d'arte o addirittura per interi musei.
"Le lampadine a basso consumo energetico sono inadeguate ai nostri bisogni", afferma Urs Stahel, direttore del Museo della fotografia di Winterthur. La luce delle lampade alogene rende le immagini più nitide e "vive" mentre quella delle lampadine a basso consumo le appiattisce. Il museo di Winterthur ha in riserva un migliaio di lampade alogene, abbastanza per coprire i bisogni per una decina di anni. La Kunsthalle di Brema (Germania) è ancora più previdente: "le riserve basteranno per noi e i miei figli", ha assicurato il direttore Wulf Herzogenrath.
Entrambi i direttori, assieme ad altri rappresentanti degli ambienti artistici, hanno firmato una petizione che chiede di ritornare sul divieto imposto dall'Unione europea (UE). "In ogni museo ci sono opere d'arte con lampadine elettriche che non possono essere rimpiazzate", ha spiegato lo storico dell'arte Wulf Herzogenrath all'agenzia tedesca DAPD. Questeo divieto mette in pericolo l'eredità culturale.
Andres Pardey, vicedirettore del Museo Tinguely di Basilea è più ottimista e ritiene che fra una decina di anni grazie ai progressi tecnici esisteranno "soluzioni di ricambio esteticamente soddisfacenti". Le riserve costituite dal museo saranno sufficienti a coprire i bisogni fino ad allora. "Per noi il problema è risolto", afferma Pardey.
Conformemente alle direttive europee le lampadine classiche ad incandescenza stanno progressivamente scomparendo dagli scaffali dei negozi. Quelle da 100 watts non sono più in vendita dal settembre 2009 e quelle da 75 watts dallo scorso settembre. Quest'anno saranno eliminate quelle da 60 watts, poi nel 2012 quelle da 40 e 25 watts. La Svizzera ha adottato le stesse prescrizione dell'Ue in materia.
Non è la prima volta che le lampadine a risparmio energetico si trovano al centro di polemiche. Lo scorso marzo, dopo la pubblicazione di uno studio sui campi elettromagnetici, gli Uffici federali dell'energia (UFEN) e della sanità pubblica (UFSP) avevano raccomandato di mantenersi ad almeno trenta centimetri da queste lampade. La ricerca, realizzata dalla fondazione zurighese "It'Is Foundation, ha dimostrato infatti che le lampade a risparmio energetico generano campi di bassa e media frequenza che possono interferire con il sistema nervoso e i muscoli.
Queste lampadine inoltre contengono mercurio, per questo non vanno gettate nel sacco dei rifiuti, ma riportate al punto di vendita e in caso di rottura i cocci vanno raccolti con carta adesiva e il locale va aerato. Alcuni modelli possono emettere radiazioni UV e a distanze inferiori di 20 centimetri è possibile che i limiti per prevenire lesioni agli occhi e alla pelle vengano superati.

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