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Nigeria: arcivescovo Abuja, violenze non religiose ma sociali

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 marzo 2010 - 14:36
(Keystone-ATS)

CITTÀ DEL VATICANO - Un conflitto non di natura religiosa, ma prima di tutto sociale. Questa l'interpretazione che l'arcivescovo di Abuja, monsignor John Olorunfemi Onaiyekan, dà dei violenti scontri avvenuti nei villaggi dello Stato di Plateau, nella parte centro-settentrionale della Nigeria, e che secondo un bilancio ancora provvisorio hanno causato almeno 500 morti.
"Persone armate, pastori itineranti che seguono il loro bestiame, chiamati Fulani, hanno attaccato il villaggio dell'etnia Berom, composta da agricoltori - dice mons. Onaiyekan ai microfoni della Radio Vaticana -. Si tratta del classico conflitto tra pastori e agricoltori, solo che i Fulani sono tutti musulmani e i Berom sono tutti cristiani".
Dal punto di vista della Chiesa, "continuiamo a lavorare per promuovere buone relazioni fra cristiani e musulmani - dice il presule - e cerchiamo anche di metterci d'accordo nel tentare di domare la violenza e di impegnarci assieme per affrontare i problemi concreti, politici ed etnici". Il governo, che dovrebbe avere il compito di garantire la sicurezza di tutti i cittadini, sembri non avere la capacità di farlo". E non perché "non abbia la volontà di farlo", ma perché "é un governo molto debole".
L'arcivescovo di Abuja non crede che ci possano essere legami, se non "marginali", con il terorismo internazionale. "La realtà - sottolinea - certamente è che ci sono tante armi che circolano dappertutto", in particolare nei vicino Darfur, nella guerra del Ciad, nel Sudan meridionale, ed "è molto facile trovare della gente che venga a combattere solo per un pugno di dollari".

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