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USI contraddice USS, disparità salariale stabile e moderata

Keystone-SDA

L'Unione svizzera degli imprenditori (USI) sostiene che l'evoluzione dei salari in Svizzera è stata nettamente migliore di quanto spesso si pensi: nell'ultimo decennio e mezzo, nessun paese in Europa ha registrato un andamento dei salari così positivo.

(Keystone-ATS) Contraddicendo quanto affermato oggi dall’Unione sindacale svizzera (USS), l’USI afferma che nel 2025 i salari reali sono aumentati dell’1,6%, una crescita mai vista dal 2009. Negli anni precedenti, secondo un’analisi dell’associazione del padronato, l’evoluzione era stata più contenuta: la pandemia, lo shock dei prezzi dell’energia in seguito all’attacco russo all’Ucraina e l’inflazione importata hanno gravato sulle aziende e anche sui salari.

Tuttavia, dal raffronto internazionale emerge che tra il 2010 e il 2022 i salari orari mediani reali in Svizzera sono aumentati come in nessun’altra parte in Europa occidentale: +12%, con un netto vantaggio su Svezia (+9%) e Belgio (+8%). Nello stesso periodo sono diminuiti dell’1% in Francia ed Austria, del 2% in Germania e dell’11% in Italia, e perfino del 21% in Grecia.

Inoltre gli stipendi a parità di potere d’acquisto sono i più alti del Vecchio continente: secondo l’USI il salario orario mediano in Svizzera è pari a 23,9 unità di standard di potere d’acquisto (SPA), superiore a quello della Danimarca (22,4) e del Belgio (21,3). La Germania segue con un netto distacco attestandosi a 17,3 SPA. Per quanto riguarda gli altri paesi confinanti, in Austria è di 15,7 SPA e in Francia di 15,5, mentre un Italia di 13,6. Fanalino di coda è il Portogallo con 7,4 SPA.

Sempre secondo l’associazione padronale, la forbice salariale – a dispetto di quanto sostenuto dall’USS – non si sta ampliando: stando all’ultima rilevazione della struttura dei salari dell’Ufficio federale di statistica (UST), tra il 2008 e il 2024 i salari bassi hanno registrato l’aumento relativamente più marcato (+18,1%); quelli alti sono saliti del 16,8% e quelli medi del 15,4%.

In base ai dati dell’UST, inoltre, nel 2024 il 10% meglio retribuito ha guadagnato 2,7 volte tanto il 10% peggio retribuito, in pratica come nel 2008. Lo stesso UST – afferma l’USI – constata che la piramide salariale generale “non è cambiata quasi per nulla” tra il 2008 e il 2024.

Se si osservano periodi più brevi, può delinearsi un quadro diverso: tra il 2014 e il 2024 il salario nominale nel decile più alto è cresciuto dell’11,4%, mentre in quello più basso solo dell’8,3%. L’USI spiega però che un decennio, o un periodo ancora inferiore, è una finestra breve per valutare aspetti di distribuzione: a seconda dell’anno di inizio e di fine scelto si colgono diverse fasi congiunturali (shock del franco, pandemia, spinta dell’inflazione) e si finisce quindi per misurare più il ciclo che il trend.

In secondo luogo la statistica considerata non segue le singole persone e i loro salari nel tempo, bensì accosta due istantanee della popolazione attiva. E questa popolazione è cambiata notevolmente in dieci anni: oggi sul mercato del lavoro vi sono più persone altamente qualificate e più persone anziane, due gruppi con salari superiori alla media. Il decile più alto del 2024, quindi, semplicemente non è il decile più alto del 2014.

Inoltre in base ai dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) la differenza salariale tra il 10% più alto e il 10% più basso in Svizzera è minore (rapporto di 2,62) rispetto a molte grandi economie comparabili: Germania (3,35), Gran Bretagna (3,42) o Stati Uniti (4,98).

Naturalmente anche in Svizzera vi sono salari molto elevati tra chi percepisce i più alti redditi in assoluto, ammette l’USI. Dal punto di vista statistico, questi valori di punta rappresentano tuttavia casi isolati.

L’organizzazione afferma infine che in Svizzera una quota eccezionalmente elevata della performance economica va a beneficio dei lavoratori, staccando nettamente altri paesi comparabili.

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