Vendetta Obama per hacker russi, via 35 ‘diplomatici’
(Keystone-ATS) Con una decisione senza precedenti, il presidente Usa Barack Obama ha disposto sanzioni direttamente contro le due principali intelligence russe, il Gru e l’Fsb, il primo per lo spionaggio militare all’estero e l’altro per il controspionaggio.
È la dura risposta Usa agli hackeraggi russi che hanno interferito nelle presidenziali americane con lo scopo di favorire l’elezione del candidato repubblicano Donald Trump.
Colpiti anche quattro ufficiali del Gru e tre società che hanno fornito supporto materiale alle cyber operazioni della stessa intelligence nonché due russi per l’uso di mezzi cibernetici che consentono di rubare fondi e informazioni personali.
Le sanzioni disposte da Barack Obama riguardano, secondo un comunicato della Casa Bianca, Igor Korobov, attuale numero uno del Gru, ed i suoi tre vice, Serhei Gizunov, Igor Kostyukov e Vladimir Aleksev. Sarebbero le persone che avrebbero direttamente ordinato gli attacchi contro il Comitato Nazionale Democratico e altre organizzazioni politiche americane. Ma i dirigenti del Gru raramente viaggiano negli Usa o tengono asset negli Stati Uniti, quindi gli effetti delle sanzioni potrebbero essere largamente solo simbolici.
Le sanzioni colpiscono anche tre società e organizzazioni accusate di aver sostenuto le operazioni di hacheraggio: lo Special Technologies Center di San Pietroburgo, un’azienda chiamata Zor Security, nota anche come Esage Lab, e la Autonomous Non-commercial Organization Professional Association of Designers of Data Processing Systems, il cui interminabile nome celerebbe un gruppo che offre uno speciale addestramento per hackerare.
Il dipartimento di Stato, invece, ha espulso come persone non grate 35 funzionari russi operanti negli Usa che ”hanno agito in modo incoerente con il loro status diplomatico o consolare”. ”Sono agenti dell’intelligence russa”, ha detto un alto dirigente della Casa Bianca, in una press call. Hanno 72 ore di tempo per lasciare gli Usa, insieme ai loro famigliari.
Tra i destinatari delle sanzioni Usa il Tesoro inserirà anche i due cittadini russi Evgeniy Bogachev e Aleksey Belan, entrambi ritenuti noti cyber criminali responsabili di intrusioni nel sistema finanziario internazionale, anche ai danni di compagnie americane. Lo ha precisato l’alto dirigente. Bogachev e alcuni suoi complici sono considerati responsabili di aver rubato oltre 100 milioni di dollari a istituzioni Usa, Belan di aver compromesso e sottratto i dati di almeno tre importanti società e-commerce.
Chiusi anche due complessi ricreativi di proprietà del governo russo a New York e in Maryland, usati per scopi di spionaggio. Infine, il dipartimento dell’Homeland Security e l’Fbi stanno rilasciando informazioni tecniche declassificate sulle attività informatiche dell’intelligence militare e civile russa per consentire di individuarle e stroncarle negli Usa e all’estero.
Immediata la reazione di Mosca: il Cremlino promette “misure di ritorsione”, il ministero degli esteri ammonisce che le nuove sanzioni sono controproduttive e danneggeranno la ripresa delle relazioni bilaterali. E la prima ritorsione è la chiusura da parte delle autorità russe della scuola anglo-americana di Mosca (frequentata anche da bambini del personale d’ambasciata britannico e canadese, ma anche da ragazzi di altre nazionalità), ha riferito la Cnn citando un dirigente Usa. Chiuso anche l’accesso alla residenza di vacanza dell’ambasciata Usa a Serebryany Bor, vicino a Mosca.
Ma Obama avvisa che non finisce qui, promettendo che gli Usa ”continueranno a prendere una serie di azioni a tempo debito, alcune delle quali non pubblicizzate”, contro la Russia e che la sua amministrazione fornirà nei prossimi giorni al Congresso un rapporto sulle interferenza di Mosca nelle elezioni. ”Tutti gli americani dovrebbero essere allarmati dalle azioni russe”, ha spiegato il presidente, evocando anche le persecuzioni subite dai diplomatici americani in Russia e definendo le varie decisioni prese come una ”risposta necessaria e appropriata agli sforzi di danneggiare gli interessi Usa”.
Un altro dirigente della Casa Bianca in una press call sulle sanzioni ha inoltre affermato: ”Abbiamo tutte le indicazioni che (i russi, ndr) continueranno ad interferire nelle elezioni democratiche di altri Paesi, inclusi alcuni del nostri alleati europei”.
Dopo l’astensione Usa all’Organizzazione delle nazioni unite (Onu) sui nuovi insediamenti israeliani a Gerusalemme est, questa mossa di Obama è il nuovo bastone tra le ruote che il presidente uscente tenta di mettere al suo erede, nonostante le reciproche attestazioni di cordiale cooperazione per una transizione efficace, come nella telefonata di ieri sera.
Il tycoon aveva provato a frenare sull’ipotesi delle sanzioni, anche se non in modo frontale come aveva fatto nella vicenda Onu/Israele: ”penso dovremmo andare avanti con le nostre vite”, aveva recentemente risposto ai cronisti nella sua residenza di Palm Beach, in Florida. ”Credo che i computer ci abbiano complicato enormemente la vita. L’era dei computer ci ha portato al punto per cui nessuno è più in grado di dire davvero cosa stia succedendo”, aveva sfumato, rilanciando le sue perplessità sulle conclusioni dell’intelligence americana.
Ma questa volta dovrà fare i conti con un Congresso dove anche gran parte del suo partito è favorevole a punire Mosca. La mossa di Obama mette Trump nella posizione di dover decidere se revocare le misure una volta insediatosi alla Casa Bianca e potrebbe creare difficoltà ai suoi ministri designati durante le audizioni di conferma al Senato, dove il sostegno alle sanzioni contro la Russia è forte.
Un portavoce della Casa Bianca, Eric Schultz, ha fatto sapere che Barack Obama ha avvisato il team di Donald Trump delle sanzioni alla Russia. “Nell’interesse del nostro Paese e del suo grande popolo, la prossima settimana incontrerò i leader della comunità dell’intelligence russa per essere aggiornato sui fatti di questa situazione”: ha detto Donald Trump commentando le sanzioni e aggiungendo che “è tempo per il nostro Paese di procedere verso cose migliori e più grandi”.
Le sanzioni decise da Obama contro la Russia per le sue ingerenze nelle elezioni sono “un buon passo iniziale, ma tardivo”, secondo i senatori repubblicani John McCain e Lindsey Graham. A loro avviso, in questo modo Mosca paga solo un ”piccolo prezzo”, per questo hanno annunciato che guideranno gli sforzi al Congresso per imporre sanzioni più forti. Una promessa che rischia di complicare il disgelo russo-americano perseguito dal presidente eletto Donald Trump.
Obama aveva già spiegato di non essere voluto intervenire prima per non essere accusato di usare politicamente l’intelligence in una competizione elettorale dove tra l’altro si era schierato apertamente con la candidata democratica. Ma la sua risposta, pur se inevitabile, appare tardiva e non esente da rischi, come quello di accendere una guerra cibernetica, anche perché il Cremlino finora ha sempre negato ogni coinvolgimento. E tra i due paesi quello più vulnerabile sono gli Usa, dove quasi tutto dipende dalla rete informatica.