Ancora un anno in Kosovo per i soldati svizzeri
Il Consiglio federale ha deciso di prorogare di un anno il mandato di Swisscoy in Kosovo. I 160 soldati volontari resteranno sul posto fino alla fine del 2001. I loro compiti continueranno ad essere di appoggio logistico. Critiche dall'Asni e dal GSsE.
La decisione del governo non è una sorpresa. Alla fine di settembre, un terzo contingente era già subentrato a quello precedente e resterà in servizio fino alla fine di marzo 2001. Il reclutamento del quarto contingente inizierà il 6 novembre.
Per la Swisscoy l’anno prossimo è previsto un credito di 27 milioni di franchi. Con ciò «vogliamo conservare l’alto livello delle prestazioni, riconosciutoci da tutti», ha affermato mercoledì il capo della politica di sicurezza del Dipartimento federale della difesa Philippe Welti.
La presenza della KFOR ha provocato una stabilizzazione della situazione nel Kosovo, ha sottolineato. Ha pure permesso il ritorno dei rifugiati. Secondo l’ambasciatore Welti la partecipazione dei soldati svizzeri è un primo passo in direzione del nuovo concetto dell’esercito: la sicurezza attraverso la cooperazione.
Dall’autunno 1999, oltre 300 militi svizzeri hanno già fornito il loro contributo al contingente austriaco, nell’ambito della brigata tedesca della KFOR. Dei 153 soldati sul posto, 11 sono donne. Si contano solo 7 Romandi e 6 Ticinesi.
Si occupano della costruzione, della manutenzione dei campi, dei trasporti, dell’assistenza medica e dell’approvvigionamento in acqua potabile. In un anno, il contingente elvetico ha prodotto 32 milioni di litri d’acqua potabile e ha preparato 2,3 milioni di litri di carburante per i veicoli austriaci, tedeschi, slovacchi, bulgari e svizzeri.
Le truppe sanitarie hanno partecipato a venti operazioni di salvataggio, accompagnato 180 militi addetti allo sminamento e curato 1800 persone. In collaborazione con la Direzione per la cooperazione e lo sviluppo, entro la fine dell’anno saranno stati costruiti sette ponti. Finora, nel corso delle attività della Swisscoy, non si è fortunatamente verificato alcun grave incidente.
Le condizioni d’impiego sono difficili, ha affermato il comandante del contingente, tenente colonnello Rolf Sainsbury. Si sono registrati oltre 28 gradi in estate e meno 25 in inverno. Ciò spiega il successo dello Chalet svizzero, non soltanto tra i militi della Swisscoy, ma fra tutte le truppe della KFOR. Sotto forma di fonduta o di raclette sono così già state smerciate due tonnellate e mezzo di formaggio. Oltre alla logistica, la Svizzera mette a disposizione membri della polizia militare.
La decisione del Consiglio federale di prorogare di un anno il mandato di Swisscoy in Kosovo ha suscitato le proteste dell’Associazione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI) come pure del Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE).
Per il direttore dell’ASNI e consigliere nazionale UDC Hans Fehr, la decisione del governo è «incomprensibile» e «un affronto ai contribuenti». Un soldato di Swisscoy costa 42.000 franchi al mese, un membro del Corpo svizzero di aiuto in caso di catastrofe (ASC) soltanto 12.000, ha dichiarato Fehr, auspicando che il referendum borghese contro la revisione della legge militare ponga fine al costoso «esercizio alibi», «inefficiente e contrario alla neutralità».
Anche il segretario del GSsE Nico Lutz ha fatto riferimento all’ASC, affermando che l’impegno di Swisscoy è più «un aiuto urgente a un esercito con problemi di legittimazione che un aiuto urgente in loco».
Swissinfo e agenzie
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