Finita la guerra, ritorno alla normalità
Nella seduta di mercoledì il Consiglio federale ha decretato la fine delle misure straordinarie.
I limiti al sorvolo per ragioni militari e alle esportazioni di materiale bellico sono stati revocati. Innalzato invece il contributo alla ricostruzione.
Le truppe anglo-americane hanno spodestato il regime di Bagdad. Le grandi azioni militari, in particolare le missioni aeree, sono quindi finite. Ragione sufficiente per revocare le misure straordinarie per la difesa della neutralità, emanate all’inizio del conflitto armato. Una risoluzione del governo che non trova solo consensi.
Difesa della neutralità revocata
La difesa straordinaria della neutralità non si applica dunque più, lo ha deciso mercoledì il Consiglio federale giudicando che le truppe irachene non sono più in grado di organizzare una resistenza armata organizzata.
Secondo la consigliera federale Micheline Calmy-Rey, spetta alla Svizzera decidere quando applicare il diritto della neutralità e quando revocarlo. «Si tratta – ha precisato – di una decisione formale». «Per noi – ha aggiunto – il conflitto non è finito». Concretamente, ciò significa che le restrizioni riguardanti il sorvolo della Svizzera non sono più valide.
Maggiori aiuti umanitari
Sul piano umanitario, la Svizzera ha deciso di innalzare il proprio contributo alla ricostruzione dell’Iraq da dieci a trenta milioni di franchi. «Dieci milioni supplementari andranno al Comitato internazionale delle Croce rossa che ha lanciato un appello urgente per la raccolta di fondi – ha detto la Calmy-Rey – mentre la somma rimanente è destinata alle organizzazioni internazionali che saranno chiamate ad operare nel paese come anche all’aiuto della Confederazione sul posto».
«Il nostro impegno in Iraq – ha puntualizzato la ministra socialista – dipenderà anche dall’importanza che la coalizione vorrà dare all’Onu». Calmy-Rey ha fatto riferimento, in particolare, al ruolo che si ritaglieranno le Nazioni Unite nel processo di ricostruzione, soprattutto nella costituzione di un’autorità civile.
Revocati i limiti alle esportazioni militari
Il terzo punto è invece più sensibile: il governo ha ritenuto di poter revocare anche le restrizioni per l’esportazione di materiale militare verso paesi belligeranti. Già al momento del suo varo, le misure non avevano trovato un consenso.
Da una parte si criticavano le esportazioni di componentistica verso gli Stati Uniti, dall’altra si temeva uno scacco per l’industria pesante e specializzata elvetica.
Reazioni dei partiti
E le reazioni alle decisioni del governo non si sono fatte attendere. Se da una parte i radicali dimostrano «comprensione» per le decisioni del governo, UDC e socialisti le ritengono troppo affrettate.
«Anche se le grandi azioni militari sembrano finite – ha dichiarato il portavoce del partito socialista, Jean-Philippe Jeannerat – non si può affermare che le operazioni in Iraq siano finite».
Per l’UDC invece «non si capisce la fretta con cui il governo ha revocato le misure», ha dichiarato un suo portavoce, Simon Glauser. Particolarmente preoccupato per i segnali lanciati dal Consiglio federale è invece il segretario democristiano Reto Nause: «Non credo sia il segnale giusto, visto che non c’è ancora stata una dichiarazione di fine delle ostilità».
Ancora più pessimista Hans Fehr, segretario dell’Azione per una Svizzera neutrale e indipendente. Per lui l’origine di tutti i mali è l’adesione della Svizzera all’ONU e quindi tutta la serie di compiti e obblighi che ne seguono.
swissinfo e agenzie
Seguendo il diritto internazionale, la Svizzera non dovrebbe esportare materiale militare a paesi belligeranti.
Da marzo USA e Gran Bretagna, due fra i clienti importanti dell’industra elvetica, hanno però iniziato la guerra contro l’Iraq.
La regolamentazione straordinaria, revocata mercoledì 16 aprile, prevedeva che munizioni e componenti esportati non fossero impiegati nel conflitto in corso.
Una prassi che ha diviso politica e opinione pubblica. Secondo un sondaggio di inizio marzo, il 70% della popolazione voleva il divieto delle esportazioni verso i due paesi.
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