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Fondi in giacenza: piano di distribuzione e contributi della Svizzera

Durante la seconda guerra mondiale quasi tutti i profughi in Svizzera sono stati internati e gli uomini in buona salute messi a lavorare Keystone

Il piano di ripartizione lascia un certo margine quanto alla definizione delle vittime dei risarcimenti. Infatti, non sono considerate solo le persone respinte alle frontiere elvetiche, ma anche quelle detenute (foto) oppure maltrattate in Svizzera.

Una parte dei soldi versati da diversi Paesi (soprattutto la Germania) ed istituzioni (con in testa le banche svizzere) non andranno direttamente agli aventi diritto. Per questi ultimi è stato finalmente pubblicato a Brooklin il piano di distribuzione degli 1,25 miliardi di dollari che verseranno le banche.

Andranno in gran parte (800 milioni) a pagare i conti in giacenza (potrebbero essere 26 mila ma è possibile che il loro numero sia inferiore o superiore, fino a 46 mila) e in parte a indennizzare il lavoro coatto (fino a mille dollari a persona) o i rifugiati espulsi dalla Svizzera prima e durante la guerra (2.500 dollari). In Svizzere le persone detenute sono state circa 17 mila. Il piano predisposto dal mediatore Judah Gribetz dovrà essere ora discusso dalle parti ed approvato nei prossimi mesi dal giudice Edward Korman, della Corte Federale di Brooklin.

Per quanto riguarda il termine di «detenuto» può applicarsi alla quasi totalità dei rifugiati ammessi nella Confederazione durante la Seconda guerra mondiale, dato che quasi tutti sono stati internati almeno per un certo periodo di tempo. Guido Koller, portavoce degli Archivi federali, ha detto martedì alla Radio della Svizzera tedesca (DRS), che tra i civili rifugiati, gli uomini in buona salute venivano spesso internati in campi di lavoro, mentre donne e bambini erano affidati a famiglie o a centri di accoglienza. Gli uomini hanno spesso dovuto svolgere lavori pesanti e in taluni campi sono noti episodi di violenza, ha detto Koller, che giudica tuttavia «sorprendente» la cifre di 3 mila «maltrattati», formulata da Gribetz.

In relazione al piano di ripartizione del denaro, versato dalle banche svizzere per le vittime dell’Olocausto presentato a New York, l’Archivio federale di Berna ha anch’esso reso noto martedì che una lista contenente i nomi dei 51 mila rifugiati, accolti nella Confederazione durante la guerra, è stata consegnata al giudice Edward Korman. Consegnati anche i nominativi di quelli espulsi o respinti.

La consegna è stata possibile alla condizione che venisse garantito il trattamento confidenziale dei dati. Ciò vale anche per la lista delle persone espulse, o respinte alle frontiere (i casi documentati per i respinti sono un po’ più di 24 mila). In questo caso, l’Archivio federale è riuscito a rintracciare 4 mila nomi. Una pubblicazione dei nominativi, fa sapere l’Archivio – ma un accenno è contenuto anche nel piano di ripartizione – è possibile solo se i diretti interessati o gli eredi sono d’accordo.

Per quanto attiene ai perseguitati espulsi o respinti, il piano di ripartizione prevede la pubblicazione. Le persone coinvolte avranno tempo fino al 20 novembre per chiedere la cancellazione dalla lista del proprio nominativo o di quello di parenti.

Sull’accordo globale intervengono anche Roche e Novartis, che contribuiranno con 25 milioni di franchi ciascuna all’accordo da 1,25 miliardi negoziato dalle banche svizzere con le organizzazioni ebraiche americane. I due gruppi farmaceutici hanno reso noto martedì le rispettive decisioni con due comunicati susseguitisi nel giro di pochi minuti.

Novartis ha anche annunciato di aver versato un «contributo volontario» alla fondazione «Ricordo, responsabilità e futuro» istituita in Germania dal mondo economico. Roche ha detto di aver aderito alla fondazione, che si propone di risarcire le vittime del lavoro coatto durante il nazismo.

Le principali multinazionali e gruppi assicurativi svizzeri hanno già annunciato, nelle scorse settimane, la loro intenzione di partecipare all’accordo globale con le organizzazioni ebraiche: Nestlé verserà 25 milioni, ABB 5,5 milioni, La Basilese, Swiss Re, Rentenanstalt e Helvetia Patria si sono dette pronte a contribuire con un importo massimo di 50 milioni di dollari, mentre Georg Fischer e Algroup hanno manifestato disponibilità, senza però quantificarla.

Il piano di ripartizione degli 1,25 miliardi di dollari dell’accordo globale è stato ben accolto dal Congresso ebraico mondiale (WJC). Secondo il direttore esecutivo Elan Steinberg gli 800 milioni riservati a pretese sui conti in giacenza rappresentano però una somma che non verrà interamente utilizzata.

Il rimanente – secondo i calcoli di Steinberg alcune centinaia di milioni di dollari – potrà quindi andare a rimpolpare i contributi per i rifugiati respinti alle frontiere e quelli destinati ai lavoratori coatti, nonché soprattutto aumentare l’aiuto ai sopravvissuti dell’Olocausto che vivono attualmente nell’Europa orientale.

Per quanto riguarda le parcelle degli avvocati, Steinberg ha detto che il WJC avrebbe preferito veder prestato, a titolo gratuito, il loro lavoro: i legali avrebbero dovuto fatturare solo le spese, ha aggiunto il dirigente della comunità ebraica. Il giudice Edward Korman ha comunque fissato a 25 milioni di dollari il totale della somma loro destinata.

swissinfo e agenzie

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