Giochi di ruolo per capire il dramma dei rifugiati
Dopo l'ultima iniziativa dell'Unione democratica du centro (UDC), anche le scuole svizzero-tedesche hanno preso coscienza dell'insufficiente informazione sul problema dell'asilo.
L’Organizzazione d’aiuto ai rifugiati riceve sempre più richieste per tenere corsi di formazione e sensibilizzazione.
“Escludere una parte della popolazione non conviene a nessuno, non agli svizzeri e nemmeno ai rifugiati”, rileva Kais Fguiri, coordinatore del progetto Scuole dell’Organizzazione d’aiuto ai rifugiati (OSAR) e membro della Commissione federale degli stranieri (CFS).
In una situazione nella quale la Svizzera, come il resto dell’Europa, subisce una forte pressione migratoria, la tendenza è, inesorabilmente, verso una sempre maggior chiusura delle frontiere.
Informazione e sensibilizzazione
Quali sono i percorsi degli asilanti? Quali le traversie che i rifugiati devono affrontare per arrivare in Svizzera, in Europa? Che cosa significa essere trattati come una merce?
Domande alle quali l’OSAR tenta di rispondere organizzando delle giornate d’informazione.
Corsi nei quali i partecipanti imparano a capire i sentimenti degli asilanti: a conoscerne la paura, le umiliazioni, la perdita di riferimenti socio-culturali.
Un gioco di ruoli ed una parte didattica offrono l’occasione a studenti e ad adulti in formazione di “vivere” situazioni di guerra, oppressione, violenza ed esilio forzato.
Flessibilità romanda
Il programma di questi corsi di formazione e sensibilizzazione ha preso avvio nel marzo di cinque anni fa nella Svizzera romanda. Un anno dopo il progetto attecchiva anche nella Svizzera tedesca.
“Le richieste delle scuole e delle parrocchie sonoaumentate soprattutto dopo il fallimento per un soffio nel novembre scorso dell’iniziativa UDC sull’asilo, accettata dappertutto nella Svizzera tedesca, addirittura anche da Zurigo che, abitualmente, respinge le iniziative xenofobe”, precisa Jean-Daniel Fivaz.
“Nei primi quattro anni d’attività abbiamo effettuato 150 interventi. Quest’anno siamo invece già sopra i quaranta”, prosegue il responsabile del progetto per la Svizzera tedesca.
“Quest’aumento delle richieste significa che è ora di parlare d’asilo, che è maturata una presa di coscienza”, conclude Jean-Daniel Fivaz.
Un target che si allarga
Finora sono oltre 30 mila le persone che hanno partecipato a questi corsi di sensibilizzazione e d’informazione indetti dall’OSAR.
In Romandia il programma è stato ampliato. All’inizio s’indirizzava innanzitutto agli allievi delle scuole secondarie, mentre ora è proposto anche ai giovani adulti in formazione.
Tra gli interessati, in particolare, gli aspiranti poliziotti dei cantoni di Ginevra, di Vaud e di Neuchâtel, studenti delle Alte scuole specializzate negli ambiti medico e sociale, così come le Alte scuole pedagogiche ed i dirigenti della protezione civile federale.
“Per questi professionisti è essenziale disporre di strumenti per capire il pluralismo culturale col quale si dovranno confrontare”, sottolinea Jean-Daniel Müller, responsabile del progetto per la Romandia.
E gli strumenti si acquisiscono alle giornate indette dall’OSAR. Il primo approccio è emozionale. Il gioco dei ruoli consente di avere una visione del percorso di un richiedente l’asilo. La seconda parte del corso, didattica e puntellata da testimonianze, propone una riflessione oggettiva sulla politica dell’asilo in Svizzera.
Nel corso si esaminano in particolare i criteri d’ammissione per l’ottenimento dello statuto di rifugiato. Un’analisi che evidenzia quanto siano restrittivi e rigorosi a livello delle prove da addurre.
La realtà delle cifre
I partecipanti si confrontano anche con i numeri. In particolare con il fatto che in Svizzera i rifugiati sono 26 mila e, secondo gli anni, solo tra il 2 ed il 10% delle domande sono accettate.
Ci si rende inoltre conto che il richiedente l’asilo riceve 15 franchi al giorno per mangiare e vestirsi. E che costa meno di uno svizzero a carico dell’assistenza sociale. Un altro mito sapientemente gestito dagl’isolazionisti elvetici.
Viene anche ricordato che un richiedente l’asilo non può lavorare durante i primi tre mesi. Dopo possono solo sperare di trovare un posto rifiutato da chi ha il permesso di lavoro.
Molteplici elementi che consentono di riqualificare la problematica dell’asilo in un contesto obbiettivo ed umano, al di là del populismo veicolato da certi partiti politici.
Questa pratica ha d’altronde maggior importanza perché la legge sull’asilo è attualmente in corso di revisione e l’UDC potrebbe presto lanciare una nuova iniziativa contro l’asilo.
swissinfo, Anne Rubin
(Traduzione: Sergio Regazzoni)
Un’organizzazione politicamente indipendente e neutrale sul piano confessionale. È l’OSAR: il suo ruolo è quello dell’avvocato dei rifugiati.
Si occupa di accompagnamento dei richiedenti l’asilo nei rapporti con lo stato e ne sostiene l’inserimento sociale.
Attiva dal 1936 (fu fondata per aiutare le vittime del nazismo), doni e lasciti privati ne assicurano il finanziamento e l’indipendenza.
Il progetto Scuole – che ha finora visto la partecipazione di 30 mila persone – costa all’incirca mezzo milione di franchi svizzeri l’anno. Gli istituti scolastici coprono il 20% delle spese.
Il progetto coinvolge annualmente 110 scuole in tutta la Svizzera. In Romandia il 40% sono adulti in formazione.
La giornata di sabato è dedicata in Svizzera ai rifugiati
50 milioni, la stima dei rifugiati nel mondo
La Svizzera è firmataria della Convenzione di Ginevra sui rifugiati
Tra il 2 ed il 10%, le domande d’asilo accettate in Svizzera
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.