Il segretario della Nato ringrazia la Svizzera per il suo impegno
Durante una visita a Berna, il segretario generale della Nato, Gorge Robertson, ha sottolineato l'importanza di una strategia di pace attiva e ha ringraziato la Confederazione per il suo contributo al programma di Partenariato per la pace.
“Nonostante la sua neutralità, la Svizzera offre diversi impulsi alla Nato” ha dichiarato Robertson al termine di un incontro con il presidente della Confederazione, Adolf Ogi, e con il consigliere federale, Joseph Deiss. Il segretario generale della Nato ha messo inoltre in risalto il ruolo svolto da Ginevra, quale centro di diverse istituzioni che si occupano di sicurezza e del controllo democratico e umanitario delle forze in guerra.
Gli avvenimenti degli ultimi 10 anni, a cominciare dai conflitti nei Balcani, hanno dimostrato che la sicurezza rappresenta una priorità per tutti in Europa, ha affermato Robertson durante un simposio tenuto a Berna. Il principale obbiettivo in tal senso è di prevenire lo scoppio di nuove crisi, piuttosto che di reagire dopo il loro inizio.
L’ex primo ministro russo, Viktor Cernomyrdin, pure presente al simposio, ha replicato alle osservazioni del numero uno della Nato, affermando che la cosiddetta azione umanitaria dell’Alleanza atlantica nei Balcani ha portato effetti distruttivi e non ha risolto i problemi. A suo avviso, la missione della Kfor è da considerare fallita, visto che la sicurezza degli abitanti del Kosovo non è ancora oggi garantita.
Alle dichiarazioni di Cernomyrdin ha reagito un altro invitato di rigurardo, il ministro tedesco della difesa, Rudolf Scharping, il quale ha affermato che in Kosovo il tasso di criminalità è inferiore a quello di Mosca. I Balcani, ha ribadito Scharping, hanno comunque dimostrato che bisogna puntare sulla prevenzione.
Da parte sua, Adolf Ogi ha dichiarato che, se la costruzione di un’Europa libera, democratica e pacifica era un’utopia prima della fine della guerra fredda, oggi si tratta invece di un progetto realistico. A questo scopo la Svizzera deve impegnarsi maggiormente a fianco degli altri Paesi e delle organizzazioni internazionali. È per questo che Berna, ha aggiunto Ogi, ha deciso mercoledì di prorogare di un anno il mandato di Swisscoy in Kosovo.
Il Partenariato per la pace (PpP) dà la possibilità ai paesi membri dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) di definire su base bilaterale, “à la carte”, le proprie relazioni con la Nato. Si tratta di un’iniziativa politica, che non contempla obblighi vincolanti di diritto internazionale e che può essere revocata in ogni momento.
Oggi del Partenariato per la pace fanno parte 27 paesi. La Svizzera ha aderito al PpP nel dicembre 1996 e nel maggio del 1997 è entrata nel neocostituito Consiglio del Partenariato Euro-Atlantico (CPEA). Nel giugno dello stesso anno la Svizzera si è accordata con la Nato sul proprio programma di partenariato.
Si tratta soprattutto dell’offerta di corsi nei settori del salvataggio, del controllo democratico delle forze armate, della sanità, dei diritti umani, della formazione su temi di politica di sicurezza, del controllo degli armamenti e della gestione delle crisi.
Dal 1999 la Svizzera partecipa al programma di pianificazione e verifica (Planning and Review Process), che dovrebbe servire a migliorare la capacità di collaborazione tra le forze armate dei paesi del PpP e della Nato e per rendere possibile la partecipazione a operazioni internazionali su mandato OSCE o ONU. Nel novembre di quest’anno a Lucerna si terranno per la prima volta esercitazioni del PpP in territorio svizzero. I costi per il programma di cooperazione si aggirano sui 6 milioni di franchi l’anno.
swissinfo e agenzie
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