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La Svizzera porta speranza ai bambini rom

Ai bambini rom di Mukachevo la Svizzera ha offerto una speranza Keystone

In un lontano angolo dell'Ucraina c'è una piccola scuola , il cui destino è stato preso molto a cuore dalla Svizzera.

La scuola elementare di Mukachevo, cittadina della Transcarpazia, è molto popolare tra i bambini rom. E nel 2004 ha inviato un numero record di giovani alla scuola tecnica.

La Direzione svizzera per lo sviluppo e la cooperazione (DSC) ha permesso la trasformazione di un edificio fatiscente in un accogliente dimora per i bambini del vicino insediamento rom.

La DSC ha speso circa 32 mila franchi per dotare la scuola di una sistema di riscaldamento e moderni servizi igienici; i piccoli possono così essere lavati e beneficiare di un trattamento contro i pidocchi.

La struttura, ben equipaggiata, dipinta con luminosi colori, rappresenta per questi bimbi un mondo a parte, così diverso dalle estreme condizioni in cui vivono nel ghetto rom, che ospita circa 5 mila persone.

A piedi nudi tra montagne di rifiuti

Le catapecchie che formano questa sorta di baraccopoli desolata sono poco più grandi di un armadio, eppure ospitano intere famiglie.

L’elettricità è disponibile solo la notte: le autorità hanno infatti sospeso il rifornimento diurno per il mancato pagamento delle bollette. Pochissime le fonti d’acqua e totale assenza di servizi igienici.

In queste condizioni di estremo degrado i bambini giocano a piedi nudi tra montagne di rifiuti, le donne cucinano all’aperto su un’improvvisata stufa mentre gli uomini percorrono le discariche di Mukachevo alla ricerca di materiali riciclabili.

Un uomo barcollante, avvolto in poveri stracci sudici, si fa da parte mentre un cavallo affaticato trascina un carro stracolmo di pezzi di metallo che rendono vacillante il suo ritorno a casa, tra le strette ed anguste strade dell’insediamento.

Una donna mi mostra i dintorni della sua casa, le cui sottili pareti sbucciate dalla precarietà, sono coperte da coloratissimi scialli. Nell’unica stanza, con due soli letti, dormono sette persone.

Lavora sette giorni su sette vendendo vestiti di seconda mano al mercato. Ma spesso torna a casa solo con quanto basta per un tozzo di pane.

Attraverso il tetto della casa del vicino, quella di una giovane divorziata, si intravede il cielo. La donna guadagna qualche spicciolo vendendo tazze di plastica riciclate. Quanto alla madre, rivende la carta scovata nei cestini. Entrambe temono l’arrivo dell’inverno.

Condizioni di estrema povertà

Il collasso del sistema dell’economia pianificata dell’Unione Sovietica e il lento e difficoltoso emergere dell’economia di mercato, hanno avuto un impatto decisamente duro sull’Ucraina e sulle minoranze.

Particolarmente vulnerabile, in questo difficile contesto, la minoranza rom. Un gruppo senza accesso all’educazione e, come se non bastasse, bersaglio di discriminazioni.

La Transcarpazia, del resto, è conosciuta per la sistematica violenza della polizia usata nei confronti dei rom.

Il rapporto del Consiglio d’Europa, risalente al monitoraggio effettuato nel 1999, denuncia le continue intimidazioni di cui sono oggetto i rom. Il loro leader locale non esista ad accusare gli ucraini di gravi e profondi pregiudizi.

«Se porti tuo figlio dal medico – spiega a swissinfo Yosif Virad – i bianchi vengono visitati per prima, anche se sono gli ultimi ad essere arrivati. L’altro giorno al mercato ho voluto comprarmi una cravatta. Pensate che mi hanno chiesto perché avessi bisogno di una cravatta».

L’educazione per un possibile futuro

Virad non ha dubbi: l’educazione è la chiave del futuro. Di un futuro più luminoso.

«Forse con il medesimo livello di educazione degli ucraini – commenta Virad – per i rom potrebbe essere tutto un po’ più facile. Forse». Una visione, la sua, condivisa dalla comunità internazionale.

Un fondo per l’educazione dei rom (REF, dall’inglese «Roma Education Found») è stato creato nel 2003 con il sostegno della Banca mondiale e del Consiglio della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, di cui la Svizzera è donatrice.

Il REF ha identificato nell’educazione un settore chiave per offrire ai rom delle opportunità e per migliorare le loro condizioni di vita. Ma Zoltan Sivashi, direttore della scuola rom di Mukachevo, dichiara a swissinfo che il messaggio non è però stato recepito da tutti i genitori.

Molti di loro portano in bambini a scuola in ritardo, altri non li mandano del tutto affinché si occupino dei più piccoli. La situazione è drammatica. Si calcola infatti che il 50% dei rom nel centro e nel sudest europeo, non hanno neppure un’educazione primaria.

Ma a Mukachevo la speranza è reale. Il numero di bambini che frequenta la scuola è in aumento, tanto da aver reso necessaria la creazione di una classe supplementare per i bimbi del primi ciclo. «Ora abbiamo 560 allievi – sottolinea Sivashi – e la scuola è troppo piccola. Abbiamo dovuto creare dei turni».

Risultati incoraggianti

All’inizio molti di loro non sanno neppure tenere in mano una penna, eppure i risultati raggiunti fanno ben sperare. I progressi, insomma, sono notevoli.

Nel 2004, 12 ragazzi su 35 usciti da Mukachevo, si sono iscritti alla scuola tecnica: un numero record! Il leader rom Alexand Balog non esita dunque a complimentarsi con il nuovo direttore e con il personale della scuola per essere alla base del successo scolastico di così tanti ragazzi.

Un grazie di cuore è rivolto anche al piccolo e lontano paese alpino che ha saputo trasformare la scuola dei rom in un luogo accogliente e piacevole.

swissinfo, Julie Hunt, Mukachevo
(traduzione e adattamento dall’inglese Françoise Gehring)

L’Ucraina conta 48 milioni di abitanti
2,6 milioni abitanti nella capitale Kiev
Etnie: 78% ucraini, 17% russi
Minoranze: bielorussi, moldavi, tartari di Crimea, bulgari, magiari, rumeni
48 mila rom continuano a vivere in condizioni proibitive e ad essere discriminati

La Direzione sviluppo e cooperazione (DSC) intende rafforzare il proprio impegno nell’aiutare la minoranza rom.

In progetto, la costruzione di una lavanderia vicino all’insediamento.

Saranno inoltre investiti 60 mila franchi per l’organizzazione di un atelier di cucito destinato alle donne rom.

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