The Swiss voice in the world since 1935

Sesto giorno di occupazione all’ambasciata svizzera di Giakarta

Combattenti cristiani, impegnati contro i musulmani sull'isola di Ambon, nelle Molucche Keystone

Non si sblocca la situazione all'ambasciata elvetica di Giakarta, occupata da un gruppo di giovani cristiani dell'arcipelago indonesiano delle Molucche. I cinque uomini e la donna continuano a rivendicare l'asilo politico. Non escluso l'uso della forza.

Uno sgombero con la forza, teoricamente possibile, appare in realtà improbabile. Fino a venerdì uno solo di loro chiedeva asilo, ha precisato la portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) Monika Schmutz-Cattaneo. Ora tutti e sei saranno interrogati da un addetto dell’ambasciata: se sarà mantenuta, la loro domanda sarà trasmessa all’Ufficio federale dei rifugiati, abilitato a decidere in materia.

I giovani, che si trovano attualmente in un riparo sotto gli alberi del giardino dell’ambasciata, saranno invitati a rientrare a casa per aspettare una risposta di Berna. «Gli occupanti hanno rinunciato a tutte le rivendicazioni, compresa quella di tenere una conferenza stampa», ha aggiunto Schmutz-Cattaneo. Il DFAE non ha stabilito termini entro i quali dovrà concludersi l’occupazione, definita comunque «pacifica». La portavoce non ha escluso il ricorso alla forza per allontanare gli intrusi, ma l’ha giudicato «improbabile». Mercoledì scorso il ministro svizzero degli esteri Joseph Deiss aveva affermato di aspettarsi una rapida soluzione della vicenda, addirittura sull’arco di un giorno.

I giovani appartengono ad un’associazione chiamata Mahamuda Siwalima (Gioventù delle Molucche), che vuole attirare l’attenzione sul conflitto tra cristiani e musulmani che insanguina l’arcipelago. Dal gennaio 1999 sono stati registrati più di 4000 morti (fino a 10 000, secondo fonti cristiane) e mezzo milione di profughi.

L’arcipelago delle Molucche era indicato come il simbolo della tolleranza religiosa e del rispetto delle minoranze. Nelle isole convivevano gruppi cristiani e musulmani, l’arcipelago era il principale centro delle comunità religiose europee e punto di riferimento delle missioni in Aisa e nel Pacifico.

Ancora oggi è impossibile stabilire quale sia stata la scintilla che ha fatto esplodere la violenza, che ha già provocato migliaia di vittime, in meno di due anni di combattimenti.

Secondo alcuni esponenti islamici, tutto è da ricondurre ad una rissa tra un passeggero ed un autista per un biglietto dell’autobus non pagato, nella capitale delle Molucche, Ambon, ma è più probabile che a fare scatenare la violenza siano stati invece gli incidenti accaduti in alcune moschee della capitale dell’Indonesia Jakarta, ed il desiderio di vendetta di gruppi musulmani, che hanno visto nel diverso gruppo religioso un facile capro espiatorio.

È per questo motivo che a fuggire dall’isola sono soprattutto appartenenti alla comunità cristiana, come le sei persone che si trovano ora all’interno dell’Ambasciata della Confederazione Elvetica a Giacarta.

Nelle Molucche, gruppi estremisti si fronteggiano soprattutto nelle campagne o alla periferia della capitale della provincia di Ambon, armati con fucili artigianali o all’arma bianca.

La classe politica e l’esercito sembrano assolutamente impotenti davanti alla carneficina: il presidente Wahid e la sua vice Megawati Sukarnoputri hanno visitato Ambon pochi mesi fa, ma il fatto di non essere riusciti a riportare la pace è uno dei fallimenti che il parlamento imputa al governo.

I militari, inoltre, non vogliono essere coinvolti su un nuovo fronte e preferiscono proteggere le loro basi, mentre alcuni graduati sono sospettati di fornire assistenza ai musulmani.

Alessandro Bertellotti

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR