Oggi in Svizzera
Care svizzere e cari svizzeri all’estero,
È raro che tutte le forze politiche del Parlamento elvetico si trovino in accordo, ma è quanto sta succedendo nell'ambito dei risvolti internazionali, diplomatici e politici del tragico incendio di Crans-Montana. Giorno dopo giorno, le relazioni con Roma si fanno sempre più tese.
Una decisione che invece molto probabilmente non farà l'unanimità è quella annunciata oggi dal Governo di aumentare l'IVA per finanziare un fondo per gli armamenti.
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Il Governo ha deciso di aumentare temporaneamente, a partire dal 2028 e per 10 anni, l’imposta sul valore aggiunto (IVA). Lo scopo è alimentare un fondo per gli armamenti, così da rafforzare in modo sostanziale la sicurezza e la difesa della Svizzera.
Secondo il Consiglio federale sono necessarie risorse supplementari pari a circa 31 miliardi di franchi da destinare a organi civili che svolgono compiti di sicurezza, nonché all’esercito. L’aumento previsto dell’IVA è di 0,8 punti percentuali.
Il Governo ha quindi incaricato oggi il Dipartimento federale della difesa (DDPS) di elaborare entro fine marzo un progetto da porre in consultazione.
“Il mondo è diventato più instabile e meno sicuro”, scrive il Consiglio federale, e “anche la Svizzera è interessata da questi sviluppi ed è già alle prese con forme di conflitto ibride, tra cui ciberattacchi e attività di disinformazione”. La crescita attualmente prevista delle uscite per l’esercito (1% del PIL entro il 2032) è giudicata insufficiente dal Governo per raggiungere l’obiettivo di proteggere la popolazione ed evitare di “rappresentare un rischio per la sicurezza all’interno dell’architettura di difesa europea”.
La richiesta di Roma, che ha subordinato il ritorno in Svizzera dell’ambasciatore italiano all’istituzione di una squadra investigativa comune dei due Paesi sul tragico incendio di Capodanno a Crans-Montana, non lascia indifferente la politica elvetica. Parlamentari di ogni campo esprimono la propria indignazione per quello che alcuni definiscono “un ricatto”.
“Sono minacce molto importanti contro lo Stato di diritto, degne di una politica da western”, afferma la consigliera nazionale socialista Jessica Jaccoud. “Quella dell’Italia è una richiesta folle. La possibilità di collaborazione c’è, ma che si voglia a livello politico mettere pressione su un Paese […] mi pare fuori luogo”, dichiara il consigliere nazionale dell’UDC Piero Marchesi.
La premier italiana “Giorgia Meloni sta parlando al suo elettorato. Questa vicenda viene forse strumentalizzata a fini elettorali e non va bene”, dice dal canto suo il deputato del Centro Giorgio Fonio.
Altri parlamentari invitano alla compostezza e condividono il comportamento del Consiglio federale, il quale al momento non alza i toni. Il Dipartimento federale degli affari esteri ha ribadito l’importanza della separazione dei poteri e sottolineato che il dossier è di competenza della giustizia vallesana, la quale dovrà rispondere alla richiesta di collaborazione italiana, già presentata prima del richiamo dell’ambasciatore, entro la fine di questa settimana.
L’implementazione di un nuovo sistema informatico a inizio gennaio da parte della Segreteria di Stato dell’economia (SECO) sta causando in tutta la Svizzera ritardi nel versamento delle indennità di disoccupazione. Una situazione che colpisce centinaia, se non migliaia, di famiglie, secondo RTS, talvolta con conseguenze gravi.
Il nuovo software SIPAC 2.0, presenta importanti problemi tecnici sin dal suo lancio, provocando ritardi nell’elaborazione delle pratiche da parte delle casse di disoccupazione. Il risultato è che, in tutti i cantoni, persone in cerca di lavoro non ricevono le indennità a cui avrebbero diritto. “Non ho potuto pagare il mio affitto di dicembre”, testimonia una disoccupata friburghese alla RTS, “per fortuna mio marito ha potuto farsene carico, ma per altre fatture ho già ricevuto dei richiami, con costi supplementari”.
Moltissime altre persone si trovano nella stessa situazione. Per loro, non c’è nessuna possibilità di ricorso perché, per legge, né la Confederazione né le casse cantonali possono essere ritenute responsabili delle fatture ancora pendenti, spiega RTS. Occorre quindi chiedere un po’ di comprensione ai creditori, vista la situazione, oppure rivolgersi all’aiuto sociale per ottenere un sostegno.
La SECO assicura che i problemi tecnici sono in via di risoluzione e che il pagamento delle indennità è garantito, ma ammette che finché il sistema non sarà completamente stabilizzato, diverse migliaia di beneficiari e beneficiarie continueranno a subire ritardi. Secondo le testimonianze del personale delle casse di disoccupazione raccolte da RTS, però, potrebbero volerci ancora mesi prima che ciò avvenga.
Il Tribunale distrettuale di Zurigo ha ritenuto la consigliera comunale zurighese ed ex esponente del Partito verde liberale (PVL) Sanija Ameti colpevole di perturbamento della libertà di credenza e di culto. Nel 2024, aveva sparato 20 colpi di pistola all’immagine di una Madonna con Bambino e aveva pubblicato su Instagram la foto della pagina bucata dai proiettili.
La Corte le ha imposto una pena pecuniaria sospesa di 60 aliquote giornaliere di 50 franchi ciascuna, una sentenza dunque più leggera di quanto chiesto dalla procura (100 aliquote giornaliere da 100 franchi, e una multa di oltre 2’500 franchi).
Secondo l’atto d’accusa, la messa in scena pubblica del tiro a questo bersaglio è stata ingiustificatamente sprezzante e offensiva nei confronti di milioni di cristiani e ha potenzialmente messo a repentaglio la pace religiosa. Ameti aveva rapidamente cancellato il post e si era scusata, ma le foto avevano erano già diventate virali ed erano state riprese da diversi media.
La vicenda, per Ameti, non avuto conseguenze solo a livello giuridico. La donna ha anche perso il lavoro presso un’agenzia di pubbliche relazioni e il presidente del PVL e consigliere nazionale Jürg Grossen ha chiesto la sua espulsione dal partito. Nel gennaio di un anno fa Ameti ha lasciato il partito di propria iniziativa.
Il Dipartimento federale della difesa (DDPS) ha ricevuto il “Freno d’oro” 2025, un premio-critica conferito dal 2014 a persone o entità responsabili dei maggiori intralci alla libera informazione.
Il destinatario del poco lusinghiero riconoscimento è scelto ogni anno da investigativ.ch, associazione di giornalismo investigativo. Il DDPS è stato designato, in particolare, per aver speso circa 175’000 franchi di denaro pubblico in consulenze giuridiche esterne il cui scopo era capire come rispondere picche alle richieste di accesso a informazioni presentate dalla stampa nell’ambito della legge sulla trasparenza.
Investigativ.ch critica, inoltre, la gestione della comunicazione del DDPS, con fatti presentati in modo errato e poi cancellati senza un’ammissione di errore, situazione che secondo l’associazione si sarebbe verificata nell’ambito del presunto “prezzo fisso” per l’acquisto dei jet statunitensi F-35.
Citato nel comunicato di investigativ.ch, il capo della comunicazione del DDPS Renato Kalbermatten spiega che nel caso F-35 si è dovuta cercare una soluzione con i partner contrattuali. “Non potevamo rendere delle informazioni pubbliche semplicemente perché i media lo desideravano“. Kalbermatten aggiunge comunque che il suo dipartimento deve migliorarsi e rimettersi sempre in questione. “Ed è quello che facciamo”, dichiara.
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