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Toni fermi della Svizzera verso Israele

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Il sindaco di Gerusalemme ha inaugurato lunedì una via dedicata a Paul Grüninger. Ma l’ambasciatore svizzero ha boicottato la cerimonia, perché la strada si trova nella parte occupata della città.

Un episodio che si aggiunge alla ferma condanna elvetica dell’uccisione di Abdel Aziz Rantisi, leader di Hamas, da parte delle forze di sicurezza israeliane.

Il sindaco di Gerusalemme ha inagurato lunedì nella parte orientale della città una via intitolata a Paul Grüninger, il comandante della polizia sangallese che nel 1938/39 salvò la vita a centinaia di profughi ebrei.

Ma l’ambasciatore svizzero Ernst Iten non ha preso parte alla cerimonia. Egli ha motivato il suo rifiuto affermando che la strada si trova in territorio arabo occupato.

L’inaugurazione si è tenuta nell’ambito della «Giornata della Shoah». In una lettera inviata lo scorso 18 marzo a Iten, il sindaco di Gerusalemme Uri Lupolianksi lo invitava «per onorare una personalità svizzera che in tutta coscienza si è mostrata disposta a sacrifici personali per aiutare e salvare numerosi ebrei perseguitati».

Occupazione non riconosciuta

Nella sua risposta del 31 marzo, Iten ha così spiegato al sindaco il suo rifiuto: «Non mi è possibile essere presente a una cerimonia che si terrà fuori dal territorio internazionalmente riconosciuto di Israele». Lupolianski ha tentato all’ultimo momento di farlo tornare sulla sua decisione, ma senza riuscirvi.

Interpellato dall’agenzia ats, Iten ha affermato: «Siamo lieti che Paul Grüninger sia onorato e che gli si riconoscano i meriti in questo modo, ma in assenza di uno statuto definitivo per Gerusalemme la presenza dell’ambasciatore di Svizzera all’inaugurazione della targa stradale a Givat Zeev era impossibile».

Questo nuovo quartiere è stato costruito a Gerusalemme Est, annessa da Israele nel 1967, e nella campagna circostante, occupata dallo Stato ebraico. L’autorità di quest’ultimo sui territori non è mai stata riconosciuta dalla comunità internazionale.

La decisione dell’ambasciatore è stata vivamente criticata dalla stampa israeliana, che ha ricordato il ruolo ambiguo della Svizzera nei confronti dei profughi ebrei durante la Seconda guerra mondiale e ha criticato gli interventi diplomatici svizzeri nel conflitto mediorientale.

Reazione all’uccisione di Rantisi

L’episodio di Gerusalemme si aggiunge alla ferma condanna svizzera dell’uccisione a Gaza del leader di Hamas Abdel Aziz Rantisi, ad opera delle forze di sicurezza israeliane.

Il diritto umanitario vieta sia simili «esecuzioni extragiudiziali» sia gli «atti terroristici» di Hamas, ha sottolineato in una nota diramata domenica il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).

Secondo Berna, solo il dialogo fra le due parti potrebbe portare a una soluzione equa e duratura del conflitto. La situazione in Medio Oriente è tragica e «la fatale spirale di violenza» può essere arginata soltanto se entrambe le parti rispettano il diritto umanitario internazionale, prosegue il DFAE.

La Svizzera ha esortato perciò ambedue le parti a «intraprendere urgentemente tutto ciò che è in loro potere per riallacciare il dialogo e riprendere i negoziati».

Legalità internazionale e guerra al terrorismo

Ai microfoni della Radio della Svizzera romanda l’ambasciatore Paul Fivaz, responsabile della divisione politica che si occupa del Medio oriente, ha chiarito ulteriormente la posizione della Confederazione.

«Abbiamo condannato questo atto sulla base degli standard giuridici chiari e ben definiti iscritti nel diritto internazionale, nella Convenzione di Ginevra», ha osservato Fivaz. «Non siamo del resto i soli».

Pur condannando fermamente gli atti terroristici contro Israele, ha aggiunto l’ambasciatore, la Svizzera non può approvare una violazione del diritto umanitario, tanto più che questo è stato elaborato proprio per situazioni analoghe a quella israeliana.

Incomprensioni israeliane

La condanna svizzera ha però suscitato incomprensioni in Israele. «Ci rammarichiamo vivamente per la reazione della Svizzera», ha dichiarato Avi Pasner, portavoce del governo israeliano. «Ci aspettavamo maggior comprensione da parte di un paese che ha riconosciuto la natura terroristica di Hamas».

Per Pasner, al terrorismo non si può rispondere con gi strumenti solitamente applicati nella lotta ad altre forme di delinquenza. «Si tratta di una guerra, della lotta per la sopravvivenza di uno Stato contro dei nemici accaniti. Non si combatte una guerra con mezzi legali, bensì con mezzi militari».

Buone relazioni nonostante tutto

Le due vicende sopraggiugngono dopo numerosi attriti tra Svizzera e Israele. Si possono ricordare la questione dei beni in giacenza, il ruolo della diplomazia svizzera nell’elaborazione dell’iniziativa di Ginevra, la condanna da parte svizzera del muro di separazione tra Israele e i territori occupati.

Nonostante i numerosi momenti di disaccordo, il Dipartimento federale degli affari esteri continua a definire buone le relazioni tra i due paesi.

swissinfo e agenzie

Nel 1938 e 1939, Paul Grüninger, contravvendendo alle direttive federali, consentì l’ingresso in Svizzera di centinaia di ebrei che fuggivano dall’Austria annessa dai nazisti, falsificando le liste con i nomi e le date di arrivo.

Quando la cosa si seppe, egli fu licenziato in tronco e nel 1940, il tribunale distrettuale di San Gallo lo condannò in un processo penale per abuso d’ufficio e falsità in documenti a una multa di 300 franchi.

Privato anche della pensione, l’ex capo della polizia dovette vivere di lavori occasionali e morì in povertà nel 1972. Solo negli anni ’90 fu completamente riabilitato, giuridicamente e politicamente.

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