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“Abbandono nucleare è stato grave errore”, dice ministra energia

Keystone-SDA

L'abbandono del nucleare in Germania è stato un grave errore: lo sostiene Katherina Reiche, ministra dell'economia e dell'energia nel governo tedesco, che traccia un bilancio severo della transizione energetica del paese.

(Keystone-ATS) “La transizione è una storia di successo, se considerata in termini di espansione delle energie rinnovabili: l’energia eolica e quella solare sono passate dall’essere fonti di nicchia a diventare parte integrante del nostro approvvigionamento energetico”, esordisce la politica CDU in un’intervista pubblicata oggi dalla Neue Zürcher Zeitung (NZZ). “Alla luce del drastico aumento dei costi di sistema, questo successo rischia però di trasformarsi nel suo esatto contrario se non cambiamo rotta”.

“Ci troviamo in una situazione di partenza difficile, soprattutto a causa delle scelte sbagliate compiute in passato”, prosegue l’ex manager. “I precedenti governi hanno deciso di abbandonare contemporaneamente sia il carbone che l’energia nucleare: di conseguenza, oggi manca una produzione energetica garantita. Allo stesso tempo, si è creato un sistema di incentivi estremamente complesso”, con “le fonti rinnovabili fortemente sovvenzionate”,

Per questo la ministra sta spingendo per una maggiore integrazione di mercato degli impianti eolici e solari, riducendo i sussidi laddove non più necessari e legando gli aiuti alla effettiva capacità di immettere energia in rete. Un primo pacchetto di misure, già negoziato con i partner di coalizione SPD e CSU, è stato oggetto di un compromesso che la ministra definisce “sostenibile”, pur ammettendo di aver dovuto rinunciare a correzioni più radicali.

Il punto forse più interessante dell’intervista in un’ottica elvetica riguarda comunque l’addio all’atomo. Reiche non nasconde il suo dissenso: “Il precedente governo federale ha chiuso le ultime sei centrali. A mio avviso è stata una decisione gravemente errata. Le ragioni dell’uscita dall’atomo non risiedevano nella protezione del clima, ma soprattutto nelle paure della società”. Timori che a suo dire non sono stati adeguatamente controbilanciati da un dibattito obiettivo sui reali rischi e benefici, incluso l’effetto calmierante dei prezzi dell’elettricità garantito fino all’ultimo dagli impianti nucleari.

Pur escludendo un’inversione di marcia nell’attuale legislatura, la 53enne ricorda che nel suo ministero è stato ricostituito un dipartimento dedicato alla tecnologia atomica e alla fusione. L’obiettivo non è riaprire gli impianti esistenti, ma “restare al tavolo” in Europa, partecipare alla definizione degli standard per i reattori di nuova generazione e non precludersi competenze industriali e scientifiche. “Dobbiamo formare ingegneri e scienziati, mantenendo la capacità di sviluppare e produrre la tecnologia altamente specializzata dei componenti necessari per tali impianti”.

Sul traguardo della neutralità climatica fissato per il 2045, cinque anni prima della scadenza europea, la madre di tre figli si mostra realista: “Faremo tutto il possibile per raggiungere gli obiettivi fissati a livello politico per il 2030, il 2035 e il 2040. Oggi non posso però promettere con certezza che ci riusciremo esattamente nei tempi previsti”. Pur confermando l’impegno politico, la ministra sottolinea che la Germania parte da condizioni più difficili di molti altri paesi e che il raggiungimento degli obiettivi intermedi richiederà uno sforzo straordinario, senza voler mettere a rischio la base industriale della nazione. “La protezione del clima e la forza economica devono andare di pari passo: solo così la transizione avrà successo nel lungo periodo”.

Interrogata sui presunti attriti con il cancelliere Friedrich Merz, che sarebbero alimentati dal suo stile diretto e da alcune uscite pubbliche, l’intervistata smentisce le tensioni. “Lavoriamo in stretto e fiducioso contatto: ci unisce l’obiettivo di rafforzare la competitività del paese”. Riconosce, tuttavia, che in una coalizione a tre “i compromessi sono inevitabili” e che il suo ruolo di “coscienza dell’ordine economico” la porta a esaminare criticamente ogni proposta di legge. “Questo è il mio lavoro, ed è più necessario che mai: perché senza riforme rischiamo di rimanere indietro”, conclude.

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