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“Pensionamento è libertà? Spesso è la fine finanziaria”

Keystone-SDA

"Il pensionamento suona come libertà, ma è spesso l'inizio della fine finanziaria": a lanciare il monito è Gerald Hörhan, imprenditore, saggista e influencer austriaco noto come Investmentpunk per il suo look provocatorio tra cresta irochese e giubbotto di pelle.

(Keystone-ATS) Un personaggio che, a suo dire, possiede “ben più di 30 milioni di franchi” e che mette in guardia dalla perdita di valore del denaro che accompagnerà il riarmo in atto in Europa, “uno spreco”.

In un’intervista a 20 Minuten il 50enne invita a considerare il rischio di impoverimento durante la vecchiaia. Senza entrate regolari l’inflazione erode i risparmi, mentre le spese continuano a salire, spingendo molti, perfino nella ricca Svizzera, a lavorare oltre l’età pensionabile.

Ma quali sono i numeri per un riposo sereno? Per l’interessato, autore di diversi libri su temi finanziari in area tedescofona, la risposta è chiara: “Tanto da poter coprire il costo della vita con i proventi degli investimenti, quindi solo con i dividendi e gli interessi. L’importo dipende fortemente dall’inflazione e dall’aliquota fiscale. La regola empirica è venti volte quello che mi serve per vivere ogni anno”.

Chi non vuole solo pagare le spese sanitarie, ma anche viaggiare e vivere bene, ha però bisogno di molto di più. Quanto deve essere investito? “Dipende dal luogo di residenza: nel Canton Argovia sono forse 15 milioni di franchi, sulla Goldküste” – la costa d’oro del lago di Zurigo – “almeno 20 milioni”.

Un traguardo apparentemente irraggiungibile per un salariato medio, ma l’esperto a capo di una società di consulenza con oltre 20 dipendenti ha una formula precisa. “Bisogna investire qualcosa dello stipendio ogni anno, almeno 30’000 franchi”. L’inizio precoce è fondamentale: “Idealmente a 20 anni, così a 50 si è benestanti. Anche se il patrimonio cresce solo del 7% all’anno, in 30 anni si moltiplica per otto”.

“In Svizzera ci sono lavori ben retribuiti nel settore informatico, nel marketing online o nell’ambito dell’intelligenza artificiale. Anche gli artigiani sono ben pagati. Dovrebbe essere possibile. Chi è disciplinato e fa gli straordinari può diventare milionario. Chi è pigro e vuole un life balance” – l’equilibrio fra vita professionale e quella privata – “rimane povero”.

La sfida più grande, riconosce, sono gli alti costi della vita in Svizzera. La soluzione sta in una disciplina ferrea e nell’evitare i “buchi neri” delle finanze personali. “Non si deve essere un idiota del consumo”, avverte. “Le cose più costose sono il divorzio, la casa di proprietà, le auto nuove, i debiti al consumo, la dipendenza da alcol e i mobili nuovi”.

Sulla casa, in particolare, le sue opinioni sono nette: “Con una casa unifamiliare arredata individualmente i costi di manutenzione sono alti. Inoltre il valore non sale abbastanza se la casa non è nei centri. Di solito è meglio vivere in affitto e comprare immobili come investimento”. Non è comunque necessario vivere male per risparmiare: “Una Volkswagen Golf nuova costa più di una Mercedes Classe S usata e, per quanto riguarda i mobili, anche quelli da esposizione vanno bene”.

In relazione agli investimenti, “bisogna essere esperti, altrimenti si rischia di essere fregati”. Il suo consiglio è di documentarsi e diversificare, acquistando quando i prezzi sono bassi. “Ho comprato i miei primi dieci Bitcoin nel 2016 e, quando tutti vendevano, ne ho acquistati ancora di più”. Ma come capire quando è il momento giusto? “Quando tutti dicono che il mondo sta crollando”.

Hörhan chiude con una fosca previsione economica e politica, sostenendo che l’inflazione eroderà ulteriormente il potere d’acquisto. “Presto con gli stessi soldi non ci si potrà più permettere una Mercedes, ma solo una Dacia”. La causa a suo avviso è chiara: “Stiamo vivendo una distruzione della prosperità della gente da parte della politica”, dice. “I soldi vengono sprecati per il riarmo. È improduttivo. Al contempo l’economia non cresce più. Non c’è altra via d’uscita che il finanziamento attraverso la stampa di banconote: non è altro che la distruzione del valore del denaro”, conclude.

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