The Swiss voice in the world since 1935
In primo piano
Democrazia diretta in Svizzera

Addio ad Alexander Kluge, gigante del Nuovo Cinema Tedesco

Keystone-SDA

È stato uno dei protagonisti del cosiddetto Nuovo Cinema Tedesco, di cui fu cofondatore e teorico, ma anche un intellettuale poliedrico, capace di spaziare tra cinema, letteratura, filosofia sociale e teoria dei media.

(Keystone-ATS) Il regista e scrittore Alexander Kluge, figura centrale del cinema, della letteratura e del pensiero critico tedesco del XX e XXI secolo, è morto mercoledì 25 marzo, all’età di 94 anni, a Monaco di Baviera.

Nel 1966 aveva ricevuto il Leone d’Argento alla Mostra del Cinema di di Venezia per il film “La ragazza senza storia”; nel 1968 vinse il Leone d’Oro con “Artisti sotto la tenda del circo: perplessi” e nel 1982 fu insignito del Leone d’Oro alla carriera.

La notizia della scomparsa è stata diffusa dalla casa editrice Suhrkamp a nome della famiglia, ricordando “una vita dedicata all’indagine sui rapporti tra arte, storia e società”. Fu anche l’artefice del film collettivo “Germania in autunno” (1978) che raccontò il clima della Germania Ovest nel momento in cui il terrorismo della Rote Armee Fraktion (Raf) colpiva in modo più drammatico: gli episodi furono diretti, tra gli altri, da Volker Schlöndorff, Rainer Werner Fassbinder, Alf Brustellin, Bernhard Sinkel, Katja Rupé, Hans Peter Cloos, Edgar Reitz, Maximiliane Mainka e Peter Schubert.

Alexander Kluge nasce il 14 febbraio 1932 a Halberstadt, nella Sassonia-Anhalt, in Germania. Dopo aver studiato giurisprudenza a Berlino e storia e musica sacra a Marburgo e Francoforte, inizia la carriera come avvocato. Tuttavia, la sua curiosità intellettuale e la passione per il cinema lo portano presto a intraprendere un percorso artistico e teorico che avrebbe ridefinito il panorama culturale tedesco.

Nei primi anni Cinquanta entra in contatto con il filosofo Theodor W. Adorno, di cui è stato assistente, e stringe amicizia con Jürgen Habermas, due figure della Scuola di Francoforte che influenzarono profondamente il suo approccio critico e teorico.

Nel 1958-59 Kluge collabora con Fritz Lang, leggendario regista di “Metrópolis”, esperienza che gli permise di assimilare tecniche cinematografiche avanzate e l’attenzione rigorosa alla costruzione narrativa e visiva.

Contemporaneamente, inizia a realizzare cortometraggi documentari, come “Brutalität in Stein” (1961, in collaborazione con Peter Schamoni), che analizza l’architettura nazionalsocialista, dimostrando la sua inclinazione a combinare osservazione storica e linguaggio cinematografico innovativo.

Il 1962 segna una svolta decisiva: Kluge è tra i firmatari del Manifesto di Oberhausen, documento che pone le basi del Nuovo Cinema Tedesco e sancisce la rottura con il cinema tradizionale, giudicato antiquato e incapace di affrontare le complessità della società contemporanea.

Nel 1966, Kluge esordisce con il lungometraggio “La ragazza senza storia”, opera che riceve il Leone d’Argento alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e lo consacra a livello internazionale. Il film affronta temi sociali e storici con uno stile rigoroso e innovativo, diventando un manifesto del cinema d’autore tedesco. La critica ne riconosce il valore come opera cardine del Nuovo Cinema Tedesco, capace di unire sperimentazione formale e osservazione critica della realtà.

Negli anni Settanta, la produzione cinematografica di Kluge continua a esplorare le tensioni della società tedesca: “Le occupazioni occasionali di una schiava” (1973), “Biermann-Film” (1974), “Quando un grave pericolo è alle porte le vie di mezzo portano alla morte” (1974) e “Ferdinando il duro” (1976) rappresentano esempi di cinema d’impegno, capace di coniugare analisi storica, critica sociale e innovazione narrativa. Nel 1978 “Germania in autunno”, film corale sul terrorismo della Raf, conferma il suo ruolo di testimone critico e attento osservatore dei drammi della contemporaneità.

Negli anni successivi, Kluge realizza opere di grande profondità filosofica e letteraria: Die Macht der Gefühle (1983) analizza il rapporto tra sentimento e ragione, mentre Der Angriff der Gegenwart auf die übrige Zeit (1985) esplora il conflitto tra presente e memoria storica. Secondo i critici, questi film testimoniano l’unicità del suo approccio: una miscela di documentario, narrazione letteraria e riflessione filosofica.

Articoli più popolari

I più discussi

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR