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Allarme drone in Bulgaria, ma è ‘un errore ucraino’

Keystone-SDA

I venti di guerra che continuano a insanguinare il fronte ucraino-russo fanno ora sentire i loro echi fino in Bulgaria.

(Keystone-ATS) Teatro nelle ultime ore dello scoppio di un drone imbottito di esplosivo nelle immediate vicinanze del confine con la Romania, al di sopra di un tratto dello strategico gasdotto Trans-Balkan.

Il drone, identificato stavolta come ucraino, non ha causato vittime né danni agli edifici della zona, si è affrettato ad assicurare il premier bulgaro, Rumen Radev.

Sottolineando tuttavia il clima di allarme con la convocazione lampo di una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza Nazionale: seppure senza mai evocare sospetti su ipotetiche “provocazioni” di Mosca, a differenza di quanto fatto in occasione di episodi analoghi recenti denunciati fra l’altro dalla Romania o dalla Polonia.

O ancora in relazione al drone inesploso scoperto in settimana nell’aeroporto di Lipsia, la cui “probabile appartenenza alla Russia”, già citata dagli 007 tedeschi, è stata accreditata al Wall Street Journal pure da fonti dell’intelligence Usa.

A sciogliere i dubbi sono stati alla fine in questo caso gli specialisti bulgari chiamati a esaminare i detriti precipitati in un campo di girasole. Il drone in questione è uno di quelli “utilizzati ampiamente dall’Ucraina”, ha comunicato il ministero della Difesa di Sofia, chiarendo peraltro che “nulla fa pensare a un incidente deliberato”. Un errore, insomma, apparentemente.

Come spiega anche Kiev annunciando l’apertura di un indagine per un episodio che sottolinea non essere stato “intenzionale”, mentre Sofia ha convocato per lunedì l’ambasciatrice ucraina in Bulgaria.

Secondo Radev, la deflagrazione è avvenuta vicinissimo al confine romeno di Kardam, appena 100 metri entro il territorio bulgaro. E soprattutto a non più di un chilometro “dalla stazione di compressione del Trans-Balkan”, che unisce Turchia, Ucraina e Bulgaria.

Il primo ministro ha specificato che non vi sono stati “preavvisi” da parte della Romania, né del centro di monitoraggio della Nato che dalla Spagna sorveglia i cieli del sud Europa. Mentre Bucarest ha negato il passaggio del drone nel proprio spazio aereo, lasciando aperto un margine di mistero sulla rotta seguita dal congegno.

Congegno militare come i tanti che continuano a seminare morte e distruzione nella guerra fra Ucraina e Russia. Segnata nelle ultime ore, secondo il Cremlino, dalla conquista russa d’una nuova località nella regione di Kharkiv e dal bombardamento nel Mar Nero di una nave cargo con a bordo “armamenti destinati alle forze ucraine”. Nonché, sul fronte opposto, dalla rivendicazione di Kiev d’aver colpito e dato alle fiamme altre due raffinerie di petrolio nel sud della Russia.

L’escalation di Mosca va d’altronde avanti soprattutto dal cielo, con almeno altri 151 droni e sei missili balistici lanciati soltanto la notte scorsa contro una dozzina di luoghi, Kiev compresa. E con un bilancio di vittime che il presidente Volodymyr Zelensky ha indicato nella sola capitale in 4 civili uccisi, “fra cui un nonno, una nonna e il loro nipotino, un bimbo di 3 anni”.

Non senza rilanciare l’appello – colorato di recriminazioni – per ottenere ulteriori armi dagli alleati occidentali: sollecitati a fornire strumenti “anti-balistici” e missili reclamati invano da tempo (a cominciare dai Patriot americani, al momento “insufficienti”) per “la difesa anti-aerea”. Materiale che in Ucraina potrebbe “aiutare a salvare vite umane” e che invece resta a suo dire “stivato negli arsenali (d’origine) a migliaia di chilometri dagli attacchi” di Mosca.

In visita per la prima volta in Serbia, una delle nazioni europee più tradizionalmente legate alla Russia, Zelensky ha quindi sostenuto che “Europa, Usa e Ucraina avrebbero voluto tutte mettere fine da tempo a questa guerra russa”. E ha rinfacciato a Vladimir Putin di essere il solo a rifiutare la pace, “aggrappato disperatamente ai suoi missili balistici e droni”.

Armi usate del resto per colpire al cuore la rete energetica ucraina, ha accusato nella conferenza stampa finale di Belgrado con il collega serbo Aleksandar Vucic. Per poi denunciare come il suo Paese non abbia “più praticamente centrali termoelettriche intatte”, in attesa dei freddi d’una temuta quinta stagione invernale di guerra. E imputare allo ‘zar’ russo di voler “rendere le vite degli ucraini insopportabili”.

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