La Svizzera partner dell’India nella lotta contro la povertà
Ridurre la povertà nel sub continente indiano: questo l'ambizioso e titanico obiettivo che si è assunta la Svizzera da 40 anni a questa parte, da quando cioè nel lontano 1961 è iniziata l'attività della cooperazione elvetica allo sviluppo. All'India "un Paese sul trapezio" è stata dedicata venerdì a Basilea l'annuale conferenza della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC).
La Svizzera è attiva in India oltre che attraverso la DSC anche con il Segretariato di Stato dell’economia (seco). Il budget, in preventivo per l’anno in corso, prevede un contributo totale della Confederazione alla cooperazione pubblica allo sviluppo in India per un ammontare pari a 33 milioni e 800 mila franchi svizzeri. Una somma che viene utilizzata principalmente nei settori della gestione durevole delle risorse e nell’ambito della protezione ambientale, nella promozione delle piccole e micro imprese e del piccolo credito, così come nel campo dell’ottimizzazione dell’energia.
Rapporti bilaterali buoni
L’India è un sub continente complesso e ricco di sfaccettature, come ha evidenziato il ministro svizzero degli esteri Joseph Deiss, che ha annunciato una sua prossima visita ufficiale per ricambiare quella fatta nel settembre dello scorso anno dal suo omologo indiano Jaswanth Singh, accolto a Palazzo federale a quasi vent’anni dalla precedente visita in Svizzera di un capo della diplomazia indiana. Nonostante questi lassi temporali ventennali nell’andamento delle visite di Stato, i rapporti bilaterali tra Svizzera ed India “sono molto buoni”, come ha sottolineato il consigliere federale Joseph Deiss.
Certo il Consiglio federale non ha mai nascosto la propria “inquietudine” per la politica nucleare applicata da Nuova Dehli che, nel 1998, effettuò inopportuni test nucleari, seguiti da altri effettuati dal Pakistan, nemico storico nell’ultimo mezzo secolo. La Svizzera non si limitò al biasimo internazionale espresso dalla “voce critica del Consiglio federale”, ma orientò restrittivamente i programmi d’aiuto allo sviluppo. L’esperienza ha però dimostrato, come ha precisato il vice-direttore della DSC Rudolf Dannecker, che “le sanzioni globali nel settore della cooperazione allo sviluppo non costituiscono di certo una buona risposta, perché l’interruzione dell’assistenza va ad immediato detrimento dei poveri, sempre i primi ad essere lesi”.
C’è povero e povero
Di poveri l’India ne ha molti, moltissimi, 260 milioni, anche se alcune statistiche indicano in addirittura 300 milioni il numero totale. Queste decine di milioni in più o in meno, dipendono dalla definizione che si fa del povero. Certo un povero svizzero non è uguale ad un povero indiano. I bisogni di queste due forme nazionali di povertà sono diversi: in Svizzera la povertà porta all’emarginazione sociale, alla non possibilità di accedere e fruire la maggior parte delle positività socio-culturali. In India, invece, la povertà è ancora e sempre quella atavica, legata alla fame, alle malattie, all’impossibilità di accedere ai servizi di base, sanità, istruzione, alloggio.
A fare la differenza, a “tracciare la linea di separazione della povertà-come ha dichiarato a swissinfo N.C. Safena, segretario della Commissione di pianificazione indiana- è il reddito. Attualmente il nostro Prodotto nazionale lordo pro capite (PNL) è attorno ai 500 dollari l’anno. I poveri sono tutti quelli che vivono con meno di un dollaro il giorno. La differenza con il povero non è molta, se si guarda in Occidente, poiché varia tra l’avere un dollaro il giorno ed essere povero, o averne due di dollari il giorno e, quindi, rientrare nella media indiana. Oltre queste considerazioni, devo però precisare -ha continuato il segretario della Commissione di pianificazione indiana- che a livello globale tra il 1973 ed il 1999 i poveri in India si sono praticamente dimezzati, passando dal 56 per cento della popolazione nel censimento del 1973, al 26 per cento del 1999”.
Le priorità dell’aiuto
Un obiettivo che la Svizzera sta perseguendo, quello della riduzione della povertà nel sub continente indiano. Aiutare l’India, nelle zone semi aride, a proteggere dall’erosione le regioni di approvvigionamento idrico; promuovere la produzione di bestiame grosso, animali da cortile ed incentivare la produzione casearia sono solo alcune delle priorità nell’attività di cooperazione allo sviluppo della DSC.
Altre priorità, in una nazione dai molti contrasti qual è l’India, sono legate alla promozione dell’accesso a gruppi di risparmio ed ai micro-crediti; alla creazione ed al sostegno di associazioni di categoria ed istituzioni per la formazione. Anche migliorare l’efficienza energetica dei materiali da costruzione e della piccola industria diventano priorità per la DSC, che sottopone tutti i progetti di aiuto allo sviluppo ad una verifica sul contributo intrinseco alla protezione globale del clima ed alla conversione dei sistemi di raffreddamento.
Politiche di intervento
“La povertà -ha detto ad una folta ed attenta platea il ministro degli esteri svizzero- non è soltanto una questione di benessere materiale e vincerla è anche una questione di accesso al sapere ed al potere di autosufficienza”. Proprio per facilitare l’accesso allo scambio delle rispettive esperienze, i progetti di sviluppo economico sono competenza del seco dal 1989. Nell’ambito di quello che viene definito il campo di prestazioni Sviluppo e Transizione, ufficio del quale è responsabile l’ambasciatore Oskar Knapp, sono state adottate delle soluzioni innovatrici nei vari settori di politica economica e commerciale, dove l’India ha un impellente bisogno di aiuto, proprio per dare impulso alle potenzialità economiche ed al dinamismo imprenditoriale.
Certo di fronte ad un mercato di oltre 1 miliardo di consumatori, 300 milioni dei quali sono però poveri, sorge spontaneo chiedersi quale sia la strategia di intervento prioritaria vincente. Lottare contro la povertà, tralasciando tutte le altre possibilità di intervento sulla società, sull’economia, sulla sanità, sulla cultura, oppure adottare la posizione della Svizzera che consiste nel sostenere che “commercio e lotta alla povertà non sono antagonisti, ma complementari”. A sostegno di questa visione, le conclusioni di una recente indagine condotta da un istituto di ricerche demoscopiche indiano, ricerca dalla quale emerge che negli ultimi quindici anni il reddito delle economie domestiche indiane è sestuplicato, mentre la percentuale di economie domestiche a reddito modesto è scesa da due terzi ad un terzo della popolazione totale.
Un obiettivo raggiunto
Per queste ragioni DSC e seco basano l’azione in India, Paese classificato di prioritaria importanza per la cooperazione allo sviluppo elvetica, sui settori fondamentali della gestione durevole delle risorse, sulla promozione delle piccole imprese, del micro credito, degli scambi ed investimenti commerciali, nonché sul consolidamento delle infrastrutture ed il miglioramento delle condizioni quadro dell’economia e della politica commerciale.
Dalla giornata di riflessione sull’impegno della Svizzera nella lotta alla povertà in India è emerso comunque che la cooperazione svizzera contribuisce de facto ed in maniera durevole (anche se con mezzi finanziari comparativamente meno importanti di altri organismi pubblici di aiuto allo sviluppo), al miglioramento della situazione dei poveri in India. La conferenza della DSC ha infine avuto l’apoteosi durante la serata con il programma culturale e l’esibizione, tra gli altri, del gruppo Maharaja Flamenco, un gruppo musicale formato da bardi nomadi del Rajasthan e da maestri gitani nell’antica arte del flamenco dell’Andalusia.
Sergio Regazzoni, Basilea
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.