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La repressione non risolve il problema della droga

Per uno studio del Fondo nazionale per la ricerca scientifica, la Svizzera è sulla buona strada con la distribuzione controllata di eroina Keystone

Una repressione antidroga limitata nel tempo e mantenuta a livello locale come l'operazione «Citro» della polizia di Berna serve a ben poco. È quanto afferma uno studio del Fondo nazionale per la ricerca scientifica.

Secondo lo studio in questione, i prezzi, la qualità e la massa di stupefacenti in circolazione rimangono costanti. Da queste conclusioni elaborate sulla base di indagini nella città federale, a Zurigo e a Basilea.dissente decisamente il municipale bernese responsabile della polizia Kurt Wasserfallen.

I risultati delle indagini sono stati pubblicati venerdì sul quotidiano bernese «Der Bund». I ricercatori hanno interrogato oltre mille consumatori di droghe nel 1997 e 1998. Essi hanno prestato particolare attenzione all’operazione «Citro», lanciata dalla polizia di Berna nel gennaio 1998 contro gli spacciatori nel tentativo di eliminare la «scena aperta» della droga.

Paragonando i risultati con la situazione a Zurigo, dove non si sono svolte azioni del genere, e con la situazione nel 1997 nella stessa Berna, gli studiosi sono giunti alla conclusione che «Citro» non abbia minimamente influito su prezzi, qualità e massa degli stupefacenti in circolazione nella città federale. Unico effetto positivo: una diminuzione della violenza nell’ambiente della droga.

Il muncipale responsabile della polizia Kurt Wasserfallen, che è pure consigliere nazionale del PRD, non è per nulla d’accordo con queste conclusioni. A suo avviso, «Citro è stato un successo totale». L’obiettivo – ha detto all’ats – era infatti di sloggiare gli spacciatori da stazione e dintorni, dove creavano insicurezza tra la popolazione, e la polizia ci è pienamente riuscita. «Non ci siamo mai illusi di ridurre la massa della droga», ha aggiunto Wasserfallen, rilevando che «il mercato è troppo aggressivo» per riuscirci.

Lo studio mostra che delle tre città esaminate quella in cui i tossicomani corrono meno rischi di finire in miseria è Basilea, dove c’è la politica della droga più liberale.

La distribuzione controllata è secondo i ricercatori un mezzo efficace per meglio tenere sott’occhio l’ambiente della droga e migliorare lo stato di salute dei tossicomani.

Per il responsabile della ricerca Norman Braun, già assistente di sociologia all’università di Berna e ora professore a Monaco di Baviera, la Svizzera è dunque «sulla buona strada» con la distribuzione controllata di eroina. A suo avviso dovrebbero però essere fissate condizioni più costrittive per i partecipanti, per strapparli il più possibile all’ambiente della droga. Per esempio la partecipazione a corsi di formazione o l’accettazione di un lavoro.

Una condizione ancora più drastica sarebbe quella di accettare di cambiare città, se non ci sono impedimenti scolastici o di lavoro. Braun si dice contrario a una completa liberalizzazione delle droghe pesanti.

swissinfo e agenzie

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