Borsa Europa si piega, spread ancora in tensione
(Keystone-ATS) Recessione, crisi del debito sovrano e stagnazione degli acquisti per la prima economia globale, gli Usa. Sono questi i temi che hanno frenato le Borse europee, nonostante dall’Italia sia arrivato il primo via libera della Camera alla manovra Salva Italia, che per i mercati ormai appare però già digerita. E così per l’intera seduta i listini del Vecchio Continente hanno oscillato intorno alla parità senza mai prendere una direzione precisa. Fino a quando, sul finale delle contrattazioni, le vendite hanno avuto il sopravvento e spinto l’indice paneuropeo di nuovo al ribasso. Il risultato finale è un meno 0,43 per cento (Stoxx 600). U
Un saldo negativo che si spalma sull’arco dell’intera settimana, visto che da lunedì scorso ha perso un altro 2,8 per cento. Ma il film che si è visto sui mercati europei sta andando in onda adesso anche su Wall Street, dove il Dow Jones sta viaggiando in territorio negativo (-0,21%) dopo una partenza all’insegna degli acquisti. Tirando le somme, in Europa, la peggiore è stata Parigi (meno 0,88%), ormai sotto i riflettori per un possibile taglio della tripla “A” da parte delle agenzie di rating. Segno meno anche davanti Madrid (meno 0,57%), Francoforte (meno 0,50%) e Londra (meno 0,25%). A Milano, invece, l’effetto manovra-Monti non si è fatto sentire. Le perdite ci sono state comunque anche se piuttosto contenute (meno 0,25 per cento). Più nervosa invece la situazione sul mercato dei Titoli di Stato con lo Spread tra il Btp decennale e il bund tedesco che è tornato a salire, fermandosi in chiusura a quota 474 punti base contro i 462,6 di ieri, con un rendimento che sale al 6,59 per cento.
Ciò che ha indotto gli investitori a vendere, quindi, due elementi: le parole di Standard & Poor’s sulla crisi dell’Eurozona e i dati macro economici arrivati da Oltreoceano. L’agenzia S&P’s ha diffuso infatti un report in cui sostiene che l’anno prossimo la recessione nei Paesi della moneta unica sarà più profonda di quanto previsto finora. A questo si somma il dato Usa sui prezzi al consumo che, nel mese di novembre, è rimasto invariato, nonostante le attese in rialzo. Segno quindi che la gente non è stimolata negli acquisti.
Tirando le somme, quindi, i mercati sono stati frenati e a farne le spese sono stati soprattutto i titoli industriali, scontando l’effetto recessione. Più contenute invece le perdite per i bancari, nonostante Fitch abbia tagliato il rating di sei colossi come Deutsche Bank, Goldman Sachs, Barclays, Credit Suisse e Bnp Paribas. Una scelta che arriva a una settimana dalle decisioni dell’Eba, mentre oggi il numero uno dell’Autorità bancaria europea, Andrea Enria, ha ribadito che gli istituti non hanno “scelta” e dovranno rafforzare il capitale entro metà 2012.