Carry trade, dopo lo yen tocca ora al franco?
Il fenomeno del carry trade, una delle strategie più diffuse sui mercati valutari, sta ultimamente stimolando ulteriormente l'attenzione anche sul franco svizzero.
(Keystone-ATS) Storicamente dominato dallo yen giapponese come valuta di finanziamento, questo tipo di operazione ora potrebbe essere più interessante anche a partire dalla valuta elvetica, grazie al tasso guida della Banca nazionale svizzera (BNS) che rimane allo 0,0%, mentre altrove i tassi aumentano.
Il meccanismo del carry trade è semplice: un investitore si indebita in una valuta a basso costo (ad esempio lo yen) e investe il ricavato in una valuta o attività con rendimenti più elevati, come il dollaro americano. La differenza tra il costo del finanziamento e il rendimento dell’investimento costituisce il guadagno, il cosiddetto “carry”. Il rischio principale è rappresentato dal tasso di cambio: se la valuta finanziata si rafforza, il guadagno da interesse può essere annullato o superato dalla perdita sul cambio.
Per anni lo yen è stato la valuta di finanziamento per eccellenza, complice la politica monetaria ultra-accomodante del Giappone. Ma le recenti mosse della Bank of Japan, che ha alzato i tassi e – per la prima volta in 30 anni – è intervenuta insieme agli Stati Uniti per sostenere la divisa, hanno messo in difficoltà le posizioni carry trade altamente indebitate. Un rafforzamento dello yen, infatti, rende più costoso rimborsare i prestiti e può innescare vendite forzate.
È qui che entra in gioco il franco. Con un tasso guida allo 0,0% e un mercato degli swap (contratti derivati) di dimensioni internazionali, il franco può diventare una valuta di finanziamento appetibile, soprattutto se i tassi giapponesi dovessero salire ulteriormente. Ma potrebbe nascere un paradosso: più investitori scelgono il franco per finanziarsi, più implicitamente scommettono che non si rafforzi. In caso di crisi geopolitiche o di ritorno della domanda di beni rifugio, però, molti sarebbero costretti a vendere le attività estere e riacquistare franchi, alimentando proprio quella rivalutazione che volevano evitare.
La storia recente dello yen insegna che i carry trade possono diventare un rischio sistemico quando troppi operatori cercano di uscire contemporaneamente. Ora il franco si affaccia a questo scenario: da un lato come possibile nuova valuta di finanziamento, dall’altro come potenziale vittima dei suoi stessi successi.