Consiglio federale: in vista un’imposta liberatoria
(Keystone-ATS) BERNA – Per sfuggire alle pressioni sul segreto bancario, la Svizzera potrebbe introdurre un’imposta liberatoria. In un rapporto intitolato “Indirizzi strategici per la politica svizzera dei mercati finanziari”, il Consiglio federale afferma d’essere pronto ad esaminare, tra altre misure, questa tassazione alla fonte.
Il governo intende “gettare le basi per il futuro della piazza finanziaria svizzera”, visti gli sconvolgimenti intervenuti a livello mondiale. L’esecutivo auspica una piazza finanziaria forte nell’interesse di tutta l’economia svizzera. Dedicato al mantenimento del segreto bancario, il rapporto propone pure di procedere a sgravi fiscali e di adottare altri strumenti per agevolare gli affari degli intermediari finanziari svizzeri all’estero.
Per contro, nel documento non si allude affatto a una strategia per prevenire o contenere nuovi attacchi internazionali contro la piazza finanziaria elvetica, per esempio attraverso la tassazione dei bonus o dei guadagni di borsa. “Non è il caso di svelare tutte le nostre strategie”, ha asserito il direttore dell’Amministrazione federale delle finanze Peter Siegenthaler.
Lanciata dall’Associazione svizzera dei banchieri, l’imposta liberatoria sugli averi depositati in Svizzera da clienti domiciliati all’estero, sempre se sarà attuata, verrebbe introdotta attraverso gli accordi bilaterali. Ogni paese interessato sarebbe chiamato, sulla base del suo regime fiscale, a negoziare con la Svizzera i dettagli, quali il tasso d’imposizione e i capitali interessati.
Una volta che questa imposta sarà stata trasmessa dalla Svizzera alle autorità straniere, il cliente avrà saldato i propri obblighi fiscali. L’imposta liberatoria potrebbe essere vincolata o sostituita da un sistema di autodichiarazione al fisco.