Coree: Seul rafforza difese e licenzia ministro
(Keystone-ATS) PECHINO – Il presidente sudcoreano Lee Myung-bak, investito da un fuoco di critiche per la “debole” risposta all’attacco nordcoreano, ha ordinato oggi all’esercito di rafforzare le difese nelle cinque isole a ridosso della linea di confine tra le acque territoriali delle due Coree e ha licenziato il ministro della difesa.
Pyongyang ha immediatamente risposto, ammonendo che ci saranno altri attacchi se non finiranno le “continue provocazioni militari”. A far le spese dell’insoddisfazione dell’opinione pubblica sudcoreana è stato il responsabile della difesa Kim Tae- young, la cui “intenzione di dimettersi è stata accolta” da Lee, secondo un comunicato della presidenza della Repubblica.
Secondo le critiche – che sono state espresse su Internet, sui giornali, e in Parlamento da politici di tutti gli schieramenti e da cittadini comuni – i militari hanno reagito debolmente, sparando 80 cannonate contro le 170 della Corea del Nord, che hanno distrutto gran parte dell’isola di Yeonbyeong e provocato la morte di due soldati e di due civili.
Le nuove minacce nordcoreane sono arrivate mentre la portaerei americana George Washington è diretta verso il mar Giallo per partecipare a manovre congiunte con la Marina sudcoreana. Nel suo comunicato di “avvertimento” l’agenzia nordcoreana Kcna non ha citato le manovre Corea del Sud- Usa, che si terranno da domenica a mercoledì prossimi non lontano dall’isola bombardata.
Pyongyang non ha mai riconosciuto il confine marittimo tracciato dall’Onu al termine della guerra del 1950-53. Sia l’attacco di lunedì che l’affondamento, in marzo, di una corvetta sudcoreana, si sono verificati lungo il confine nella porzione di mar Giallo che i coreani chiamano “mare occidentale”.
Il primo ministro cinese Wen Jiabao, sul quale molti contano per convincere la Corea del Nord alla moderazione, si è limitato a condannare “le provocazioni militari in tutte le loro forme”. Un portavoce del ministero degli esteri cinese ha aggiunto che Pechino è “preoccupata” per le manovre.
La Cina tiene quindi una posizione di equidistanza destinata a deludere chi si augura che possa esercitare un’influenza moderatrice su Pyongyang. La speranza che Pechino “contenga” la Corea del Nord è stata espressa dal presidente americano Barack Obama e il capo dello stato maggiore americano Mike Mullen ha sottolineato ieri che è “molto importante che la Cina assuma un ruolo di guida” per la ripresa dei negoziati.
I diplomatici cinesi hanno inventato e cercano di rilanciare la formula dei “colloqui a sei” – le due Coree, la Cina, gli Usa, il Giappone e la Russia – che sono interrotti dall’aprile del 2009.
Nel 2005 avevano prodotto un accordo in base al quale la Corea del Nord avrebbe rinunciato alle proprie ambizioni nucleari in cambio di massicci aiuti economici.
L’accordo si è in seguito bloccato su questioni procedurali che sono rimaste irrisolte e nel 2009 Pyongyang ha effettuato il suo secondo test nucleare.
Nel fine settimana scorso, poco prima dell’attacco contro l’isola sudcoreana, Pyongyang ha mostrato ad alcuni scienziati americani in visita un laboratorio con oltre mille centrifughe capaci di produrre una quantità di uranio arricchito sufficiente a rafforzare in modo sostanziale il suo arsenale atomico, che si ritiene sia di otto – dieci ordigni.