Coronavirus: USS, proteggere meglio la salute sul posto di lavoro
(Keystone-ATS) Dopo più di un anno di pandemia, l’USS ritiene che la protezione della salute sul posto di lavoro debba essere rafforzata. Oggi a Berna l’organizzazione ha sollecitato misure contro la disoccupazione e denunciato il dilagare del lavoro precario.
La pandemia ha “dimostrato chiaramente” fino a che punto la protezione della salute sul posto di lavoro sia inadeguata, è stato sottolineato nel corso dell’assemblea dei delegati. In particolare, il settore sanitario e quello delle case di riposo si sono trovati in situazioni “limite” a causa di programmi di risparmio applicati per molti anni come pure di errori di pianificazione “fatti per ragioni politiche”.
Maggiori controlli nelle aziende
L’USS formula diverse richieste per migliorare la situazione. In particolare, i cantoni dovrebbero avere obiettivi vincolanti riguardanti le quote di ispezione delle imprese e il numero minimo di ispettori della protezione della salute per ogni cantone. Il sindacato chiede inoltre che la Confederazione garantisca il finanziamento necessario.
In futuro, la protezione della salute e adeguati controlli dovranno essere inclusi nei contratti collettivi di lavoro (CCL). Anche la protezione dei lavoratori vulnerabili che non sono stati vaccinati contro il Covid-19 dovrà essere garantita, specialmente per coloro che non possono essere immunizzati o per i quali non è possibile una vaccinazione sicura, come le donne incinte.
Disoccupazione e lavoro precario
Per l’USS, è anche urgente combattere l’aumento della disoccupazione e il diffondersi del lavoro precario. Il numero di senza lavoro è quasi il 50% in più rispetto a prima della crisi pandemica, che ha tra l’altro portato a un ulteriore aumento del divario salariale.
Nel corso dell’assemblea, i delegati hanno invitato a respingere il referendum lanciato contro la legge Covid-19, in modo da garantire le basi necessarie alle misure di sostegno ai lavoratori e alle industrie particolarmente colpite, e hanno chiesto tra l’altro una sostituzione del 100% per i salari fino a 5000 franchi in caso di lavoro ad orario ridotto.
Il sindacato esige pure buoni salari minimi, condizioni di lavoro regolamentate e CCL vincolanti anche per i nuovi posti di lavoro che sono sorti, in particolare quelli nei servizi di corriere e nel commercio online.
Le riserve eccedenti di circa 5 miliardi di franchi provenienti dai premi delle casse malattia devono essere restituite alla popolazione per rafforzarne il potere d’acquisto e stimolare l’economia nazionale. I programmi di austerità, soprattutto a livello federale, devono essere aboliti per evitare che la disoccupazione aumenti ulteriormente.
Inoltre, dovrà continuare ad essere garantito il sostegno al settore culturale finché gli effetti negativi della crisi si faranno sentire. Infine, l’USS vuole garanzie di lavoro nelle aziende e sostegno ai giovani che hanno finito la loro formazione nella ricerca di un futuro lavoro.
Rafforzare il settore della salute
La crisi legata alla pandemia da coronavirus ha anche mostrato la necessità di più impieghi e migliori condizioni di lavoro nel settore della salute e dell’assistenza a lungo termine. L’USS chiede anche un l’introduzione di un bonus Covid per il personale pari ad almeno un mese di stipendio, oltre a più diritti e una migliore partecipazione sul posto di lavoro.
Inoltre, il sindacato chiede la fine della concorrenza “costosa e inefficiente” tra gli ospedali, e quindi l’abbandono dei cosiddetti importi forfetari per singoli casi.