La letteratura svizzera promossa a Parigi
Al Centro nazionale del libro di Parigi gli autori svizzeri protagonisti della 33esima edizione della manifestazione letteraria "Les Belles etrangères".
Con cadenza semestrale o annuale il Ministero degli Esteri francese nomina una “bella forestiera”. Ispirata nel nome a un poema di Aragon, la manifestazione “Les Belles Etrangères” nasce nel 1987 per incentivare la traduzione, pubblicazione e diffusione di opere letterarie straniere poco conosciute in Francia.
Se il fine non è da poco, il principio invece è tra i più semplici. Invitare un gruppo di scrittori rappresentativi di un paese o di un’area geografica e farli partecipare ad una serie di tavole rotonde e letture pubbliche in biblioteche, librerie e altre strutture culturali partecipanti all’iniziativa.
Quest’anno, per dodici giorni, la bella di turno è la Svizzera. Dopo aver ospitato trentadue paesi diversi, tra i quali recentemente la Bulgaria, l’Albania, la Palestina e l’America centrale, questa volta il Centro Nazionale del Libro rivolge la sua attenzione alla ricca scena letteraria svizzera. Ricca anche dal punto di vista linguistico, visto che sono ben quattro le lingue in cui scrivono i quattordici autori invitati.
Viene messa subito in luce una realtà molto complessa, che porta facilmente a chiedersi se si può parlare di letteratura svizzera quando viene a mancare quella unità linguistica che determina una letteratura nazionale. Esistono tre letterature distinte, di lingua tedesca, francese e italiana.
Il ruolo della letteratura romanda in Francia è sempre stato ambiguo. Troppo vicina e allo stesso tempo troppo ristretta, la Svizzera è stata spesso vista, almeno in campo letterario, come una specie di provincia poco esotica. E così molte figure di spicco – basti citare Jean Jacques Rousseau e Benjamin Constant – sono state praticamente inglobate alla letteratura francese, col pretesto di scrivere nella stessa lingua.
Nello scegliere i cinque autori di lingua romanda, l’organizzazione ha cercato di privilegiare coloro che non sono stati pubblicati da case editrici francesi al fine di incentivare al massimo la diffusione delle edizioni svizzere. Altro criterio importante, valido per tutti gli invitati, quello di non abitare in Francia.
Uno sforzo evidente per non perpetuare quella confusione culturale che la lingua comune ha sempre favorito. Scegliere non è mai facile. Non senza omissioni, per alcuni certamente dolorose, la scelta è ricaduta sulle poesie epurate di Anne Perrier, sulla scrittura agre dello scrittore e arbitro di calcio a tempo perso Yves Laplace, su Anne-Lise Grobety e il giovane Michel Layaz, rivelazione della manifestazione col suo “Les légataires” edito da Zoé.
Lanciata sulla scena internazionale da Frisch e Durenmatt e dalla riscoperta di Robert Walser e Ludwig Hohl, la letteratura di lingua tedesca gode certamente di maggior fortuna. Sulla scia di autori già riconosciuti a livello mondiale, come Adolf Muschg, Markus Werner e Zoe Jenny – il cui romanzo “Das Blütenstaubzimmer” è stato tradotto in 26 lingue – ad animare queste “Belles Etrangères” si aggiungono tre giovani scoperte: Peter Stamm, Jürg Schubiger e Ruth Schweickert.
Se per numero spiccano indubbiamente gli scrittori di lingua tedesca e francese il Canton Ticino non è stato certo dimenticato, come attesta la presenza di Alberto Nessi e Giovanni Orelli. Con rispettivamente già tre e quattro romanzi tradotti in francese, i due scrittori cercheranno – all’occasione dei numerosi incontri promossi dalla manifestazione – di imporre al pubblico francese la loro poetica.
Ma non è certo finita. Volendo valorizzare al massimo la varietà linguistica, i promotori hanno invitato anche un autore, Oscar Peer, di lingua romancia. Se, come lui stesso ammette, neanche i suoi fligli parlano più questa lingua, è giusto augurare che i suoi romanzi contribuiscano a preservare l’unica lingua veramente autoctona.
Per la prima volta “Les Belles Etrangères” dedica uno spazio alla letteratura per ragazzi. Ad inaugurare questa novità le deliziose avventure della mucca arancione Marta, creazione della giovane disegnatrice Albertine Zullo e di suo marito Germano, e la fantasiosa ironia dei testi di Jürg Schubiger. Un successo garantito.
Se il fine ultimo della manifestazione rimane ovviamente quello di far conoscere la letteratura svizzera al grande pubblico francese, vi è anche il piacere di far incontrare o reincontrare autori che non necessariamente hanno molte occasioni di farlo.
La serie di incontri con il pubblico inizia il 13 novembre a Brest, per poi spostarsi in numerose città francesi, Parigi in primis, Reims, Aix-en -Provence, La Rochelle, Arles e numerose altre località. In tutto cinquanta incontri in ventuno città, a prova di quanto interesse ha suscitato negli organismi ospitanti la presenza dei quattordici scrittori svizzeri.
Anne Birch
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